Premana: il lupo suscita (ancora una volta) un acceso dibattito. Tra gli allevatori regna una crescente preoccupazione
Si è tenuto ieri sera a Premana, presso il Cineteatro parrocchiale di San Rocco, l’incontro promosso da A-Green sul tema “presenza del lupo e regole di convivenza”, organizzato con il patrocinio del comune e di ATS Brianza. La serata è stata nettamente divisa in due parti: la prima riservata agli interventi della Dott.ssa Claudia Facchini (biologa, tecnico faunistico e tecnico Ersaf) e della Dott.ssa Antonella Fiore (veterinaria di ATS Brianza, esperta in medicina comportamentale), incentrati rispettivamente su una profonda disamina della “figura” del lupo e su un approfondimento relativo ai cani da guardiania e alla regole di comportamento per allevatori ed escursionisti; la seconda dedicata alle domande e agli interventi del pubblico e fonte, quest’ultima, di numerose riflessioni e di un dibattito a tratti anche molto acceso.
Francesco Migliore – presidente di A-Green Premana – è intervenuto per dare il benvenuto ai presenti, ringraziando le relatrici per la disponibilità, prima di lasciare la parola al vicesindaco di Premana, Domenico Pomoni.
Quest’ultimo ha da subito ribadito l’importanza della serata, considerato che “la presenza del lupo sul nostro territorio è ormai una realtà: questo animale è tornato a vivere su queste montagne”, rivolgendo in seguito un ringraziamento agli allevatori (sia professionisti che amatoriali) “per il fondamentale lavoro che svolgono nella pulizia, nel mantenimento e nella salvaguardia del territorio”. L’altro soggetto al centro della riflessione del vicesindaco – oltre, ovviamente, allo stesso lupo – sono stati gli escursionisti, che da qualche anno frequentano in maniera più massiccia l’Alta Valle, “scontrandosi” spesso con greggi e relativi cani da guardiania presenti sul territorio.
Secondo Pomoni, il tema – da lui introdotto e poi al centro sostanzialmente di tutta la serata – è quello della necessità di un “cambiamento culturale, ovvero di un adattamento, da parte di tutti, alla ricomparsa di questo predatore tra le nostre valli”. Un cambiamento che deve riguardare, in primis, gli allevatori, da ora tenuti (obbligati, pena la scomparsa dei propri allevamenti) ad intervenire per cercare di garantire la sicurezza delle proprie greggi, ricorrendo ai numerosi sistemi di prevenzione esistenti e all’utilizzo dei cani di guardiania.
Uno strumento, quest’ultimo, da gestire in maniera “professionale” (come avrebbe sottolineato in seguito la Dott.ssa Fiore), con una particolare attenzione alla scelta del cane (che deve essere adatto al contesto in cui andrà ad operare), all’educazione dell’animale (non basata sulla coercizione) e ad una gestione dello stesso (per garantirne un buono stato di salute e il benessere) che ne garantisca la corretta attività, in quanto – sempre secondo Fiore – “i cani sono una risorsa se hanno dietro un certo lavoro e un determinato impegno”.
Un cambiamento che deve riguardare anche gli escursionisti, tenuti ad osservare norme di comportamento fondamentali per garantire l’incolumità propria e degli eventuali animali al seguito. Un cambiamento al quale possono, e devono, contribuire gli esperti in materia, chi – come gli ospiti presenti ieri sera a Premana – da anni si occupa di questi temi. Da questo punto di vista, la Dott.ssa Fiore e ancor di più (per competenza specifica) la Dott.ssa Facchini hanno garantito la disponibilità delle istituzioni e degli enti (oltre che quella personale) a sostenere gli allevatori presenti nello studio e nella messa a terra di nuove contromisure alle predazioni da parte del lupo (con la gestione di tutte le problematiche connesse). Solo per fare qualche esempio, citiamo la fornitura di sistemi preventivi (che Ersaf dà in comodato d’uso gratuito agli allevatori) o l’azione di supporto nell’ambito dei cani di guardiania (con consigli su inserimento e gestione e un accompagnamento continuo).
Senza riportare nel dettaglio gli interventi delle due relatrici – pure fondamentali nell’offrire una preziosa base scientifica ed empirica su temi troppo spesso strumentalizzati o ridotti a lotte faziose prive di una completa (e necessaria) conoscenza sull’argomento – riteniamo più utile restituire la temperatura dell’opinione pubblica incentrandoci sugli interventi successivi da parte dei presenti in sala, in particolare di una serie di allevatori, più e meno giovani, del luogo.
Fortemente preoccupati dalla situazione attuale e decisamente scoraggiati, diversi degli allevatori presenti si sono detti pochi fiduciosi della possibilità di trovare soluzioni reali al problema del lupo in un territorio che, fondamentalmente, si è sviluppato in assenza di questo predatore. La Dott.ssa Facchini, in risposta, ha chiesto di “non mollare”, garantendo il proprio sostegno nel tentare di implementare misure preventive efficaci e sottolineando che “ci sono modi per convivere con il lupo, tutelando i propri animali”.
Il fatto è di capire fino a che punto la ricerca scientifica, la buona volontà di allevatori, esperti e altri soggetti, l’educazione (di turisti, di allevatori e relativi cani) e – in generale - il cambiamento culturale tanto spesso citato nel corso della serata (in breve, “imparare a convivere con un animale che prima non era presente”) siano sufficienti e veramente realizzabili in un’area morfologicamente complessa (nella quale, dunque, è difficile applicare misure preventive nei confronti delle predazioni di greggi) e dove gli allevamenti restano in vita grazie, prevalentemente, a realtà di tipo amatoriali, prive dunque delle risorse economiche e di tempo necessarie per mettere a terra investimenti importanti. Un nodo difficile da sciogliere – e che non sta a scrive sbrogliare – considerata la presenza di un ulteriore fattore di cui tenere conto, quale è la crescente presenza turistica sui sentieri dell’Alta Valle, che pone – come già spiegato – problematiche nel rapporto con i cani da guardiania.
Quello che si è potuto e si deve registrare, per ragioni di cronaca, è che il dibattito sembra scivolato inevitabilmente ad un livello “inferiore” rispetto ad altri incontri sul tema (come quelli di inizio maggio 2024, a Casargo, e dello scorso novembre, sempre a Casargo, nell’ambito della Mostra Regionale della Capra Orobica). Il problema non sollevato – forse non era la sede, probabilmente gli ospiti non erano quelli “adatti” a discutere del tema - è quello della compatibilità della presenza del lupo con la sopravvivenza del sistema di allevamento e agricoltura di territori come l’Alta Valsassina e la Valvarrone (in termini di conformazione degli stessi e di “tipologia” di allevatori, prevalentemente amatoriale).
E, dunque, dell’adeguatezza normativa in termini di gestione della presenza del lupo e di tutela dell’animale. Un breve accenno è stato fatto, per la verità, al declassamento dello status del canide - da “rigorosamente protetto” a “protetto” - deciso a livello europeo e recepito nell’ordinamento nazionale con un decreto legislativo dello scorso 6 novembre. Un piccolo passo avanti che “ammorbidisce” i vincoli da rispettare per rendere giustificabile una decisione di abbattimento dell’eventuale esemplare problematico o “confidente” (che, quindi, non teme la vicinanza umana). Novità di rilievo è anche l’aumento dell’autonomia delle singole regioni in termini di gestione della presenza del predatore. Tuttavia, nella serata di ieri non si è parlato della possibilità di prendere in mano piani di gestione e di abbattimento (ricalibrandoli dal punto di vista numerico e dei “paletti” da rispettare) o di iniziative di mappaggio delle zone nelle quali non è possibile, dal punto di vista tecnico e/o della sostenibilità economica, mettere in atto (efficaci) misure preventive. Unica questione ribadita (correttamente) varie volte è quella relativa all’importanza di un monitoraggio costante e capillare della presenza del lupo e dei branchi. Importante, in questo senso, “denunciare sempre le predazioni, per restituire agli organi decisionali la reale portata del problema, e segnalare tempestivamente alle autorità eventuali avvistamenti” ha ribadito Facchini. 
Se, dunque, la serata ha offerto una buona base di conoscenza scientifica sul tema lupo (dimostrando anche l’impegno di enti e istituzioni e la loro, innegabile, vicinanza agli allevatori), lasciare “in un angolo” le questioni politiche significa – a parere di chi scrive - porsi ad un livello, e in una situazione, nella quale il lupo – che pure non è “nemico dell’uomo”, sia chiaro, ma resta un predatore “letale” per le greggi – parte “in grande vantaggio” rispetto agli allevatori, spesso amatoriali, che con grande impegno e fatica contribuiscono in maniera cruciale alla salvaguardia di un territorio preziosissimo e ricchissimo, ma altrettanto fragile, quale è quello dell’Alta Valsassina. Se a questi ultimi è lecito e corretto chiedere uno sforzo (ulteriore) per “provare a cambiare mentalità e modalità” e gli esperti si dimostrano decisamente impegnati nel trovare soluzioni, l’unico “intoccabile” rimane proprio il lupo. Non si tratta qui di “aprire la caccia”, ma quantomeno di (ri)portare anche questo tema al centro di un dibattito che rischia di accantonare (definitivamente?) la questione normativa della tutela del canide e della sua gestione territoriale: una questione da affrontare in sede politica. Un dibattito che risulterà cruciale, nei prossimi mesi e anni, per la salvaguardia e la sopravvivenza di territori unici (ma vulnerabili) quali sono quelli di Alta Valsassina e Valvarrone.




















