Specchio riflesso e la sicurezza diventa cieca

Quello accaduto ieri mattina in pieno centro a Lecco è un episodio grave.
Un episodio di violenza che non dovrebbe accadere e che, comprensibilmente, alimenta preoccupazione tra i cittadini.

Ma proprio per questo servirebbe una cosa che in queste ore sembra mancare: senso di responsabilità.

Non c'è bisogno di trasformare un episodio grave in una "violentissima rissa" se, per fortuna, non c'è stato contatto fisico e la Polizia è intervenuta prontamente. 

Non è minimizzare: è raccontare i fatti per quello che sono.

E soprattutto non serve trasformare ogni episodio in un nuovo capitolo della campagna elettorale.

Leggere dichiarazioni di esponenti della precedente maggioranza che attaccano quella attuale, o come il post dell'ex assessora alla Sicurezza che oggi, dai banchi della minoranza, utilizza gli stessi argomenti e gli stessi toni che contestava quando amministrava, lascia francamente perplessi.

Non perché non si debba criticare. L'opposizione deve farlo.
Ma perché la sicurezza dei cittadini non può diventare un pallone da rimbalzo tra maggioranza e opposizione.

Se ieri la sicurezza non poteva essere risolta dalla sola Amministrazione comunale, perché molte competenze appartengono a Prefetto, Questore e Forze di polizia, allora vale anche oggi.
Checché ne diceva qualcuno.

Se ieri si sosteneva che certi fenomeni avevano cause profonde e richiedevano interventi complessi, vale anche oggi.

E se oggi la nuova amministrazione ha promesso che la sicurezza sarebbe stata una priorità, ha il dovere di dimostrarlo.

Ma due mesi non possono produrre miracoli, soprattutto su problemi che non sono nati due mesi fa.

Perché a Lecco, negli ultimi anni, episodi di violenza ci sono stati in centro come nei rioni, sul viale Turati, sotto il Comune, negli androni dei condomini, in piazza della stazione... Ci sono state risse vere, accoltellamenti e, purtroppo, anche una vittima.

Ma non serve fare l'elenco per stabilire chi abbia più sassolini da togliersi dalle scarpe.
E nemmeno serve ricordare le dichiarazioni infelici di chi dai banchi consigliari ha minimizzato comportamenti violenti definendoli quasi delle "ragazzate con la birretta".

Il problema è esattamente questo: continuare a giocare al passato mentre i cittadini vivono il presente.

La sicurezza non è una medaglia da appuntarsi quando le cose vanno bene e una colpa da attribuire all'avversario quando vanno male.

E attenzione anche a un'altra cosa: invocare sicurezza non può significare automaticamente invocare più repressione cieca 

SERVONO certamente controllo, presidio del territorio e interventi adeguati quando la violenza si manifesta. 

MA SERVONO anche - e direi soprattutto - prevenzione, ascolto, educazione, dialogo, presenza e capacità di intervenire sulle cause.
O i giovani, le istituzioni di maggioranza e minoranza di oggi, li danno per persi?

Sono percorsi più difficili, meno spettacolari e certamente meno spendibili sui social. 

Ma sono quelli che possono produrre risultati duraturi. E sono un dovere civico di una società e comunità seria.

Oggi, quindi, non servono né proclami né rimpalli di responsabilità.

Serve che chi governa faccia la propria parte.
Serve che chi sta all'opposizione faccia la propria, senza trasformare ogni episodio in una nuova campagna elettorale.
Serve che Prefettura, Questura, Forze dell'ordine e istituzioni locali collaborino.

E serve soprattutto ricordarsi di una cosa molto semplice:
in mezzo al ping pong tra amministratori, ex amministratori e partiti ci sono, e restano, i cittadini.

Sono loro che non devono assistere a due spettacoli indecenti: quello della violenza nelle strade e quello, altrettanto desolante, della politica che si rimbalza le responsabilità e gioca a "specchio riflesso"

La sicurezza è una cosa troppo seria per essere usata come arma elettorale perenne 
E oggi, più che sassolini dalle scarpe, servono soluzioni.
Paolo Trezzi
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