Malgrate: Palazzo Bonanomi-Recalcati apre le porte ai visitatori

Le sale parrocchiali, il bar, la sede della polisportiva, il vecchio oratorio e la chiesa moderna ricavata in quelle che erano le scuderie della villa. Per i malgratesi del Porto sono luoghi conosciuti, ma per molti altri lecchesi si tratta di un’autentica scoperta per quanto sotto gli occhi quotidianamente. Ieri e oggi Palazzo Bonanomi-Recalcati ha aperto le porte ai visitatori per far conoscere quello che, per quanto non sia un ''monumento'', è un luogo ricco di storia e suggestioni. Su iniziativa della parrocchia (che anche se in territorio comunale di Malgrate fa parte della comunità pastorale di Lecco centro), della Pro loco malgratese e dei giovani del FAI che si sono messi a disposizione quali accompagnatori delle visite guidate, è stato così possibile conoscere qualcosa di più di un edificio che è parte importante del paesaggio lecchese tra i due ponti e che pochi conoscono, al di fuori appunto degli abitanti del Porto.
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Palazzo Bonanomi-Recalcati

Il palazzo era stato costruito nel XVI secolo dalla famiglia Bonanomi che si occupava di riscuotere i dazi per l’attraversamento del ponte realizzato da Azzone Visconti nel Trecento. L’edificio passò nel 1678 ai Recalcati che, divenuti nobili nel 1681, costruirono l’oratorio di famiglia dedicato a San Carlo Borromeo, oratorio nel quale si celebravano le funzioni anche per gli abitanti del Porto, altrimenti costretti a recarsi nel borgo di Lecco.
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L’intero complesso dal 1800 divenne proprietà dei Testori-De Capitani e in seguito ai Figini e ai Trabattoni che ancora abitano una villa adiacente e utilizzano una parte del parco: Il palazzo invece venne acquistato nel 1977 dalla Curia milanese che vi eresse la nuova parrocchia per una frazione che era andata crescendo negli anni del secondo Dopoguerra. Fu la mobilitazione di quelli che sono ricordati come i ''ragazzi del porto'' a salvare il palazzo della demolizione per lasciare posti ad altri condomini come quelli che hanno snaturato l’aspetto della zona.

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Con la sua trasformazione in sede parrocchiale, venne realizzata la nuova chiesa, visto che l’oratorio secentesco non poteva certo contenere la popolazione di fedeli andata moltiplicandosi negli anni Sessanta e Settanta nel Novecento. La nuova chiesa venne progettata nel 1976 dall’architetto lecchese Bruno Bianchi che, come, detto, recuperò gli spazi delle scuderie, mantenendo le travi antiche del soffitto e creando un sobrio ambiente di preghiera. Una decina di anni più tardi, a partire dal 1988, vennero invece realizzate le vetrate realizzate dall’artista Trento Longaretti che vi realizzò una serie di scene tra la vita quotidiana di contadini e artigiani intrecciate con insegnamenti catechisti e messaggi di fede. Da parte sua, don Massimo Berera come queste vetrate siano state sconosciute ai più fino a questi giorni e ha poi invitato a leggervi i segnali della Provvidenza.
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C’è una scena particolare che richiama l’attenzione dei lecchesi: ci sono due donne chine a raccogliere i prodotti della terra e tre artigiani al lavoro, mentre sullo sfondo campeggia una fabbrica con la sua ciminiera, simbolo dell’industriosità del territorio e che potrebbe richiamare i capannoni della lecchese ex Aldé che si trovavano proprio di fronte al Porto, al di là dell’Adda.
La chiesa conserva inoltre alcune reliquie di san Carlo, tra cui un guanto.
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La visita è poi proseguita al parco retrostante, una parte privata e una parte utilizzata come giardino pubblico. Originariamente, il parco si arrampicava lungo le pendici del monte Barro, finché nel 1888 arrivò la ferrovia per Como che lo tagliò. Così che la patre superiore ormai si è inselvatichita.
Il palazzo continua a ospitare le attività parrocchiali. Alcune stanze sono inoltre state destinate a ospitare studenti che frequentano la sede lecchese del Politecnico.
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In questo fine settimana, il cortile ospita un piccolo mercatino (aperto fino alle ore 18). Collateralmente sono stati organizzati anche due conferenze: una della storica dell’arte Giovanna Virgilio dedicata alla ''Cavalcata di San Carlo. Reliquie e immagini del Borromeo tra il Porto e la Valsassina''; una seconda dell’architetto Tiziana Rota, presidente dell’associazione degli Amici dei musei del Lecchese e autrice del libro ''Malgrate da vivere, da conoscere, da vedere'' che accompagnerà virtualmente il pubblico in ''una passeggiata da Malgrate Porto alla filanda Bovara-Reina a partire dai dipinti d’epoca''.
D.C.
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