Lecco Climbing Festival: acrobazie in piazza e film, la domenica dei “Ragni”
Festival – “Lecco climbing” per la precisione – è stata denominata la tre giorni per celebrare l’ottantesimo del gruppo dei “Ragni” e festival è stato.
Tre giornate intense, da venerdì a ieri, con una serie di eventi gestiti alla perfezione che hanno da un lato rimarcato il legame tra Lecco e la montagna e dall’altro offerto un’occasione di incontro e confronto per il mondo dell’alpinismo in genere, come si sono detti il presidente dei maglioni rossi Matteo De Zaiacomo e l’alpinista agordino Manrico Dall’Agnola.

Anche la giornata conclusiva, ieri, è stata davvero una grande festa. La rassegna è entrata nel vivo nel primo pomeriggio con la “Best Trick Competition” in piazza Cermenati, disturbata dalla pioggia ma non per questo meno spettacolare.

Dopo le evoluzioni di autentici fuoriclasse, il festival si è spostato all’interno di Palazzo delle Paure per discutere sull’alpinismo di ieri e di oggi.

Un primo incontro ha visto al tavolo Luca Schiera, Simone Pederri, Andrea Pavan, Camilla Cerretti, Roberto Cappucciati. Tema, l’assalto alla Val Masino e alla Val di Mello. Si è parlato di un afflusso ormai diventato incontenibile. E sul contenimento, le amministrazioni pubbliche non sanno quali interventi adottare. Ci sono gli alpinisti storici, ci sono i sassisti e ci sono coloro che escono dalle palestre e si affollano negli luoghi più facili da raggiungere.

Ma soprattutto ci sono quelli che Cappucciati definisce i “merenderos”, le comitive che salgono per il semplice pic-nic. Il rischio è lo snaturamento dei luoghi.

Spazio poi al club degli accademici del Cai che sono gli iscritti al club alpino che praticano l’alpinismo ad alti livelli per puro diletto, senza l’idea di farne una professione. In un incontro condotto da Luca Calvi e concluso da Claudio Selvini, alcuni accademici hanno portato le loro testimonianze.

Tra di loro, Giacomo Mauri che mercoledì conseguirà la laurea magistrale in ingegneria, già “ragno” e che ha raccontato la propria esperienza: «Dopo la laurea triennale mi ero preso un anno sabbatico per dedicarmi all’arrampicata. Avevo paura: per dedicarmi alla sola arrampicata ci vogliono capacità. Ringrazio quella paura che mi ha fatto continuare a studiare perché ciò ha aggiunto pezzetti che l’alpinismo soltanto non mi avrebbe dato. Mi allenavo per le spedizioni e poi davo gli esami. Non sempre funzionava. Il mio sogno era il Changabang in Himalaya. Ci sono andato, non siamo riusciti a salire ma mi sono accorto che non c’era nessun motivo valido perché in quel momento non fossi là.»

L’attenzione si è poi spostata sulla Civetta, con la guida scritta dall’alpinista Manrico Dell’Agnola e con un film realizzato dallo stesso Dell’Agnola che ha documentato l’ascensione lungo una delle vie più difficili, la “Donnafugata”, da parte di Gianluca Genuin e Sara Avoscan, presenti al tavolo dei relatori, lei con il figlioletto addormentato in braccio che a vederla così – a noi impauriti di fronte a un terzo grado – ti sembra impossibile possa andar su per una parete verticale, arrampicandosi in libera su difficoltà da 8° con uno strapiombo di seicento e passa metri.

A conclusione della giornata, ci si è trasferiti all’oratorio San Luigi dove sono stati presentati il documentario dedicato al decano dei “ragni” Luigino Airoldi e il film “Energia vitale” diretto dal lecchese Achille Mauri e dedicato a Vitale Bramani, l’alpinista milanese che dopo una tragedia in Val Bregaglia (quando sei compagni di cordata persero la vita per le calzature inadeguate) inventò quella suola che ancora oggi usiamo e che si chiama Vibram (Vitale Bramani, appunto) e cominciò a produrla. Tra gli “attori” del film , il ragno Matteo Della Bordella chiamato a ripetere alcune delle vie aperte proprio da Bramani.


Anche la giornata conclusiva, ieri, è stata davvero una grande festa. La rassegna è entrata nel vivo nel primo pomeriggio con la “Best Trick Competition” in piazza Cermenati, disturbata dalla pioggia ma non per questo meno spettacolare.

Dopo le evoluzioni di autentici fuoriclasse, il festival si è spostato all’interno di Palazzo delle Paure per discutere sull’alpinismo di ieri e di oggi.

Un primo incontro ha visto al tavolo Luca Schiera, Simone Pederri, Andrea Pavan, Camilla Cerretti, Roberto Cappucciati. Tema, l’assalto alla Val Masino e alla Val di Mello. Si è parlato di un afflusso ormai diventato incontenibile. E sul contenimento, le amministrazioni pubbliche non sanno quali interventi adottare. Ci sono gli alpinisti storici, ci sono i sassisti e ci sono coloro che escono dalle palestre e si affollano negli luoghi più facili da raggiungere.

Ma soprattutto ci sono quelli che Cappucciati definisce i “merenderos”, le comitive che salgono per il semplice pic-nic. Il rischio è lo snaturamento dei luoghi.

Spazio poi al club degli accademici del Cai che sono gli iscritti al club alpino che praticano l’alpinismo ad alti livelli per puro diletto, senza l’idea di farne una professione. In un incontro condotto da Luca Calvi e concluso da Claudio Selvini, alcuni accademici hanno portato le loro testimonianze.

Tra di loro, Giacomo Mauri che mercoledì conseguirà la laurea magistrale in ingegneria, già “ragno” e che ha raccontato la propria esperienza: «Dopo la laurea triennale mi ero preso un anno sabbatico per dedicarmi all’arrampicata. Avevo paura: per dedicarmi alla sola arrampicata ci vogliono capacità. Ringrazio quella paura che mi ha fatto continuare a studiare perché ciò ha aggiunto pezzetti che l’alpinismo soltanto non mi avrebbe dato. Mi allenavo per le spedizioni e poi davo gli esami. Non sempre funzionava. Il mio sogno era il Changabang in Himalaya. Ci sono andato, non siamo riusciti a salire ma mi sono accorto che non c’era nessun motivo valido perché in quel momento non fossi là.»

L’attenzione si è poi spostata sulla Civetta, con la guida scritta dall’alpinista Manrico Dell’Agnola e con un film realizzato dallo stesso Dell’Agnola che ha documentato l’ascensione lungo una delle vie più difficili, la “Donnafugata”, da parte di Gianluca Genuin e Sara Avoscan, presenti al tavolo dei relatori, lei con il figlioletto addormentato in braccio che a vederla così – a noi impauriti di fronte a un terzo grado – ti sembra impossibile possa andar su per una parete verticale, arrampicandosi in libera su difficoltà da 8° con uno strapiombo di seicento e passa metri.

A conclusione della giornata, ci si è trasferiti all’oratorio San Luigi dove sono stati presentati il documentario dedicato al decano dei “ragni” Luigino Airoldi e il film “Energia vitale” diretto dal lecchese Achille Mauri e dedicato a Vitale Bramani, l’alpinista milanese che dopo una tragedia in Val Bregaglia (quando sei compagni di cordata persero la vita per le calzature inadeguate) inventò quella suola che ancora oggi usiamo e che si chiama Vibram (Vitale Bramani, appunto) e cominciò a produrla. Tra gli “attori” del film , il ragno Matteo Della Bordella chiamato a ripetere alcune delle vie aperte proprio da Bramani.
D.C.




















