ASST Lecco: dalle vespe al conservante della pittura, tutte le allergie anche strane di cui si occupa Medicina del lavoro
Soltanto sabato scorso un 83enne è stato soccorso in "codice rosso", dunque di massima gravità, dopo essere stato punto da una vespa in quel di Sueglio, con l'attivazione, in considerazione delle sue condizioni e delle difficoltà logistiche nel raggiungerlo nel piccolo comune della Valvarrone, dell'eliambulanza, in supporto ai mezzi "di terra" messi in strada dall'AREU. Una reazione allergica, neanche a dirlo, la ragione del suo star male. Con la causa, facilmente individuabile.
Non così per la signora che, qualche tempo fa, rientrata in casa dopo aver fatto ritinteggiare da un imbianchino l'appartamento, ha iniziato a sviluppare una brutta dermatite su viso, collo, braccia. Le parti esposte insomma per dirla come da referto medico. E' servito un po' ai professionisti della Struttura Complessa Medicina del Lavoro dell'ASST di Lecco per arrivare a individuare il fattore scatenante. Prova e riprova, i camici bianchi del Manzoni sono arrivati a “isolare”, dopo aver focalizzato l'attenzione sulla pittura e dopo aver recuperato anche le schede tecniche del prodotto utilizzato, un conservante - utilizzato, ironia della sorte, anche in oli e creme per il corpo e l'igiene personale - quale "colpevole" di quella che tecnicamente rientra tra le “Airborne contact dermatitis”.

Un brutto eczema, invece, quello sviluppato da un paziente diabetico risultato poi allergico… al polipropilene - un polimero termoplastico derivato dal petrolio, molto versatile e leggero - contenuto nel cerotto adesivo con cui gli era stato fissato il microinfusore che, da una parte, gli permetteva dunque di tener regolata la glicemia e dall'altra lo tormentava tra rossore e prurito.
Di casi comuni e di situazioni assai particolari si occupa dunque l'equipe guidata dalla dottoressa Eleonora Valsecchi, nell'ambito degli ambulatori di allergologia generale e di allergologia professionale. Il primo ramo, con attività articolata sul presidio lecchese e sul San Leopoldo Mandic di Merate, è affidato alle dottoresse Francesca Cappiello e Eleonora Bono, quest’ultima di fresca assunzione dopo il pensionamento, mesi fa, della collega Nadia Dorigo, figura storica tra le file dell'ASST.

Si occupano in prevalenza di test per allergie ad inalanti (940 quelli rendicontati nel 2025), alimentari (poco meno di 500) ed al veleno di imenotteri (meno di 50) nonché delle terapie desensibilizzanti. 660 i "vaccini" per aero-allergeni inoculati lo scorso anno, a cui aggiungere altre cento dosi circa per le punture di vespe, calabroni e simili, includendo anche chi viene "protetto" per questioni lavorative, come apicoltori, giardinieri, operatori ecologici...
Un'ottantina, poi, i pazienti sottoposti a terapia con anticorpi monoclonali per orticarica cronica e asma grave, altra patologia, quest'ultima di cui si occupano le due dottoresse insieme alla rinosinusite e alla poliposi nasale.

Tornando alle allergie, circa 1.500 i test epicutanei a lettura ritardata (i così detti patch-test) somministrati nel 2025, per all'incirca 500 pazienti in carico invece all'ambulatorio "professionale" seguito, dal primario e dai dirigenti medici Marco Leoni, Luca Piloni e Andrea Pirola, supportati dal chimico della Struttura, Fabio Bonacina. Vengono eseguite serie standard e serie aggiuntive, professionali e non, anche estemporanee se necessario, testando allergeni forniti dal lavoratore, dopo averne acquisito campioni e le relative schede di sicurezza (se previste).
Parrucchieri, panettieri, metalmeccanici e operatori sanitari le categorie più "attenzionate", con i conseguenti adempimenti medico legali laddove necessario in caso di diagnosi di malattia professionale. Uno sfogo sulla pelle, l'elemento, solitamente, di partenza. E se, come racconta la dottoressa Valsecchi, fortunatamente, si vedono meno dermatiti scatenate dal cemento nei muratori rispetto ad una volta, a riprova di come anche nei produttori ci sia un po' più di attenzione, non mancano anche per questo ambulatorio casi che sembrano rompicapo. Come quello di un'infermiera - dipendente tra l'altro di altro ospedale - arrivata al Manzoni con rossori sulle mani scatenati dall'utilizzo di un tipo particolare di guanto in sala operatoria. "Abbiamo chiesto - racconta la Direttrice della Struttura - alla casa produttrice di fornirci un report del contenuto e ci sono stati inviati anche dei campioni. Alla fine abbiamo scoperto che a provocare la reazione allergica era un additivo". Uno specifico additivo. A cui evidentemente la malcapitata si era sensibilizzata. Come il fornaio che dopo anni al prestino si allergizza alla farina. Ma con l'alternativa più facile da trovare per lei rispetto che per il panettiere.
Non così per la signora che, qualche tempo fa, rientrata in casa dopo aver fatto ritinteggiare da un imbianchino l'appartamento, ha iniziato a sviluppare una brutta dermatite su viso, collo, braccia. Le parti esposte insomma per dirla come da referto medico. E' servito un po' ai professionisti della Struttura Complessa Medicina del Lavoro dell'ASST di Lecco per arrivare a individuare il fattore scatenante. Prova e riprova, i camici bianchi del Manzoni sono arrivati a “isolare”, dopo aver focalizzato l'attenzione sulla pittura e dopo aver recuperato anche le schede tecniche del prodotto utilizzato, un conservante - utilizzato, ironia della sorte, anche in oli e creme per il corpo e l'igiene personale - quale "colpevole" di quella che tecnicamente rientra tra le “Airborne contact dermatitis”.

Un brutto eczema, invece, quello sviluppato da un paziente diabetico risultato poi allergico… al polipropilene - un polimero termoplastico derivato dal petrolio, molto versatile e leggero - contenuto nel cerotto adesivo con cui gli era stato fissato il microinfusore che, da una parte, gli permetteva dunque di tener regolata la glicemia e dall'altra lo tormentava tra rossore e prurito.
Di casi comuni e di situazioni assai particolari si occupa dunque l'equipe guidata dalla dottoressa Eleonora Valsecchi, nell'ambito degli ambulatori di allergologia generale e di allergologia professionale. Il primo ramo, con attività articolata sul presidio lecchese e sul San Leopoldo Mandic di Merate, è affidato alle dottoresse Francesca Cappiello e Eleonora Bono, quest’ultima di fresca assunzione dopo il pensionamento, mesi fa, della collega Nadia Dorigo, figura storica tra le file dell'ASST.

Francesca Cappiello

Eleonora Bono
Un'ottantina, poi, i pazienti sottoposti a terapia con anticorpi monoclonali per orticarica cronica e asma grave, altra patologia, quest'ultima di cui si occupano le due dottoresse insieme alla rinosinusite e alla poliposi nasale.

Il primario Eleonora Valsecchi con lo staff della Medicina del Lavoro
Tornando alle allergie, circa 1.500 i test epicutanei a lettura ritardata (i così detti patch-test) somministrati nel 2025, per all'incirca 500 pazienti in carico invece all'ambulatorio "professionale" seguito, dal primario e dai dirigenti medici Marco Leoni, Luca Piloni e Andrea Pirola, supportati dal chimico della Struttura, Fabio Bonacina. Vengono eseguite serie standard e serie aggiuntive, professionali e non, anche estemporanee se necessario, testando allergeni forniti dal lavoratore, dopo averne acquisito campioni e le relative schede di sicurezza (se previste).
Parrucchieri, panettieri, metalmeccanici e operatori sanitari le categorie più "attenzionate", con i conseguenti adempimenti medico legali laddove necessario in caso di diagnosi di malattia professionale. Uno sfogo sulla pelle, l'elemento, solitamente, di partenza. E se, come racconta la dottoressa Valsecchi, fortunatamente, si vedono meno dermatiti scatenate dal cemento nei muratori rispetto ad una volta, a riprova di come anche nei produttori ci sia un po' più di attenzione, non mancano anche per questo ambulatorio casi che sembrano rompicapo. Come quello di un'infermiera - dipendente tra l'altro di altro ospedale - arrivata al Manzoni con rossori sulle mani scatenati dall'utilizzo di un tipo particolare di guanto in sala operatoria. "Abbiamo chiesto - racconta la Direttrice della Struttura - alla casa produttrice di fornirci un report del contenuto e ci sono stati inviati anche dei campioni. Alla fine abbiamo scoperto che a provocare la reazione allergica era un additivo". Uno specifico additivo. A cui evidentemente la malcapitata si era sensibilizzata. Come il fornaio che dopo anni al prestino si allergizza alla farina. Ma con l'alternativa più facile da trovare per lei rispetto che per il panettiere.
A.M.




















