Carenno: messa a dimora la talea dell'albero Falcone, intitolata a Libero Grassi

La Fondazione Falcone aprirà una sede in Lombardia. E lo farà in Val San Martino. Dove esattamente è ancora da stabilire. Ma la decisione è presa, si tratta solo di metterla a terra. Ed essendoci di mezzo (anche) gli Alpini, con quella concretezza e quella propensione a parlare poco e lavorare tanto che li contraddistingue, è facile immaginare che, dopo l'annuncio dato ieri sera, avremo presto aggiornamenti, vedendo insediarsi, nella nostra terra, quel presidio antimafia che è la realtà nata a Palermo all'indomani delle stragi del 1992, realtà dunque che da oltre trent'anni continua a promuovere la cultura della legalità. 
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Primo a sinistra Alessandro De Lisi

In un'Italia in cui, ancora, nel 2026 si muore sul lavoro, tanto nei cantieri assegnati con appalti al ribasso tanto nelle piantagioni di pomodori in mano ai caporali, in cui i tentacoli delle cosche continuano ad infiltrarsi nell'economia sana, come ricordato dal direttore della Fondazione Alessandro De Lisi, “bisogna essere chiari, abbiamo scelto questa Valle per la nostra sede lombarda e di non voltare mai faccia dall'altra parte”. 

Raccogliendo di fatto il testimone (anche) di Libero Grassi, l'imprenditore siciliano dai modi garbati che si ribellò al pizzo, venendo poi assassinato nel 1991. A lui, ieri sera, a Carenno è stata dedicata la quarta talea dell'albero Falcone, dopo quelle messe a dimora a Torre de' Busi, Monte Marenzo e Erve, giunta in Val San Martino.
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Il sindaco Luca Pigazzini con i rappresentanti del Consiglio Comunale dei ragazzi

“Era un uomo del fare, come lo sono i carennesi” ha detto il sindaco Luca Pigazzini motivando l'intitolazione in una piazza Unità d'Italia gremita di autorità e cittadini, a cominciare dai 130 piccoli partecipanti al Campo Scuola Rispetto e Natura promosso dai gruppi alpini del territorio.
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“Libero Grassi non era uno che combatteva la mafia per mestiere. Era solo un imprenditore che rivendicava un diritto. E' stato ucciso ma il seme della ribellione era stato piantato. Vogliamo far germogliare e crescere quel seme”, le sue parole, andate a intersecarsi con quelle degli altri intervenuti ed in particolare del capogruppo delle penne nere carennesi Mirco Bussolati che ha precisato come la decisione di piantare la talea nell'ambito del Campo Scuola (che finirà quest'oggi) e non in un momento successivo sia stata presa per “dare un segnale ai ragazzi” e rivolgere loro un invito esplicito: “prendiamocene cura”. 
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La talea nella mani di due giovani collaboratori del Campo Scuola

Come la telea, poi, anche “la memoria va coltivata” è stato detto nel messaggio di apertura della cerimonia, letto da Stefano Biffi, affiancato nel corso dell'evento anche dal vicepresidente sezionale Stefano Casetto e dal responsabile sezionale Campi Scuola Matteo Brumana. Poche righe in cui gli Alpini hanno rivendicato i loro valori, trasmessi alle nuove generazioni con testa e cuore. “La talea oggi è piccola ma domani sarà albero, grande come i nostri ragazzi: non sminuiteli mai”. 
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I partecipanti alla trasferta in Sicilia per il 34° anniversario delle stragi del 1992

E sono stati proprio proprio i giovani a dare senso a tutto il lavoro che le penne nere e la comunità stanno portando avanti: i “piccoli” del Campo Scuola semplicemente dimostrandosi ordinati e attenti nell'assistere alla cerimonia, allietata anche dal Coro Ana dell'Adda e dalla Banda Donizetti, andata allungandosi fin oltre l'imbrunire; le due ragazze parte della spedizione andata in Sicilia per la commemorazione delle stragi del 1992 e l'inaugurazione del Museo del presente, descrivendo l'esperienza e le emozioni vissute; il sindaco del Consiglio Comunale dei ragazzi e la sua vice nell'affermare convintamente, rivolgendosi ai loro coetanei, che la fine della mafia è determinata dalla quotidianità di ciascuno e dunque “il futuro del nostro Paese dipende da noi”. “Questo albero sarà un simbolo che ricorderà che la memoria non serve solo a guardare al passato ma anche a costruire il futuro”. 
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E così mentre il buio calava su Carenno, alla presenza dei sindaci della Valle in fascia tricolore, del consigliere regionale Gian Marco Fragomeli, dei rappresentanti di Carabinieri e Finanza oltre che di numerose associazioni, si è compiuto un gesto simbolico, denso di significato. E si sa, come è stato ribadito: la mafia odia i gesti simbolici.

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A.M.
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