Piani di Artavaggio: rubata una bandiera dal Sassi Castelli, era quella della spedizione al K2
Mentre si plaude (pur non all'unanimità) all'iniziativa di un escursionista salito appositamente in Grignetta per rimuore gli adesivi che "imbrattavano" il bivacco Ferrario, dalle alture lecchesi si leva un altro grido di sdegno. Il gestore del Rifugio Sassi Castelli ai Piani di Artavaggio parla, senza giri di parole, di un atto "vile e ignobile" nel dar notizia di ciò che è avvenuto sabato all'interno dell'iconico edificio rosso costruito dalla Società Escursionisti Lecchesi nel 1926, bruciato per rappresaglia dai nazi-fascisti e "ritirato su", a guerra appena finita, quale luogo di accoglienza per i tesserati e per quanti, per sciare d'inverno o per cercare refrigerio d'estate, salivano e salgono ancor oggi lassù, a 1.670 mt, dove la neve ormai non cade più così copiosa ma ancora, anche in questa stagione, si respira.
Qualcuno, senza dar nell'occhio, ha staccato dalla parete della sala Fiocchi, una bandiera. Che, evidentemente, non era una bandiera qualsiasi. Il vessillo sparito è infatti quello che tra il maggio e il giugno del 2004 ha accompagnato una spedizione del CAI al K2. Un ricordo, non di poco conto, avendo sventolato su una delle vette simbolo dell'alpinismo mondiale. E riportando inoltre tutte le firme dei 21 componenti della spedizione e di tutti i compagni di avvenutura incontrati poi al Campo Base. "Degli autori di tale ignobile atto non abbiamo prove" chiariscono dal Rifugio. "Ma certezze sì. E la speranza che abbiano il coraggio di restituircela".
Si è sempre in tempo per tornare sui propri passi, insomma. Anche in montagna, con tutta la fatica del caso dell'ammettere l'errore.

Nel mentre, come dicevamo, c'è chi gioisce (e chi si chiede che diritto avesse di fare ciò che ha fatto) per il gesto di Michael Cogliati che, come raccontato sui social, ha dedicato 4 ore del proprio tempo per rimuovere gli adesivi dal Bivacco della Grignetta. Dopo essere stato a sua volta tra quelli che ne avevano appiccato uno, tempo addietro. "Poi con il passare degli anni mi sono reso conto che quel gesto ripetuto da tutti quanti gli escursionisti ha reso il bivacco uno scempio" racconta.

"Tra i vari adesivi rimossi, mi sono imbattuto quelli di alcuni CAI, se nemmeno loro hanno rispetto per la montagna e non sono loro i primi a divulgare la buona educazione e l'amore del luogo in cui siamo, allora non c'è speranza. Spero che chi salirà prossimamente possa gustare la montagna come un luogo puro e incontaminato, la sua bellezza e sua natura. Se proprio volete lasciare un segno lasciate più pulito di come avete trovato. Buona montagna a tutti".

La bandiera rubata al Sassi Castelli
Qualcuno, senza dar nell'occhio, ha staccato dalla parete della sala Fiocchi, una bandiera. Che, evidentemente, non era una bandiera qualsiasi. Il vessillo sparito è infatti quello che tra il maggio e il giugno del 2004 ha accompagnato una spedizione del CAI al K2. Un ricordo, non di poco conto, avendo sventolato su una delle vette simbolo dell'alpinismo mondiale. E riportando inoltre tutte le firme dei 21 componenti della spedizione e di tutti i compagni di avvenutura incontrati poi al Campo Base. "Degli autori di tale ignobile atto non abbiamo prove" chiariscono dal Rifugio. "Ma certezze sì. E la speranza che abbiano il coraggio di restituircela".
Si è sempre in tempo per tornare sui propri passi, insomma. Anche in montagna, con tutta la fatica del caso dell'ammettere l'errore.

Gli adesivi prima della rimozione


Il bivacco ripulito





















