Lecco: l'Enigmistica al Festival Treccani con Bartezzaghi
Al Festival Treccani della Lingua Italiana 2026, il linguaggio non è solo materia di studio o strumento di comunicazione, ma anche terreno di gioco. Domenica pomeriggio, presso la Sala Conferenze a Palazzo delle Paure, si è tenuto l’incontro con Stefano Bartezzaghi, uno dei massimi esperti e divulgatori della cultura enigmistica in Italia.
Dialogando con Paolo di Paolo, Bartezzaghi ha presentato il suo libro “Enigmistica”, ripercorrendo il suo singolare percorso formativo e professionale nonché svelandone gli aneddoti alla base della struttura dello stesso volume.

Cresciuto in una famiglia già legata al mondo dei giochi di parole, Bartezzaghi si è formato al DAMS di Bologna a partire dal 1981. L’incontro con Umberto Eco, all’epoca reduce dal successo de “Il nome della Rosa”, le sollecitazioni dell’amico e collega Paolo Fabbri sulla stesura di una tesi sull’enigmistica, sono stati snodi cruciali per la sua carriera.

Altro momento chiave risale al 2003, quando Tullio De Mauro lo invitò a Palermo in occasione dei cinquant'anni della storia linguistica italiana. In quel contesto di illustri linguisti, Bartezzaghi provocò la platea sostenendo che l'enigmistica fosse un'esperienza linguistica fondamentale per la massa dei parlanti. Da quella provocazione, sollecitata poi da figure come Luca Serianni e Raffaele Simone, nacquero prima le voci per l'Enciclopedia dell'Italiano Treccani e infine la struttura di questo libro, che si presenta come un itinerario completo attraverso le forme del gioco linguistico, che spazia dagli anagrammi e dai palindromi fino alle barzellette, ai rebus e agli scioglilingua. Il testo si distingue anche per un dettaglio curioso, ovvero la presenza di un acrostico sulla bandella di copertina, a testimonianza del carattere ludico e rigoroso dell'opera.

Bartezzaghi ha svolto un ruolo da vero e proprio pioniere, trasformando l’enigmistica da passatempo popolare a oggetto di indagine scientifica e culturale. Per anni la passione per i rebus o per le parole crociate è stata vissuta quasi come un piacere celato da parte di molti intellettuali. Lo stesso Eco era profondamente affascinato da anagrammi e giochi di parole, tantoché arrivò a creare complessi romanzi in anagramma dedicati a grandi autori come Moravia o Pasolini. O Primo Levi, autore a sua volta di raffinati anagrammi e palindromi, tra cui il celebre racconto “Calore vorticoso” apparso nel 1975 su Tuttolibri, e inventore di un originale bifronte bilingue leggibile sia in inglese che in italiano. E tanti altri: Roberto Benigni, Francesco Guccini, Roberto Vecchioni, i Baustelle, Elio e le Storie Tese, Rita Pavone, Ciriaco De Mita e il giurista Pietro Ichino, noto solutore di rebus e autore di volumi dedicati alla materia.

Considerando poi i nostri giorni, parentesi doverosa anche sull’avvento degli algoritmi e dell'intelligenza artificiale: a questo proposito, Bartezzaghi ha voluto rivendicare con forza il valore dell'ambiguità linguistica. Se la tecnologia tende a ridurre il linguaggio a codici univoci per renderlo comprensibile alle macchine, il gioco enigmistico e il doppio senso rappresentano una virtù esclusivamente umana. Citando Giuseppe Pontiggia, l'autore ha ricordato il piacere di scegliere le parole meno belle per far loro fare festa, rivendicando l'osservazione e l'ascolto dei fenomeni linguistici rispetto alla mera sanzione o censura.
Le parole di Bartezzaghi all’incontro del Festival Treccani hanno mostrato come l'enigmistica non sia un banale esercizio mnemonico, ma un'esplorazione profonda e divertita delle possibilità della nostra lingua: un filo teso tra logica, creatività e passione intellettuale.
Dialogando con Paolo di Paolo, Bartezzaghi ha presentato il suo libro “Enigmistica”, ripercorrendo il suo singolare percorso formativo e professionale nonché svelandone gli aneddoti alla base della struttura dello stesso volume.

Cresciuto in una famiglia già legata al mondo dei giochi di parole, Bartezzaghi si è formato al DAMS di Bologna a partire dal 1981. L’incontro con Umberto Eco, all’epoca reduce dal successo de “Il nome della Rosa”, le sollecitazioni dell’amico e collega Paolo Fabbri sulla stesura di una tesi sull’enigmistica, sono stati snodi cruciali per la sua carriera.

Altro momento chiave risale al 2003, quando Tullio De Mauro lo invitò a Palermo in occasione dei cinquant'anni della storia linguistica italiana. In quel contesto di illustri linguisti, Bartezzaghi provocò la platea sostenendo che l'enigmistica fosse un'esperienza linguistica fondamentale per la massa dei parlanti. Da quella provocazione, sollecitata poi da figure come Luca Serianni e Raffaele Simone, nacquero prima le voci per l'Enciclopedia dell'Italiano Treccani e infine la struttura di questo libro, che si presenta come un itinerario completo attraverso le forme del gioco linguistico, che spazia dagli anagrammi e dai palindromi fino alle barzellette, ai rebus e agli scioglilingua. Il testo si distingue anche per un dettaglio curioso, ovvero la presenza di un acrostico sulla bandella di copertina, a testimonianza del carattere ludico e rigoroso dell'opera.

Bartezzaghi ha svolto un ruolo da vero e proprio pioniere, trasformando l’enigmistica da passatempo popolare a oggetto di indagine scientifica e culturale. Per anni la passione per i rebus o per le parole crociate è stata vissuta quasi come un piacere celato da parte di molti intellettuali. Lo stesso Eco era profondamente affascinato da anagrammi e giochi di parole, tantoché arrivò a creare complessi romanzi in anagramma dedicati a grandi autori come Moravia o Pasolini. O Primo Levi, autore a sua volta di raffinati anagrammi e palindromi, tra cui il celebre racconto “Calore vorticoso” apparso nel 1975 su Tuttolibri, e inventore di un originale bifronte bilingue leggibile sia in inglese che in italiano. E tanti altri: Roberto Benigni, Francesco Guccini, Roberto Vecchioni, i Baustelle, Elio e le Storie Tese, Rita Pavone, Ciriaco De Mita e il giurista Pietro Ichino, noto solutore di rebus e autore di volumi dedicati alla materia.

Considerando poi i nostri giorni, parentesi doverosa anche sull’avvento degli algoritmi e dell'intelligenza artificiale: a questo proposito, Bartezzaghi ha voluto rivendicare con forza il valore dell'ambiguità linguistica. Se la tecnologia tende a ridurre il linguaggio a codici univoci per renderlo comprensibile alle macchine, il gioco enigmistico e il doppio senso rappresentano una virtù esclusivamente umana. Citando Giuseppe Pontiggia, l'autore ha ricordato il piacere di scegliere le parole meno belle per far loro fare festa, rivendicando l'osservazione e l'ascolto dei fenomeni linguistici rispetto alla mera sanzione o censura.
Le parole di Bartezzaghi all’incontro del Festival Treccani hanno mostrato come l'enigmistica non sia un banale esercizio mnemonico, ma un'esplorazione profonda e divertita delle possibilità della nostra lingua: un filo teso tra logica, creatività e passione intellettuale.
D.R.





















