Avventura dall’Alaska all’Antartide: quell’Ulisse di Luigino Airoldi. Il documentario sul decano dei Ragni

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Un documentario su Luigino Airoldi, 95 anni e vispissimo decano dei “Ragni”, da presentare al prossimo Trento Film Festival, la rassegna cinematografica dedicata alla montagna e all’alpinismo. Il trailer ha introdotto l’affollatissima serata conclusiva del Lecco Climbing Festival che ha tenuto banco in quest’ultimo fine settimana a Lecco per celebrare gli ottant’anni dei “maglioni rossi”.
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«Luigino Airoldi – ha detto il presidente dei “ragni” Matteo De Zaiacomo – è una persona molto speciale. È parte dei maglioni rossi che indossiamo, ci ha insegnato a vivere sempre con un sorriso.»
Il trailer è parte dell’intervista allo stesso Airoldi che, tra le altre cose, dice: «Se non hai la passione certe cose non le fai». E parla al presente: «Mentalmente, ogni volta che devo andare su una montagna, mi preparo. Mio padre mi diceva che la prima cosa in montagna è la testa, le gambe e le braccia vengono dopo, ma se non hai la testa non vai da nessuna parte.»
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Il documentario è ancora in fase di preparazione. La regista lecchese Nicoletta Favaron ha spiegato di pensare a questo film da almeno quattro anni ma di essere rimasta in sospeso per la mancanza della persona giusta con cui collaborare, fino all’anno scorso quando ha condiviso il progetto con Klaus Dell’Orto. Il film è ancora in cantiere: dopo l’intervista ad Airoldi, si comincerà a girare alla fine di novembre per completare il lavoro a dicembre, così che la pellicola potrà essere pronta a maggio per il festival trentino.
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«È un film – le parole di Dell’Orto – che racconta la storia di una vita piena, con tanti valori che condivido. Ed è un film che spero possa essere di ispirazione per chi lo guarda. Un film non sul passato ma su futuro dell’alpinismo, perché ci sia ancora voglia di cercare qualcosa di nuovo anche in mondi ignoti, voglia di sognare qualcosa che non c’è ancora.».
Il film non racconta l’intera carriera alpinistica di Airoldi. Perchè un film o un libro non basterebbero, per dirla con Zaiacomo.
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Favaron ha spiegato che ci si è concentrati sul 1970, su una vicenda che ha dell’incredibile: prima la salita sul monte Hubbard in Alaska, al confine tra Stati Uniti e Canada, e poi la “missione” in Antartide. Era andata così: nel maggio di quell’anno, Airoldi guidò una spedizione dei Ragni alla conquista dell’Hubbard. Le condizioni meteorologiche furono terribili. Quattro compagni di cordata decisero di “mollare”. Luigino no, salì in vetta da solo e poi ridiscese in una tempesta che ne rallentò il cammino, tanto che fu dato per disperso. Poi il rientro a New York e quindi la prospettiva di tornare in Italia. Ma nel frattempo, un funzionario del ministero della marina gli telefono chiedendogli se volesse imbarcarsi per una missione in Antartide: «Mi diede tempo tre giorni per rispondere – ha ricordato Airoldi - Ma al secondo giorno ero in viaggio per l’Antartide. Il funzionario mi aveva detto di non preoccuparmi, che avrebbe avvisato lui, mia moglie. Ma non lo fece.» 

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E finì che durante la navigazione verso il Polo Sud, l’imbarcazione venne data per dispersa, come ha ricordato Favaron: «Oggi si naviga e ci si collega ai satelliti, allora non era così, per giorni e giorni un’imbarcazione non poteva contare su ponti radio.»
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«Nel film – ha proseguito la regista – parliamo di tanti argomenti: di alimentazione per esempio: di come ci si alimentava allora durante una spedizione e di come ci si alimenta oggi. Si parla di mente e di famiglia: tanti argomenti con la speranza di raggiungere un pubblico il più vasto possibile. Del resto, è previsto che la distribuzione sarà capillare.»
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Da parte sua Airoldi ha rimarcato l’orgoglio di essere “ragno”, di non avere partecipato a spedizioni con altri, fedele per la vita dunque ai maglioni rossi, Ha ricordato quei giorni del 1970, la traversata dell’Oceano verso l’Antartide: «Il mare è come una scalata estrema. Per me, poi, che non avevo mai navigato, nemmeno sul lago di Lecco.»
D.C.
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