Cortenova: per i 100 anni degli alpini, allestite tre mostre
A Cortenova sono state inaugurate domenica mattina le tre mostre organizzate dal Gruppo Alpini in occasione del centenario di fondazione. Un importante momento celebrativo, dedicato alla memoria, alla storia delle Penne Nere e ai valori di solidarietà e sacrificio che da sempre contraddistinguono il mondo alpino.

Due delle esposizioni sono state allestite all'interno del salone del cineteatro. La prima, curata da Dino De Luca e intitolata “E non abbiamo ancora capito nulla”, propone una raccolta di reperti provenienti dai fronti della Grande Guerra. La seconda, “Lecco 100 anni di alpini”, ripercorre invece la storia delle Penne Nere attraverso un percorso dedicato al loro impegno e alla loro presenza sul territorio.
Per il tradizionale taglio del nastro è stato scelto Edoardo Balbiani, capogruppo degli Alpini di Casargo, presente alla cerimonia inaugurale.
La terza mostra, allestita nella sede del Gruppo Alpini di Cortenova, è dedicata alla figura di Teresio Olivelli. Proprio su di lui si è concentrato l'intervento di Giuseppe Augusto Amanti, che all'interno del cineteatro ha ripercorso la vita e le vicende del giovane alpino, diventato una delle figure più significative della Resistenza cattolica.
Amanti ha iniziato il proprio racconto dalla nascita di Olivelli, avvenuta a Bellagio il 7 gennaio 1916, da Domenico Olivelli e Clelia Invernizzi, originaria di Cremeno, in Valsassina. Ricevette un'educazione profondamente cristiana, influenzata in particolare dallo zio materno, don Rocco Invernizzi, sacerdote e importante riferimento nella sua formazione spirituale.

Trasferitosi con la famiglia a Mortara, proseguì brillantemente gli studi fino alla laurea in Giurisprudenza all'Università di Pavia. Fin da giovane si distinse per la profonda fede, il forte senso di giustizia e l'attenzione verso le persone più deboli.
Durante la Seconda guerra mondiale partì volontario per il fronte russo come ufficiale degli Alpini. Dopo l'8 settembre 1943 scelse di opporsi al nazifascismo, partecipando attivamente alla Resistenza cattolica e impegnandosi nell'organizzazione clandestina e nella diffusione del giornale «Il Ribelle».

Arrestato nel 1944, venne deportato in diversi campi di concentramento, fino a raggiungere Hersbruck, in Germania. Anche durante la prigionia continuò a distinguersi per il suo altruismo: grazie alla conoscenza della lingua tedesca riusciva ad aiutare i compagni di deportazione, condividendo con loro il poco cibo disponibile e cercando di sostenere soprattutto i più deboli.
Nel campo si trovavano 432 deportati, tra i quali dodici valsassinesi: cinque di Pagnona, tre di Casargo, tre di Premana e uno di Barzio. Secondo quanto ricordato durante l'incontro, soltanto quest'ultimo riuscì a sopravvivere. Le condizioni di vita erano drammatiche, aggravate anche dal trasferimento verso il campo legato alle attività minerarie, dove i prigionieri erano sottoposti a enormi sofferenze.
Olivelli, diventato un punto di riferimento per molti deportati, continuò fino all'ultimo a mettere in pratica i propri ideali di solidarietà e fratellanza. Morì il 17 gennaio 1945, a soli 29 anni, in seguito alle violenze subite per aver difeso un altro prigioniero.
La sua vicenda è diventata una testimonianza straordinaria di fede, coraggio e amore per il prossimo. Per il suo sacrificio e la sua testimonianza cristiana è stato beatificato il 3 febbraio 2018. È ricordato con l'appellativo di «Ribelle per amore», espressione che racchiude il significato della sua opposizione al nazifascismo e della sua profonda testimonianza cristiana. Le sue origini materne a Cremeno rappresentano inoltre un legame importante con la Valsassina e con la storia del territorio lecchese.
Durante l'incontro Amanti ha mostrato anche i 27 numeri del giornale clandestino «Il Ribelle», offrendo ai presenti l'opportunità di conoscere più da vicino uno degli strumenti attraverso cui Olivelli contribuì alla Resistenza. È stato ricordato anche il francobollo emesso in occasione della sua beatificazione, del quale Amanti ha donato una copia al Gruppo Alpini di Cortenova.

Le tre esposizioni rappresentano un'importante occasione per riscoprire pagine di storia e mantenere viva la memoria di uomini che hanno sacrificato la propria vita per gli altri. Un'iniziativa particolarmente significativa nell'anno del centenario del gruppo, che ha voluto celebrare il proprio anniversario non soltanto attraverso il ricordo della propria storia, ma anche con un messaggio rivolto alle nuove generazioni.
Le mostre resteranno aperte fino all'8 novembre, dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 17.

Due delle esposizioni sono state allestite all'interno del salone del cineteatro. La prima, curata da Dino De Luca e intitolata “E non abbiamo ancora capito nulla”, propone una raccolta di reperti provenienti dai fronti della Grande Guerra. La seconda, “Lecco 100 anni di alpini”, ripercorre invece la storia delle Penne Nere attraverso un percorso dedicato al loro impegno e alla loro presenza sul territorio.
Per il tradizionale taglio del nastro è stato scelto Edoardo Balbiani, capogruppo degli Alpini di Casargo, presente alla cerimonia inaugurale.


Trasferitosi con la famiglia a Mortara, proseguì brillantemente gli studi fino alla laurea in Giurisprudenza all'Università di Pavia. Fin da giovane si distinse per la profonda fede, il forte senso di giustizia e l'attenzione verso le persone più deboli.
Durante la Seconda guerra mondiale partì volontario per il fronte russo come ufficiale degli Alpini. Dopo l'8 settembre 1943 scelse di opporsi al nazifascismo, partecipando attivamente alla Resistenza cattolica e impegnandosi nell'organizzazione clandestina e nella diffusione del giornale «Il Ribelle».

Arrestato nel 1944, venne deportato in diversi campi di concentramento, fino a raggiungere Hersbruck, in Germania. Anche durante la prigionia continuò a distinguersi per il suo altruismo: grazie alla conoscenza della lingua tedesca riusciva ad aiutare i compagni di deportazione, condividendo con loro il poco cibo disponibile e cercando di sostenere soprattutto i più deboli.
Nel campo si trovavano 432 deportati, tra i quali dodici valsassinesi: cinque di Pagnona, tre di Casargo, tre di Premana e uno di Barzio. Secondo quanto ricordato durante l'incontro, soltanto quest'ultimo riuscì a sopravvivere. Le condizioni di vita erano drammatiche, aggravate anche dal trasferimento verso il campo legato alle attività minerarie, dove i prigionieri erano sottoposti a enormi sofferenze.

La sua vicenda è diventata una testimonianza straordinaria di fede, coraggio e amore per il prossimo. Per il suo sacrificio e la sua testimonianza cristiana è stato beatificato il 3 febbraio 2018. È ricordato con l'appellativo di «Ribelle per amore», espressione che racchiude il significato della sua opposizione al nazifascismo e della sua profonda testimonianza cristiana. Le sue origini materne a Cremeno rappresentano inoltre un legame importante con la Valsassina e con la storia del territorio lecchese.
Durante l'incontro Amanti ha mostrato anche i 27 numeri del giornale clandestino «Il Ribelle», offrendo ai presenti l'opportunità di conoscere più da vicino uno degli strumenti attraverso cui Olivelli contribuì alla Resistenza. È stato ricordato anche il francobollo emesso in occasione della sua beatificazione, del quale Amanti ha donato una copia al Gruppo Alpini di Cortenova.

Le tre esposizioni rappresentano un'importante occasione per riscoprire pagine di storia e mantenere viva la memoria di uomini che hanno sacrificato la propria vita per gli altri. Un'iniziativa particolarmente significativa nell'anno del centenario del gruppo, che ha voluto celebrare il proprio anniversario non soltanto attraverso il ricordo della propria storia, ma anche con un messaggio rivolto alle nuove generazioni.
Le mostre resteranno aperte fino all'8 novembre, dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 17.
M.A.



















