SCAFFALE LECCHESE/307: una vita come una poesia di un editore fuori dal tempo

«Un artista tenero come un pulcino, forte come un elefante.» Ovviamente. E chi legge avrà già capito di chi si va a parlare. Naturalmente di Alberto Casiraghy. Con la ipsilon. A dare un tocco d’esotico a un cognome – Casiraghi, appunto - che più brianzolo non si può. O «per evitare fastidiose omonimie» come disse lo scrittore Sebastiano Vassalli, Ideatore, Casiraghy, di quella curiosa casa editrice che appunto si chiama “Pulcinoelefante”, diventata nel quasi mezzo secolo d’esistenza un prodigio artistico. 
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Un’esperienza straordinaria che prima o poi qualcuno dovrà pur raccontare per esteso in un libro. Non lo fa ancora, per esempio, quello pubblicato lo scorso febbraio da un’altra piccola casa editrice, “I Quaderni del Bardo” e intitolato “I sogni di un Pulcinolefante tra Arte e Poesia”: si tratta più che altro di un album a suggello dell’amicizia tra l’autore e il piccolo ingegnoso editore brianzolo. Utile, comunque, a chi ancora non la conoscesse, per farsi un’idea della produzione di Casiraghy. L’autore è Donato Di Poce, critico d’arte e tanto altro, ma appunto amico dello stesso Casiraghy che ne ha anche raccolto le poesie in alcuni dei suoi piccoli gioielli tipografici. Di Poce, origini laziali, è venuto a stare a Milano proprio negli anni in cui Casiraghy cominciava la sua “avventura”, anche se l’incontro arriverà più avanti nel tempo. 
Quando si gettò in quell’impresa quasi anacronistica, al nostro piccolo editore qualcuno avrà dato senz’altro del matto: quale idea bislacca, quella di recuperare un vecchio macchinario tipografico e mettersi a stampare libriccini o librini di poesie o aforismi corredati di disegni, trenta copie numerate in tutto, un libro al giorno. Tutto fatto rigorosamente a mano come un tempo. Oltre quarant’anni dopo, Casiraghy è una celebrità nel mondo culturale italiano. 
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Ma leggiamo la biografia che di lui scrisse proprio Vassalli presentando un libro di Casiraghy (“Gli occhi non stanno a guardare, Aforismi per vivere meglio”, Interlinea Edizioni, 2010): «Alberto Casiraghy nasce a Osnago nel 1952, in una Brianza dove ci sono ancora le levatrici e i bambini vengono al mondo nei loro paesi. (…) Ancora ragazzo viene assunto come apprendista compositore dalla tipografia Same di piazza Cavour a Milano, dove si stampano alcuni tra i più importanti quotidiani di quegli anni: “La Notte”, il “Corriere d’informazione”, “l’Unità”, l’“Avanti” e “Il Giornale” di Indro Montanelli. Sveglio e attento, viene notato da Montanelli che spesso si rivolge a lui per la composizione della prima pagina (suscitando le gelosie dei colleghi più anziani). Negli anni ottanta i giornali devono adeguarsi alle nuove tecniche di stampa e i caratteri in piombo vengono abbandonati.
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Casiraghy lascia la Same e compera, a prezzi di liquidazione, due delle macchine su cui lavorava: una di quelle macchine entrerà a far parte della sua casa di Osnago e della sua vita e gli servirà per stampare le edizioni del Pulcinoelefante. Chi lo conosceva già allora dice che, per metterla dov’è adesso, Alberto ha dovuto ricorrere all’opera dei muratori e che ha dovuto abbattere dei muri. È una storia vera? Io credo di sì. Da quel giorno è iniziata la sua avventura di editore che lo porterà a conoscere migliaia di scrittori e di artisti, e a pubblicare più di ottomila titoli di altrettanti libri, stampati da lui personalmente. Senza i consigli di nessuno e senza l’aiuto di nessuno. Gli incontri che trasformeranno la vita di Alberto Casiraghy avvengono agli inizi degli anni novanta e sono sostanzialmente tre. Il primo incontro è quello con Alda Merini, allora ancora poco nota: di lei, nel corso degli anni, Casiraghy stamperà più di mille (ripeto: mille) libriccini con centinaia di illustratori tra cui lui stesso. (…) Il secondo è quello con l’editore Vanni Scheiwiller, che gli farà conoscere, tra gli altri, i poeti della beat generation. (…) Il terzo incontro decisivo è quello con la rassegna annuale dei piccoli editori “Parole nel tempo”, che si tiene al castello di Belgioioso in provincia di Pavia. È lì che i libri di Casiraghy incominciano ad essere conosciuti da un pubblico più vasto e incominciano ad essere venduti.»
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Fu assidua la frequentazione con Alda Merini, «anni di telefonate – annota Di Poce – al pronto soccorso poetico qual era diventato Alberto. E un libretto di Merini si intitola “Breve storia del Pulcinoelefante”. Uscì nel 1996. Tra le altre, c’è questa poesia; «Notte tempo/ il vecchio portò suo figlio/ sul monte dell’elefante,/ ma lo salvò il pulcino/ perché dovevano nascere/ i librini di Alberto.»
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Dal 1982, Casiraghy ha prodotto complessivamente più di diecimila titoli. Entrati a far parte del patrimonio culturale italiano. Tanto che buona parte del catalogo dell’editore osnaghese è conservato nella casa-museo Boschi-Di Stefano a Milano. Certo, non si è arricchito. La sua produzione non può nemmeno essere considerata di nicchia, come si dice. Di più: fuori dal mondo e dal tempo. È altro. È una poesia in sé stessa.
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Della sua vicenda editoriale si è occupato in passato anche il registra cinematografico Silvio Soldini che, nel documentario “Il fiume ha sempre ragione” del 2016, ha raccontato di Casiraghy e dello svizzero Jean Weiss (1944-2020), grafico e restauratore di libri. Nel film, Soldini segue l’uno e l’altro nella loro attività, ne raccoglie le considerazioni. Casiraghy sottolinea il valore della passione necessaria per tutti i mestieri: «Se uno fa bene il pane è poeta anche lui» e spiega quella decisione strana di stampare solo trenta copie di un libriccino: «Chi farebbe trecento copie? Sarebbero tantissime e poi sarebbe noioso. Uno invece arriva alla sera che non è nemmeno stanco. È’ una cosa che fai con piacere.» E poi «quello che faccio è una specie di sogno.»
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Soldini filma anche l’incontro tra Casiraghy e Weiss che si conclude con un pranzo in una trattoria affacciata sul lago di Lugano: il brianzolo appare più estroverso e ciarliero, lo svizzero più riservato. È un confronto tra due modi di restare attaccati a tecnologie ormai superate e se Casiraghy è entusiasta di un telefonino che consente di essere in contatto con tutto il mondo, Weiss sembra essere più impaurito dai progressi tecnici. Però, qualche scena prima aveva constatato come i caratteri di piombo, destinati alla scomparsa perché nessuno li avrebbe più fusi, sarebbero invece sopravvissuti grazie alla stampante 3D.
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L’incontro tra Di Poce e l’editore osnaghese, invece, risale agli anni Novanta, in occasione di una delle prime edizioni della fiera di Belgioioso: «Dopo aver visto tutti gli stand – racconta Di Poce -mi ripresentai davanti al tavolinetto di Alberto con una decina di libretti d’arte che profumavano d’inchiostro chiamati Pulcinoelefante, mi presentai complimentandomi con  lui e gli dissi: “Per me, lei è l’unico vero editore puro di questa mostra e grazie soprattutto per la contaminazione tra arte e Poesia.” Da allora nacque un’amicizia vera e profonda che ancora oggi ci tiene legati e ci ha visti protagonisti di tanti incontri culturali, editoriali e artistici.»
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Il libro realizzato da  Di Poce è più una celebrazione della “Pulcinoelefante” e di Casiraghi (con la “i”). Si mescolano in maniera un po’ disordinata note biografiche e ricordi personali dell’autore (forse un po’ troppi, invero, con qualche peccato di vanità). E poi fotografie, ritagli di giornale, alcuni dei “pulcini” pubblicati, opere di Casiraghy tra disegni, incisioni e collage, qualche copertina. Infine, una parte dedicata all’Africa alla quale il piccolo editore di Osnago ha sempre guardato con particolare interesse. Tanto che la sua casa-tipografia è piena di maschere africane: ne ha oltre cento, ci informa Di Poce che prosegue: «È un altro esempio di ponte culturale che Alberto costruisce ogni giorno, con migranti, amici, artisti, galline e capre e caratteri bodoni.»
«Non capita spesso – aggiunge Di Poce – che un Pittore, sia anche Musicista, Editore, Scrittore, Poeta e Aforista, ma Alberto Casiraghi è soprattutto un poeta dell’Arte e della vita, una felice e rara eccezione essendo il creatore della famose “edizioni Pulcinoelefante”, scrittore di splendidi aforismi, suonatore di Liuto ma soprattutto scrittore, disegnatore, inventore di sogni; un Peter Pan della creatività (…) ma anche un poeta francescano amante dell’uomo, della natura, dei libri e degli animali, Alberto Casiraghi è un artista Flaneur degli abissi dei sogni e dell’inconscio, che vive ed esplora la creatività dei bambini e dei detenuti, di poeti famosi e sconosciuti, corsari dello spirito, un artista tenero come un pulcino, forte come un elefante, sempre insieme al suo Igor (il gatto) le galline e le capre in giardino sempre alla ricerca dell’umor, della felicità delle piccole cose quotidiane.»
Di Poce allarga lo sguardo alla casa-atelier, augurandosi anche che il Comune la trasformi in una casa-museo. Passeggiando in quei locali e nel giardino si provano stupore e meraviglia: «Installazioni e sculture alla porta d’ingresso che ricorda la stanza di Alda Merini con poesie e oggetti vari appesi. E poi «la cucina e la camera da letto al piano di sopra, colme di quadri, libri, sculture, macchina tipografica, inchiostri e matrici e ogni sorta di “objet trouvé” di Duchampiana memoria.»
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E a proposito di “duchampiana memoria”, la fantasia del nostro editore si sbizzarrisce e nascono così “strane opere”, come il libro-scatola con una porzione di pasta da cucinare, il barattolo che «contiene 7 sogni». O l’omaggio a Bruno Munari con un aforisma del celebre designer: «L’uovo ha una forma perfetta benché sia fatto col culo.» Tanto per fare pochi esempi.
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Inoltre, se è impossibile per chiunque restare aggiornati sulla produzione del “Pulcinoelefante” è altrettanto arduo inseguire Casiraghy nelle sue varie scorribande letterarie. C’è il poeta e l’aforista, con libri pubblicati in proprio e da editori anche di peso. Come Frassinelli con il quale nel 2003 ha stampato “L’anima e la foglia.
Poesie_a_forismi_di_Casiraghy__1_.jpg (28 KB)Pensieri e aforismi per la quiete del giorno” con la presentazione dello scrittore Giuseppe Pontiggia: brevissima, ché più corposa avrebbe stonato con la brevità dei pensieri al massimo di tre righe: «Pensieri e aforismi testi di questa raccolta? Non vorrei che Casiraghy cambiasse il sottotitolo, ma a me sembrano qualcosa di diverso, anche se ogni genere è formato soprattutto dalle opere che lo trasgrediscono anziché da quelle che lo confermano A me paiono una intersezione tra la leggerezza degli haiku, i frammenti moderni degli antichi e le invenzioni dei surrealisti. Ma sono soprattutto Casiraghy, con la sua grazia, la sua intensità, la sua simpatia universale per le creature e le cose»: Qualche esempio: «Quando si arriverà all’ultimo/ tutto mi sorprenderà»; «L’ansia è il luogo/ dove riposano i ricordi/ senza fissa dimora»; «Guardo, ed è tutto/ un ascoltare di occhi»; «Quando penso per frammenti/ mi sento le ossa rotte»; «Quando la pace si avvicina/ trattieni il respiro/ potrebbe essere una vendetta»
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Del resto, Casiraghy «poeta lo è sempre stato e in ogni momento della sua vita – ha scritto di lui Giuseppe Leone - Poeta, quando scrive i suoi aforismi (…) poeta nei panni dell’attore (…) e poeta, nelle sue edizioni pulcinoelefante, tutti sanno di quei “librini” realizzati esclusivamente a caratteri mobili, in sole quattro pagine, su pregiatissima carta Hahnemüle, con l’antica pressa in piombo.» (prefazione a “I segreti del fuoco”, Book Editore, 2019).
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Poeta, dunque. Ma, dice lui, «le più belle poesie le ho scritte sotto tortura» e, del resto, «solo sotto tortura vi dirò perché sono nato», Poeta anche dialettale, Un libriccino lo ha realizzato con il pittore Gaetano Orazio, “I paròll del furmentòn”. Aforismi nel dialetto della Brianza”. Dal quale peschiamo solo questa: «M’è vegnu ‘l magón quônt ul purcèll l’à mangiáa la casöla de so fradéll.»
Dario Cercek 
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