Lecco: aperta la mostra di Nicola Villa per i 30 anni delle cure palliative
Dopo il doppio preludio dell’installazione all’hospice dell’ospedale Manzoni e della discussa scultura nella basilica di San Nicolò, è stata inaugurata la mostra dell’artista lecchese Nicola Villa, “Traiettorie di attimi”, allestita in occasione dei trent’anni dell’Acmt, l’associazione delle cure palliative.
Una mostra diffusa e in divenire: articolata in diversi luoghi della città, prevede anche una rotazione delle opere esposte.

Alla presentazione - a Palazzo delle paure - sono intervenuti il sindaco Filippo Boscagli, l’assessore alla cultura Cinzia Bettaga, la presidente dell’Acmt Alessandra Cranchi, la consulente dei musei civici Barbara Cattaneo, il curatore della rassegna Michele Tavola e naturalmente Nicola Villa che già nel 2012 – ha ricordato Cattaneo – aveva donato una propria opera, “Le nuotatrici”, al Comune che l’ha esposta nella sala giunta del Palazzo civico, sala invero preclusa al grande pubblico.

Breve il saluto del sindaco Boscagli che, rivolto a curatori e artisti, li ha definiti «amanti dei luoghi della città», ribadendo poi l’impegno a valorizzare la cultura con un’attenzione anche a quelle che sono le novità.

Nel suo intervento, l’assessore Bettega ha parlato di una mostra di prestigio che s’inserisce nella linea della nuova amministrazione: la valorizzazione degli artisti di Lecco. E se la mostra è allestita per festeggiare i trent’anni dell’Acmt, Bettega ha annunciato di volere inserire nel programma del suo mandato proprio la correlazione tra arte e salute: «L’arte è terapeutica».

E a proposito di programma, ha anticipato le linee del suo assessorato per i prossimi cinque anni: la partecipazione e cioè il coinvolgimento di tutte le associazioni esistenti in città; l’identità cha va dal Manzoni e i “Promessi sposi” alla storia industriale e alla Scapigliatura; il futuro dando spazio ai giovani; una revisione degli orari di apertura degli spazi espositivi. Soprattutto con l’attenzione rivolta al progetto di centrare l’obiettivo di Lecco capitale della cultura nell’anno 2030.

Alessandra Cranchi ha esordito evidenziando le parole “comunità” e “fiducia”, rilevando come il progetto della mostra abbia ottenuto una risposta corale da parte della città. E a proposito dei trent’anni dell’associazione che presiede ha sottolineato come coincidano con la storia della medicina palliativa nella città di Lecco. E ora, davanti, ci sono altri trenta o cinquant’anni, ricordando come, quando Gabriella Zanini e il Soroptimist promossero l’associazione, vi fosse la convinzione che non si trattasse di una resa della medicina, bensì di una risposta: curare la persona anche quando non si può guarire da una malattia.

È stata poi la volta di Tavola illustrare i contenuti della mostra, sottolineando anche come i trent’anni dell’Acmt coincidano con i cinquanta di Nicola Villa. Anche per questo, la mostra ne ripercorre l’intero percorso artistico: dagli esordi del 1996 fino agli ultimi lavori, mettendone così a fuoco l’evoluzione. Ci sono, quindi, disegni, dipinti, incisioni, sculture, installazioni, opere digitali.

Oltre all’ospedale e alla basilica, l’itinerario della mostra conduce a Palazzo Belgiojoso, una sede di particolare significato per Villa che ci andava fin da bambini ed è quindi diventato nel tempo un luogo del cuore dove le opere entrano in dialogo con le vetrine del museo: dei tre schermi installati, due riproducono tutto quanto è esposto nel museo di Castello; continua a Palazzo delle paure con un’installazione lungo le scale, attraversa la piazza XX Settembre dove è installato un piccolo specchio a simboleggiare il lago increspato che rispecchia il cielo e il paesaggio, con tanto di sonoro a suggerire l’infrangersi delle onde o lo scorrere dei torrenti cittadini; infine, la Torre Viscontea, dove sono esposti i dipinti per i quali è appunto prevista una rotazione a metà percorso.

Da parte sua, Villa ha detto come questa mostra gli abbia dato la possibilità di rendere concreto ciò a cui pensava da qualche anno. Anche se, quando gli è stata offerta questa opportunità, «ho passato lunghe serate in studio, rubate alla famiglia, per capire cosa fare. Ma questa volta sono davvero contento (“Notizia! Villa contento!, ha ironizzato Tavola ndr). Ultimamente sento la necessità di pensare l’arte non come la produzione di un oggetto, ma come la realizzazione di un sistema aperto. L’opera in sé è soltanto una parte, ma deve interagire con chi guarda, raccogliendo dunque critiche, riflessioni, pensieri, Con la necessità di mettersi tutti in gioco con il proprio sentire, senza defilarsi dicendo che “io di arte non capisco”, perché l’arte non la si capisce, ma la si sente.»

Non è un caso, quindi, che il catalogo sarà pubblicato in chiusura «perché non sarà un catalogo tradizionale – ha detto Tavola – ma il racconto della mostra.»
La rassegna, sostanzialmente l’evento culturale dell’estate lecchese, terrà banco fino al 20 settembre: le esposizioni visitabile secondo gli orari di apertura delle rispettive sedi.
Alla presentazione - a Palazzo delle paure - sono intervenuti il sindaco Filippo Boscagli, l’assessore alla cultura Cinzia Bettaga, la presidente dell’Acmt Alessandra Cranchi, la consulente dei musei civici Barbara Cattaneo, il curatore della rassegna Michele Tavola e naturalmente Nicola Villa che già nel 2012 – ha ricordato Cattaneo – aveva donato una propria opera, “Le nuotatrici”, al Comune che l’ha esposta nella sala giunta del Palazzo civico, sala invero preclusa al grande pubblico.
Breve il saluto del sindaco Boscagli che, rivolto a curatori e artisti, li ha definiti «amanti dei luoghi della città», ribadendo poi l’impegno a valorizzare la cultura con un’attenzione anche a quelle che sono le novità.
Nel suo intervento, l’assessore Bettega ha parlato di una mostra di prestigio che s’inserisce nella linea della nuova amministrazione: la valorizzazione degli artisti di Lecco. E se la mostra è allestita per festeggiare i trent’anni dell’Acmt, Bettega ha annunciato di volere inserire nel programma del suo mandato proprio la correlazione tra arte e salute: «L’arte è terapeutica».
E a proposito di programma, ha anticipato le linee del suo assessorato per i prossimi cinque anni: la partecipazione e cioè il coinvolgimento di tutte le associazioni esistenti in città; l’identità cha va dal Manzoni e i “Promessi sposi” alla storia industriale e alla Scapigliatura; il futuro dando spazio ai giovani; una revisione degli orari di apertura degli spazi espositivi. Soprattutto con l’attenzione rivolta al progetto di centrare l’obiettivo di Lecco capitale della cultura nell’anno 2030.
Alessandra Cranchi ha esordito evidenziando le parole “comunità” e “fiducia”, rilevando come il progetto della mostra abbia ottenuto una risposta corale da parte della città. E a proposito dei trent’anni dell’associazione che presiede ha sottolineato come coincidano con la storia della medicina palliativa nella città di Lecco. E ora, davanti, ci sono altri trenta o cinquant’anni, ricordando come, quando Gabriella Zanini e il Soroptimist promossero l’associazione, vi fosse la convinzione che non si trattasse di una resa della medicina, bensì di una risposta: curare la persona anche quando non si può guarire da una malattia.
È stata poi la volta di Tavola illustrare i contenuti della mostra, sottolineando anche come i trent’anni dell’Acmt coincidano con i cinquanta di Nicola Villa. Anche per questo, la mostra ne ripercorre l’intero percorso artistico: dagli esordi del 1996 fino agli ultimi lavori, mettendone così a fuoco l’evoluzione. Ci sono, quindi, disegni, dipinti, incisioni, sculture, installazioni, opere digitali.
Oltre all’ospedale e alla basilica, l’itinerario della mostra conduce a Palazzo Belgiojoso, una sede di particolare significato per Villa che ci andava fin da bambini ed è quindi diventato nel tempo un luogo del cuore dove le opere entrano in dialogo con le vetrine del museo: dei tre schermi installati, due riproducono tutto quanto è esposto nel museo di Castello; continua a Palazzo delle paure con un’installazione lungo le scale, attraversa la piazza XX Settembre dove è installato un piccolo specchio a simboleggiare il lago increspato che rispecchia il cielo e il paesaggio, con tanto di sonoro a suggerire l’infrangersi delle onde o lo scorrere dei torrenti cittadini; infine, la Torre Viscontea, dove sono esposti i dipinti per i quali è appunto prevista una rotazione a metà percorso.
Da parte sua, Villa ha detto come questa mostra gli abbia dato la possibilità di rendere concreto ciò a cui pensava da qualche anno. Anche se, quando gli è stata offerta questa opportunità, «ho passato lunghe serate in studio, rubate alla famiglia, per capire cosa fare. Ma questa volta sono davvero contento (“Notizia! Villa contento!, ha ironizzato Tavola ndr). Ultimamente sento la necessità di pensare l’arte non come la produzione di un oggetto, ma come la realizzazione di un sistema aperto. L’opera in sé è soltanto una parte, ma deve interagire con chi guarda, raccogliendo dunque critiche, riflessioni, pensieri, Con la necessità di mettersi tutti in gioco con il proprio sentire, senza defilarsi dicendo che “io di arte non capisco”, perché l’arte non la si capisce, ma la si sente.»
Non è un caso, quindi, che il catalogo sarà pubblicato in chiusura «perché non sarà un catalogo tradizionale – ha detto Tavola – ma il racconto della mostra.»
La rassegna, sostanzialmente l’evento culturale dell’estate lecchese, terrà banco fino al 20 settembre: le esposizioni visitabile secondo gli orari di apertura delle rispettive sedi.
D.C.




















