Galbiate: 'L'omino col cappello' parla ancora all'oggi. In una mostra

Per quasi quarant’anni ha attraversato le strade di Galbiate con il suo immancabile cappello, incontrando persone, condividendo pensieri e lasciando un segno nella vita della comunità. A dieci anni dalla scomparsa, don Olinto Garavaglia, conosciuto nel mondo artistico come Oligar, è tornato al centro del paese con «L’omino col cappello», la mostra inaugurata sabato 17 ottobre nell’Ossario della chiesa di San Giovanni Evangelista.
Foto_17-10-26,_11_05_12_AM__2_.jpg (236 KB)
L’esposizione, curata da Wilma Riva, Dario Acciaretti e Ornella Mariani, propone un percorso tra arte concettuale, scultura e fotografia, restituendo le diverse sfaccettature di un sacerdote, insegnante e artista dalla personalità originale. Un’occasione per riscoprire non soltanto le sue opere, ma anche il modo in cui guardava il mondo, cercando significati nuovi negli oggetti più semplici e nelle persone incontrate durante la vita.
Foto_17-10-26,_11_06_33_AM__2_.jpg (210 KB)
Ad accogliere l’iniziativa è stato il parroco don Alessandro, che ha raccontato di aver conosciuto la figura di don Olinto attraverso i ricordi della comunità e il libro ricevuto al suo arrivo a Galbiate, poco più di un anno fa. La mostra, ha spiegato, rappresenta un’opportunità per mantenere viva la memoria anche tra chi non lo ha conosciuto direttamente, facendo dell’arte un’occasione d’incontro.
Anche il sindaco Piergiovanni Montanelli ha ricordato don Olinto come un testimone di fede e di umanità, una persona sorridente e capace di comunicare con tutti. L’auspicio dell’amministrazione è che questa iniziativa possa aprire la strada a una maggiore conoscenza della sua produzione artistica, nella quale bellezza, spiritualità e attenzione al mondo si intrecciano.
Foto_17-10-26,_11_06_35_AM.jpg (108 KB)
A ricostruire la vita del sacerdote è stata Wilma Riva, autrice del volume biografico «Oligar. L’omino col cappello», nato dal desiderio di non lasciare nell’oblio una figura tanto singolare. Classe 1923, ordinato sacerdote nel 1949, don Olinto arrivò a Galbiate nel 1976, dove rimase per quasi quarant’anni, partecipando attivamente alla vita del paese, collaborando con associazioni e istituzioni e documentando con la macchina fotografica luoghi, tradizioni e cambiamenti.
Foto_17-10-26,_11_05_13_AM__1_.jpg (242 KB)
Accanto all’impegno pastorale e culturale, conservò sempre una particolare attenzione per i ragazzi, coinvolti anche in esperienze creative legate alla fotografia. Le sue omelie, ha ricordato Riva, attingevano alla filosofia, alla letteratura e ad altre tradizioni religiose, con un linguaggio ricco e un approccio che invitava alla riflessione senza rinunciare all’ironia. Il libro raccoglie questa complessità attraverso testi e immagini, offrendo un ritratto di un uomo che ha continuato a coltivare curiosità e stupore per tutta la vita.
Il ricavato della vendita del volume, proposto a 15 euro, sarà interamente devoluto al Fondo di Comunità di Galbiate per sostenere le esigenze educative dei ragazzi. Un modo per legare la memoria di don Olinto a un aiuto concreto per le nuove generazioni.
Foto_17-10-26,_11_06_33_AM__1_.jpg (182 KB)
Il ricordo personale di Ornella Mariani ha aggiunto un altro tassello al ritratto dell’artista. Conosciuto grazie a un’amica comune, don Olinto si era distinto soprattutto per il piacere della conversazione e per la capacità di ascoltare, affrontando liberamente argomenti diversi. Mariani ha inoltre sottolineato la qualità del lavoro di Riva, definendo il libro una testimonianza biografica e storica preziosa, arricchita da un apparato fotografico particolarmente curato.
Foto_17-10-26,_11_05_11_AM.jpg (226 KB)
Sul piano artistico, don Olinto non si considerava semplicemente pittore o scultore, ma un uomo che cercava di tradurre il proprio pensiero in forme concrete. L’utilizzo di materiali di scarto, trasformati in opere tridimensionali, diventava anche una riflessione sulla società dei consumi: ciò che veniva considerato inutile poteva acquisire un nuovo valore poetico e simbolico.
Foto_17-10-26,_11_06_16_AM__1_.jpg (175 KB)
«Era molto contemporaneo», ha osservato Mariani, ricordando come lavori realizzati negli anni Sessanta possano ancora parlare al presente. La stessa sensibilità emerge nelle fotografie scattate durante i viaggi in giro per il mondo: più che i monumenti, don Olinto cercava i volti e gli incontri, provando a cogliere l’unicità di ogni persona.
La mostra raccoglie questa pluralità di sguardi in tre sezioni: l’arte povera e concettuale, il legame con Galbiate attraverso paesaggi e luoghi di vita, e le fotografie delle persone incontrate durante i viaggi. Un percorso che racconta un artista per il quale la bellezza poteva nascondersi in un oggetto abbandonato, in un volto o in un frammento di natura.
Foto_17-10-26,_11_05_12_AM.jpg (188 KB)
Al termine dell’inaugurazione, gli organizzatori hanno ringraziato don Alessandro per aver concesso lo spazio espositivo, l’amministrazione comunale, l’assessora ai Servizi sociali Maria Butti, i collaboratori e i volontari che hanno contribuito alla realizzazione dell’iniziativa. Ai visitatori è stato inoltre messo a disposizione un quaderno per lasciare impressioni e pensieri sulle opere, proseguendo idealmente quel lavoro di testimonianza del presente tanto caro a don Olinto.

Galleria fotografica (30 immagini)

La mostra sarà visitabile sabato 17 e domenica 18 ottobre dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 17, e lunedì 19 ottobre dalle 9 alle 12, con ingresso libero.
A ricordare il senso dell’iniziativa è la frase scelta per accompagnarla, attribuita allo stesso don Olinto: «Quante cose si debbono dire per essere poi uditi quando alla fine si tace».
G.D.
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.