Gli appuntamenti di Immagimondo: una torrefazione lecchese per il caffè equo e solidale
Una cooperativa di tredici soci, sette dei quali impegnati direttamente nella gestione, dodici tonnellate annue di caffè lavorato: una torrefazione artigianale, dalla produzione limitata rispetto alla grande industria, ma ciò che conta è il risvolto sociale, vale a dire l’attenzione per i piccoli coltivatori secondo le linee del commercio equo e solidale. È la Torrefazione “La libertaria”, nome che direbbe già tanto se tale definizione non fosse stata usurpata negli ultimi anni dai liberisti estremi. E comunque origina da un progetto che si chiamava Caffè Malatesta con un richiamo a Errico Malatesta (1853-1932), tra gli storici esponenti dell’anarchismo italiano.

Nell’ambito della rassegna “Immagimondo” promossa dall’associazione “Les Cultures” e in corso con una serie di appuntamenti è stata anche prevista una visita guidata con degustazione di caffè e merenda di dolci preparati dall’Offi Coffee dell’Officina Badoni di Lecco, nella sede della Torrefazione in via Ettore Monti, la strada in territorio comunale di Galbiate che costeggia l’Adda dal Ponte Vecchio fino a Pescate.
La cooperativa è sorta recuperando i macchinari utilizzati appunto da “Caffè Malatesta”, il progetto avviato nel 2010 nell’ambito dei Gruppi di acquisto solidali attivi già dall’inizio degli anni Duemila.

A presentare l’attività della Torrefazione sono stati Edoardo Magni e Luana Giardino che hanno spiegato il “pianeta” caffè in tutta la sua complessità, partendo dall’aspetto primario e cioè la differenza tra “Robusta” e “Arabica” e le molteplici varianti legate ai singoli territori, per poi entrare nel merito del mercato e alla storia. Se il prezzo del caffè è determinate dalle Borse di Londra e New York, la produzione e il commercio rispondono a una serie di fattori differenti.
Come detto, “La Libertaria” opera secondo i principi del commercio equo e solidale e cioè garantendo i giusti guadagni ai coltivatori d’origini.
«Siamo una cooperativa autogestita – ha detto Giardino - Significa che al nostro interno non ci sono gerarchie, ma si discute assieme delle scelte da fare.»
E il risvolto non è solo commerciale ma anche politico: «Ancora oggi – ha spiegato Magni - il caffè è la seconda merce commerciata al mondo dopo il petrolio. E non dobbiamo dimenticare che il caffè è il prodotto simbolo del colonialismo europeo e poi americano. C’è dunque la consapevolezza di entrare in un settore legato alla nostra storia, al dominio di altri territori. E poi il caffè è una droga, potremmo vivere anche senza…»

Ecco, dunque, la necessità di promuovere soluzioni alternative al grande mercato, per quanto le iniziative siano appunto di piccole dimensioni, ma rappresentano comunque un seme come seme è il chicco di caffè torrefatto in via Monti.
«In questo contesto – ha proseguito Magni – ci siamo inseriti certo non da pionieri. Già altre iniziative erano state avviate in precedenza all’interno del commercio equo e solidale.»

Il principio è entrare in relazioni coi Paesi produttori, con gruppi organizzati dal basso, con cooperative di coltivatori che si associano tra loro, operando in rete con altre organizzazioni. In alcuni casi, infatti, c’è un rapporto diretto da parte della “Libertaria” con i coltivatori. In particolare, in Colombia e in Messico.
Il progetto relativo alla Colombia intende per esempio garantire la sopravvivenza di una serie di coltivatori per evitare che decidano di riconvertirsi in produttori di coca o oppio, seguendo le sirene dei narcotrafficanti. In Messico, il rapporto è con il Chapas e con gli zapatisti.

La materia prima, però, arriva anche da altri Paesi, grazie appunto all’adesione alle reti internazionali del commercio solidale: Guatemala e Honduras in America Latina, Uganda ed Etiopia in Africa, Sumatra e India in Asia.

Il 70% del caffè torrefatto a Galbiate finisce nel circuito del Gruppi di acquisto, una piccola parte venduta on line, un’altra distribuita in alcuni locali del “circuito” solidale (come appunto Offi Coffee o la Pizzeria Fiore), ma anche in qualche rifugio di montagna «dove si usa la “moka”». Impossibile pensare di competere con le grandi marche che riforniscono bar e ristoranti a cui offrono anche le macchine e che garantiscono un’assistenza costante in caso di problemi.
Nell’ambito della rassegna “Immagimondo” promossa dall’associazione “Les Cultures” e in corso con una serie di appuntamenti è stata anche prevista una visita guidata con degustazione di caffè e merenda di dolci preparati dall’Offi Coffee dell’Officina Badoni di Lecco, nella sede della Torrefazione in via Ettore Monti, la strada in territorio comunale di Galbiate che costeggia l’Adda dal Ponte Vecchio fino a Pescate.
La cooperativa è sorta recuperando i macchinari utilizzati appunto da “Caffè Malatesta”, il progetto avviato nel 2010 nell’ambito dei Gruppi di acquisto solidali attivi già dall’inizio degli anni Duemila.
A presentare l’attività della Torrefazione sono stati Edoardo Magni e Luana Giardino che hanno spiegato il “pianeta” caffè in tutta la sua complessità, partendo dall’aspetto primario e cioè la differenza tra “Robusta” e “Arabica” e le molteplici varianti legate ai singoli territori, per poi entrare nel merito del mercato e alla storia. Se il prezzo del caffè è determinate dalle Borse di Londra e New York, la produzione e il commercio rispondono a una serie di fattori differenti.
Come detto, “La Libertaria” opera secondo i principi del commercio equo e solidale e cioè garantendo i giusti guadagni ai coltivatori d’origini.
E il risvolto non è solo commerciale ma anche politico: «Ancora oggi – ha spiegato Magni - il caffè è la seconda merce commerciata al mondo dopo il petrolio. E non dobbiamo dimenticare che il caffè è il prodotto simbolo del colonialismo europeo e poi americano. C’è dunque la consapevolezza di entrare in un settore legato alla nostra storia, al dominio di altri territori. E poi il caffè è una droga, potremmo vivere anche senza…»
Ecco, dunque, la necessità di promuovere soluzioni alternative al grande mercato, per quanto le iniziative siano appunto di piccole dimensioni, ma rappresentano comunque un seme come seme è il chicco di caffè torrefatto in via Monti.
Il principio è entrare in relazioni coi Paesi produttori, con gruppi organizzati dal basso, con cooperative di coltivatori che si associano tra loro, operando in rete con altre organizzazioni. In alcuni casi, infatti, c’è un rapporto diretto da parte della “Libertaria” con i coltivatori. In particolare, in Colombia e in Messico.
Il progetto relativo alla Colombia intende per esempio garantire la sopravvivenza di una serie di coltivatori per evitare che decidano di riconvertirsi in produttori di coca o oppio, seguendo le sirene dei narcotrafficanti. In Messico, il rapporto è con il Chapas e con gli zapatisti.
La materia prima, però, arriva anche da altri Paesi, grazie appunto all’adesione alle reti internazionali del commercio solidale: Guatemala e Honduras in America Latina, Uganda ed Etiopia in Africa, Sumatra e India in Asia.
Il 70% del caffè torrefatto a Galbiate finisce nel circuito del Gruppi di acquisto, una piccola parte venduta on line, un’altra distribuita in alcuni locali del “circuito” solidale (come appunto Offi Coffee o la Pizzeria Fiore), ma anche in qualche rifugio di montagna «dove si usa la “moka”». Impossibile pensare di competere con le grandi marche che riforniscono bar e ristoranti a cui offrono anche le macchine e che garantiscono un’assistenza costante in caso di problemi.
D.C.





















