Calolzio: ritorno al Medioevo tra le mura del Monastero del Lavello

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Per un pomeriggio, a Calolziocorte, il tempo è sembrato tornare indietro. Sotto i porticati del convento, fra le pietre antiche, i chiostri e il sagrato, sabato sono riecheggiati canti sacri, racconti in dialetto e melodie affidate a cornamuse, flauti, lire e strumenti medievali. Non una semplice visita guidata, ma un percorso immersivo che ha trasformato il Monastero di Santa Maria del Lavello in uno spaccato vivente del Medioevo.
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A fare da filo conduttore è stata la storia del luogo, raccontata attraversando i suoi diversi ambienti. Passo dopo passo, le spiegazioni delle guide si sono intrecciate alle performance teatrali e musicali, permettendo ai visitatori di avvicinarsi non soltanto alle vicende del santuario e del convento, ma anche alle atmosfere che nei secoli ne hanno accompagnato la vita.
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L’Ensemble Vocale Antiqua Laus

Nel monastero, le voci dell’Ensemble Vocale Antiqua Laus hanno riportato alla luce i canti dei Servi di Maria, tratti da manoscritti del Quattrocento. Le note, raccolte fra le mura della chiesa, hanno evocato la presenza dei frati giunti da Bergamo alla fine del XV secolo e la devozione cresciuta attorno alla fonte miracolosa.
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Angelo Rusconi

“Fra queste mura la storia del Lavello affonda le proprie radici ben prima della costruzione dell’attuale convento" è stato raccontato. "Intorno all’anno Mille, nell’area sorgeva un castello, circondato da campi e da un piccolo insediamento di contadini e pescatori. Purtroppo però, sul finire del secolo le battaglie che sconvolsero la piana del Lavello portarono alla distruzione del castello”.
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Laura Valsecchi

Il viaggio nel tempo è proseguito con la guida Laura Valsecchi, la quale ha raccontato che “dopo la sua distruzione e la pace di Lodi del 1454, l’Adda divenne confine fra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia. Nel 1510 iniziò la costruzione dell’odierno convento e le buone rendite consentirono anche di creare due dormitori, il refettorio, nuovi porticati e porzioni del chiostro”.
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Fabio Bonaiti

A contribuire nella narrazione sono state anche le parole di Fabio Bonaiti, il quale ha raccontato come “nel 1438 iniziarono ad affluire alcuni eremiti. Si narra che uno di loro, di nome Jacopino, dovette costruire una chiesa più ampia. Fu durante quei lavori che, nell’aprile del 1480, di sotto a un’antica sepoltura, scaturì improvvisamente una fonte. La voce si diffuse ben presto e qualche tempo dopo venne al Lavello una madre con il figlio completamente paralizzato il quale, dopo essere stato immerso nella fonte, iniziò a camminare!”
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Sul sagrato, invece, il tono si è fatto più popolare: racconti da giullari e parole in dialetto, affidate all’attrice Ancilla Oggioni, hanno restituito il volto quotidiano di un’epoca fatta di fede, leggende e narrazione orale.A rendere ancora più vivido il viaggio nel passato sono stati i rievocatori di Brianza Medievale, con la loro Compagnia del Corvo. Abiti, oggetti e postazioni storiche hanno popolato gli spazi del convento come presenze riemerse da un’altra epoca.
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Il percorso si è concluso nel chiostro minore con un aperitivo accompagnato ancora una volta dalla musica. Al Ensemble Alnus Lyra il compito di creare un’atmosfera unica grazie cornamuse, percussioni, flauti, oud, citola, symphonia e lyra. Suoni insoliti e profondi, capaci di riempire il chiostro e di confondersi con il fruscio degli alberi e il passo dei visitatori.
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Sulla sinistra, l'attrice Ancilla Oggioni con un gruppo di volontari

È proprio in quell’ultima immagine che si è raccolto il senso del pomeriggio: il monastero non come monumento immobile, ma come luogo vivo, attraversato ancora dalle storie di chi lo costruì, lo abitò e lo raggiunse nei secoli.

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L'appuntamento di sabato al Lavello ha aperto il MedFest, il festival della cultura medievale in Lombardia, giunto alla sua quinta edizione (QUI il programma completo).
M.E.
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