Il nuovo corso della Sagra delle Sagre commentato... dagli standisti

Non è più la Sagra delle Sagre di una volta. Con la passata gestione, la constatazione, nata come una critica, era stata trasformata, cogliendone l'accezione positiva, a motto, per affermare la capacità dell'evento di adattarsi al mutare del contesto storico. Con l'edizione 2026, il "fierone" estivo della Valsassina, ha cambiato faccia, con la Comunità Montana che ha affidato l'organizzazione ad una nuova società che, senza snaturare la manifestazione, ha cominciato a ri-plasmarla a proprio piacimento.
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E si vede, già dalla disposizione a "S" degli stand e dal "contorno", tra piazze, arene, tende da spiaggia e "chioschi" vari che, brandizzati Aperol e Heineken, strizzano l'occhio (anche) ad una clientela più giovanile, da aperitivo (6 euro uno Spritz per nulla annacquato, anzi!) e birretta. Ma come il pubblico ha accolto le novità introdotte? E come sta andando questa Sagra delle Sagre 2026? Lo abbiamo chiesto a chi incarna il volto dell'evento: gli esercenti che, anche a questa edizione 60 + 1, hanno scelto di esserci. A cominciare dalle realtà local, il cui numero è tornato, su spinta anche della politica, a salire, nel tentativo, sposato anche plasticamente dai nuovi gestori mettendo i valsassinesi prevalentemente al centro dell'area espositiva, di ricreare una vetrina per il territorio.
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Quello di "Premana Futura" è il primo banco in cui ci si imbatte accedendo all'area mercatale dal lato Fornace. Forbici, coltelli e affini riempiono una piazza extra large. "I cambiamenti sono sempre da valutare ma è bello vedere qualcosa di nuovo" ci viene detto dalla venditrice, collegata in diretta social con i propri followers. Anche questo, al giorno d'oggi, è marketing. "Non siamo abituati ad essere subito all'ingresso, può essere positivo come no" aggiunge, ricordando come suo padre sia presente alla Sagra delle Sagre dalla prima edizione e come di fatto non manchino tutte le coltellerie della zona. "Ci sono anche i formaggi, si aspettano anche altri" aggiunge ancora circa la sfida di riportare le imprese a chilometro zero in fiera. Anche se, sottolinea, agosto è un mese in cui chi lavora in Valle è sotto pressione. La Sagra resta "un biglietto da visita, un modo per farci conoscere e magari far tornare qualche turista in periodi diversi dell'anno". 
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"Sta andando bene" dichiarano, sempre per restare nel settore, allo stand di "Pomoni", altra realtà premanese produttrice di lame. "E' cambiato quasi tutto e le novità fanno sempre un po' paura ma i conti si fanno solo alla fine. All'inizio - ci viene riferito, interpretando il pensiero dei clienti - si sentono un po' disorientati, ma anche queste critiche possono essere un input per migliorare dalla prossima edizione". 

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Chi invece boccia sonoramente la nuova gestione è la regina dei caviadini, parlando di "disorganizzazione totale". "Non ci si improvvisa organizzatori di eventi" tuona Marta Gianola, furiosa per un problema di allacciamento dell'acqua ed in generale per come sono andati i primi giorni di Sagra. "Ho lavorato di più negli anni del Covid" dichiara alla sua tredicesima presenza, con il banco dei dolci tipici della Valsassina, alla fiera agostana. 
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"I giorni sono tanti e gli orari impegnativi: bisogna essere qui alle 9 per prepararsi all'apertura e si resta fino alle 23. Dalle 12 alle 16 fa molto caldo e l'affluenza si spegne", l'analisi, sul fronte dei lavoratori, proposta dallo stand della Carozzi Formaggi, "un'istituzione", come si autodefiniscono, rimarcando come l'essere presenti è più che altro un modo per promuovere il territorio e l'azienda. E di vetrina pubblicitaria parla anche il "boss" del banco della "Gildo", altra azienda casearia della Valle che non ha bisogno né di presentazioni né tanto meno di far incasso a Pratobuscante. "L'anno scorso non c'eravamo, siamo tornati e abbiamo fatto le cose in grande", la sottolineatura con riferimento all'allestimento.
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Quarto anno consecutivo alla Sagra delle Sagre, invece, per Ciresa, apicoltore di Primaluna, arrivato all'evento rilevando un collega di Taceno. "Essere in due non conveniva a nessuno" spiega la moglie, toccando un tema, quello dell'unicità del prodotto, che fa storcere il naso a venditori di salumi e formaggi venuti da fuori e... per vendere. "C'è troppa concorrenza" ci dicono da uno stand di prodotti bergamaschi. "La gente gira ma sono pochi quelli che comprano" sottolinea un collega. Di diverso avviso il banconiere di Lanzo torinese: "arriviamo qui dopo tre mesi di stop per il caldo. E' il nostro decimo anno a Pasturo e onestamente veniamo perché rende, ci siamo fatti una nostra clientela. Anche se, ovviamente, i nostri prodotti vanno meglio alle sagre invernali". 
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Ha scelto di diversificare per distinguersi Angelo della Macelleria Sant'Ambrogio di Lecco che al salame locale ha affiancato bresaole di coccodrillo, zebra e canguro… "La gente è stufa di andare alle fiere e trovare sempre gli stessi prodotti offerti sempre dagli stessi venditori che a loro volta comprano dai soliti quattro grossisti del territorio" la sua convinzione, nell'approcciarsi per la prima volta alla Sagra.
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Tra gli esordienti del nostro territorio anche Cascina don Guanella e il Centro agricolo valsassinese, cooperativa avviata recentemente da 9 soci, da Ballabio a Primaluna, che a settembre, in zona, aprirà il suo spaccio. "Nuovo" anche lo stand monotematico specializzato in camicie "rimbalzato" nelle precedenti edizioni come pure quello con leccornie tirolesi (anche se un qualcosa di analogo era già presente) arrivato in Valsassina con il passaparola tra espositori. Stessa "strada" che ha portato a Pasturo "Brividi cosmetici", venuto in contatto con la nuova gestione alla fiera di Rho. 
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"La gente deve girare un po' ma poi ci ritrova", commentano, invece, dal banco delle olive, presenza fissa, come pure i colleghi specializzati in taralli che si fanno portavoce dei loro clienti habitué: "c'è chi dice che la nuova disposizione è troppo dispersiva e chi la approva. Da migliorare forse l'accessibilità per i disabili: sentiamo lamentele per le difficoltà a salire e scendere dalle passerelle non essendoci un percorso lineare". 
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"Dove ci mettono non cambia: dopo 25 anni i nostri clienti arrivano sempre", la chiosa di un "grande vecchio" come il Nespoli dei funghi. 
Del resto l'esperienza è anche questo: la certezza di ritrovare colonne, tra qualche novità, anche quando si perde l'orientamento in una "S" simbolo - da interpretare - della Sagra delle Sagre.
A.M.
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