Premana: alla primaria un corso di dialetto tenuto dai “nonni” del paese. Un successo lo spettacolo finale

Un corso di dialetto rivolto agli alunni della primaria e tenuto dagli “anziani” del paese, per trasmettere un patrimonio di grande valore, che caratterizza Premana, la sua storia e la sua comunità. Questa proposta è divenuta realtà a partire dallo scorso mese di febbraio, quando le cinque classi della scuola primaria di Premana dell’ICS “Giovanni XXIII” hanno intrapreso il cammino nella scoperta e nell’approfondimento del dialetto premanese, guidati, come accennato, da una trentina di “nonni” che si sono messi a disposizione per tramandare alle giovani generazioni ciò che costituisce una parte importantissima dell’identità premanese.
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Gli sforzi per mettere a terra il progetto erano incominciati, per la verità, già la scorsa estate, quando la Pro Loco di Premana per prima aveva lanciato l’idea di un corso di dialetto, parlandone inizialmente con alcune insegnanti della primaria. In autunno, il discorso era stato approfondito, coinvolgendo quelli che sarebbero stati i veri protagonisti dell’iniziativa, insieme con i ragazzi della primaria: i “nonni”, i futuri insegnanti di dialetto, che fin da subito si erano dimostrati molto disponibili e particolarmente entusiasti dell’idea. Inoltre, Pro Loco e maestre avevano fin da subito coinvolto alcune insegnanti in pensione – Anna Galoppo e Margherita Selva – che avrebbero aiutato i “nonni-insegnanti” nella preparazione dei materiali didattici per le lezioni, oltre ad alcuni membri della Filodrammatica Premanese, che in modo particolare nella figura di Emanuela Gianola – anche lei ex insegnante della primaria di Premana – avrebbero fornito un importante supporto nella messa in scena dello spettacolo finale (e non solo).
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Spettacolo che rappresenta il culmine di un percorso lungo quattro mesi, diviso quest’ultimo in due fasi: la prima parte ha visto una serie di lezioni introduttive e “teoriche”, dove gli alunni hanno imparato come presentarsi in premanese, oltre ai nomi dialettali di oggetti (mobili della casa, cibo, …), mestieri e strumenti di lavoro, piante e animali, lavorando sulla pronuncia corretta dei vocaboli; la seconda metà del corso, invece, è stata dedicata alla preparazione della rappresentazione teatrale. Per tutta la durata del progetto, gli alunni si sono divisi tra sessioni di “parlato” e sessioni di canto, tenute rispettivamente da due diversi gruppi di nonni-insegnanti.
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Lo spettacolo finale è andato in scena nelle serate di ieri e dell’altro ieri, 27 e 28 maggio (per ragioni di capienza, gli alunni sono stati divisi in due grandi gruppi, uno per ogni serata, in modo da poter ospitare, nelle due sere, tutti i loro genitori), presso il Cineteatro parrocchiale di San Rocco. In entrambi i casi, è stato un rappresentante della Pro Loco a dare il benvenuto ai presenti.
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Laura Gianola ha illustrato brevemente la genesi del progetto, ringraziando tutti i soggetti coinvolti: insegnanti ed ex insegnanti della primaria, Filodrammatica premanese, addetti foto e video per le due serate, oltre a don Matteo Albani “per aver messo a disposizione questo spazio per le prove e lo spettacolo”. Gianola ha voluto poi rispondere alla domanda “perché un corso di dialetto?”, con un intervento incentrato su tre aspetti.
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“In primo luogo, come Pro Loco riteniamo che questa proposta sia un ottimo modo per tentare di mantenere in vita un patrimonio culturale e linguistico che rappresenta uno dei tratti distintivi più importanti della storia di Premana e della nostra comunità” ha spiegato. Rivolgendosi ai genitori, la rappresentante della Pro Loco ha aggiunto che “questo corso ha voluto rappresentare un momento anche e soprattutto di divertimento per i vostri ragazzi, che hanno potuto imparare con un po’ più di leggerezza e insieme a degli insegnanti molto speciali”. Infine, Gianola ha sottolineato come “aver portato nella stessa classe “bambini” e “nonni” ha significato tenere unito il nostro paese e la nostra comunità, grazie all’incontro tra generazioni. Per me e per la Pro Loco sapere e vedere che i vostri ragazzi si fermano per strada a chiacchierare con i loro nonni-insegnanti e che un domani si ricorderanno di loro e di questo corso è bellissimo e molto importante”.

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Tempo, dunque, di assistere alla rappresentazione, incentrata sul tema della monticazione, sugli alpeggi del territorio premanese, esperienza che numerosi dei “nonni-insegnanti” hanno realmente vissuto nella propria infanzia. Lo spettacolo - dal titolo “Al è óre de cargà” (letteralmente, “È ora di monticare”) - era suddiviso in tre atti, dedicati al racconto di altrettante “fasi” del periodo estivo: dalla fine della scuola (momento in cui si sale verso gli alpeggi con le bestie), ai mesi estivi (quelli della vita sull’alpeggio, per grandi e piccini), fino alla discesa dall’alpe per la ripresa dell’anno scolastico. Il tutto condito da vere scene e momenti della vita sui “mónt”, da proverbi, da modi di dire e di fare tipici, da storie e da tanti canti tipici della tradizione. Tutti gli attori, manco a dirlo, erano vestiti con gli abiti tradizionali di Premana.
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Al termine dello spettacolo, le maestre della primaria hanno letto un discorso di ringraziamento rivolto a tutti coloro che hanno collaborato alla buona riuscita di “questa meravigliosa avventura in dialetto”, compresi il pubblico presente, “perché non c’è spettacolo senza pubblico”, e “tutti gli attori: dai nostri meravigliosi alunni, che hanno sempre accolto con entusiasmo le varie proposte partecipandovi con impegno,  ai “nonni” che con altrettanto entusiasmo, forse anche più dei bambini, hanno regalato un po’ del loro tempo alla nostra scuola, trasformandosi in “maestri speciali” del parlato e del canto in dialetto. Con il loro grande di cuore di nonni hanno saputo trasmettere serenità e passione ai loro scolari. Grazie per averli guidati e ascoltati, grazie per l’affetto che avete dato loro”.
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Un ringraziamento ai nonni-insegnanti che è poi giunto anche direttamente dagli alunni, per mezzo di una poesia. 

Parole ruvide e dolci, nate tra la gente
che raccontano vite di un tempo differente.

Me le avete insegnate con amore e pazienza,
perché restassero nel cuore come una presenza. 

Il dialetto è la coperta che scalda la memoria,
è il filo coi miei nonni, il principio della mia storia.

Ogni “batùde”, ogni canto, ogni modo di dire
è un frammento di voi: non lo voglio smarrire!

Custodirò la voce di chi mi ha preceduto,
e donerò domani ciò che oggi ho ricevuto! 

Grazie di cuore!
I bambini della Scuola Primaria di Premana
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Nella serata di mercoledì era presente anche il vicesindaco di Premana Domenico Pomoni, che ha espresso la sua soddisfazione per un progetto che “rappresenta un bellissimo modo di vivere un passato condiviso” e che “costituisce ciò che vorrei definire magari non un “passaggio di consegne”, ma certamente il portare una testimonianza di ciò che ci contraddistingue e di ciò che ci rappresenta”, ringraziando i nonni-insegnanti per il loro contributo. “Questa serata è stata a tratti commovente” ha aggiunto “perché ho visto scene e ho sentito cose che io stesso ho vissuto molte volte in prima persona sugli alpeggi”, sottolineando infine che “iniziative come questa alimentano la nostra comunità, rafforzano legami e creano belle simbiosi tra le generazioni”.
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Anche il parroco di Premana don Matteo Albani ha apprezzato la proposta, dichiarando che “questo spettacolo può benissimo diventare un documentario, perché racconta la storia di un paese e di una comunità, una comunità bella”. Rivolgendosi ai bambini presenti sul palco, il parroco ha definito i nonni “un patrimonio dell’umanità” e – riprendendo la poesia recitata dagli alunni – “una coperta che scalda i ricordi”, invitando poi i piccoli ad “ascoltare nonni e genitori, che trasmettono valori importanti e una storia che non va persa”.
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Entrambe le serate si sono chiuse con un’esibizione corale di tutti i presenti sulle strofe de “La luce elettrica”, canzone simbolo del “paese delle lame”. Il modo migliore per concludere un progetto che testimonia gli sforzi di una comunità per mantenere in vita le sue tradizioni, i suoi valori e la sua identità, grazie ad un impegno condiviso che si è tradotto in un’occasione di apprendimento, di crescita, ma anche di divertimento per i propri piccoli compaesani.

A.Te.
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