Premana: inaugurato l’archivio presso il Museo Etnografico, con una giornata ricca di iniziative e di significati per la comunità
Un momento particolarmente carico di significati quello vissuto ieri dalla comunità di Premana, che ha partecipato numerosa alle iniziative organizzate in occasione dell’apertura della nuova sala dedicata all’archiviazione del patrimonio documentale del paese. 

Il neonato spazio-archivio è stato ricavato all’interno del locale situato al piano terra della struttura museale, nel locale che prima ospitava la farmacia (poi trasferitasi a poche decine di metri di distanza), e messo a disposizione gratuitamente dall’amministrazione comunale. 
Sul senso e la finalità di questo nuovo spazio, la presidente dell’Associazione Culturale “Il Corno” – che gestisce il Museo Etnografico – Paola Pomoni negli scorsi mesi aveva parlato della prospettiva di “raccogliere in maniera sistematica e in un unico luogo la più ampia documentazione possibile sulla storia di Premana, evitando la dispersione di testimonianze preziose e creando le condizioni per studiarle e valorizzarle”, immaginando l’archivio come “un luogo che sia un punto di partenza e di riferimento per chiunque voglia sapere e scrivere di Premana”. 
Mentre si prosegue senza sosta nell’impegnativa attività di archiviazione fisica e di catalogazione digitale del patrimonio documentale, “Il Corno”, ha voluto inaugurare lo spazio-archivio con una giornata realmente dedicata alla gente di Premana, alla comunità del “paese delle lame”, e incentrata sul valore e il significato della memoria scritta, raccontata e vissuta. Nel pomeriggio, dalle 16 alle 18, la nuova sala-archivio ha ospitato la mini-mostra “Inchiostri. Libri, documenti e storie premanesi che non immaginavi”. 

Trattasi di una raccolta di venticinque “chicche” sulla storia di Premana, ossia di documenti particolari, curiosi, con tanto di didascalia in grado di chiarirne contenuto e rilevanza. La mostra resterà aperta fino al prossimo 4 giugno (ogni giovedì sera dalle 21 alle 22, oltre ad aperture pomeridiane occasionali).

Verso le 18.30, invece, si è svolta la cerimonia di inaugurazione vera e propria della nuova sala archivio, oltre che degli altri allestimenti inclusi nella progettualità “NarrAzioni. Un progetto per la comunità” e finanziati grazie all’Avviso Unico Cultura 2025 (Ambito B - Musei e biblioteche) di Regione Lombardia. Tra questi ultimi, rientrano il totem collocato al primo piano del museo, che permette di accedere ad un vasto archivio digitale del patrimonio fotografico di Premana (consultabile anche online, sul sito “Premana ieri, scatti di storia”), e la grande linea del tempo posta nella sala del ferro, sulla quale vengono affiancate la successione degli eventi della storia mondiale e di quella di Premana.

Dando il benvenuto ai presenti, Pomoni ha ringraziato tutti i suoi collaboratori, “senza i quali nulla sarebbe possibile fare”, oltre a “tutti coloro che in qualche modo sono coinvolti nella promozione culturale”, spiegando che “se si fa rete, si possono realizzare tante belle cose”. Il grazie di Pomoni si è esteso anche al sindaco di Premana Elide Codega “per il gesto di fiducia nel metterci a disposizione questa saletta”, a Regione Lombardia “per il fondamentale contributo finanziario”, e a Gabriella Fazzini, moglie del compianto Antonio Bellati (storico premanese, scomparso nel 2013), per aver reso accessibile il vastissimo e preziosissimo archivio di famiglia. “Senza questo contributo, il nostro nuovo archivio varrebbe la metà” ha sottolineato Pomoni “dunque, ringrazio molto Gabriella, che ha accettato di far uscire dalla sua casa il ricordo del marito e il lavoro di una vita, e le assicuro che qui valorizzeremo a dovere questi materiali”. 
“Questo spazio nasce dal sogno di raccogliere quanto più materiale possibile di ciò che è stato scritto a Premana e/o su Premana, così che il nostro paese possa proteggere qualcosa che altrimenti andrebbe perso” ha proseguito la presidente de “Il Corno”. “Qui dentro ci sono storie, ci sono persone, ci sono inchiostri” ha aggiunto, spiegando che “l’impegno a conservare la nostra memoria lo dobbiamo a tutti i nostri antenati, ma anche e soprattutto alla generazione futura, che senza questi materiali non potrebbe conoscere l’essenza di Premana”. “I nostri ragazzi forse se ne stanno andando dal paese, ma io sono convinta che ci sarà un ritorno. Questo, però, avverrà solo se chi parte se ne va con competenze, con spirito d’iniziativa e di sacrificio e con la consapevolezza di chi era… e di chi è. Prima o poi torneranno” ha concluso Pomoni, lasciando la parola al primo cittadino Elide Codega.

Il sindaco ha ringraziato “Il Corno” innanzitutto per aver preso in mano la gestione di un Museo Etnografico rimasto orfano (nel 2024), assicurando che “senza il vostro entusiasmo, l’archivio non sarebbe realtà ora”. Codega ha poi voluto indagare il significato profondo di un luogo nel quale “c'è la nostra identità, dall'inizio al giorno d’oggi, e che i giovani potranno conoscere grazie a questa sala”, dichiarandosi convinta del “forte attaccamento dei premanesi al territorio e alla nostra cultura. Una cultura che non è da poco”. “La nostra comunità è qualcosa di straordinario e non mi stancherò mai di dirlo” ha concluso il sindaco. 

La benedizione di don Matteo Albani e il successivo taglio del nastro hanno inaugurato ufficialmente il nuovo spazio-archivio del Museo Etnografico di Premana, anticipando un momento di rinfresco e convivialità presso la sala civica al piano superiore.

Più tardi, alle ore 21, la popolazione si è riunita presso il Cineteatro parrocchiale di San Rocco, dove è stata riproposta a distanza di anni la proiezione del film “Il mattino sorge ad est”, girato a Premana tra il 2012 e il 2014. Un’occasione non solo di visionare nuovamente la pellicola, ma soprattutto di rivivere l’esperienza della realizzazione di un contenuto che, a partire da un fatto di cronaca nera realmente accaduto (l’unico omicidio di cui si abbia notizia a Premana), racchiude la vera identità di un paese, in un autentico “racconto di comunità”. La serata è stata preparata da due giovani premanesi: Lorenza Tenderini (esperta di cinema, comunicazione ed eventi) e Ambrogio Sanelli (redattore e data journalist). Quest’ultimo ha condotto gli spettatori in una riflessione sul significato del film per il paese, in un momento di “memoria partecipata”, dove la pellicola è diventata occasione per rileggere insieme la storia della comunità.

Sanelli ha definito il film come catalizzatore sia della memoria scritta (in questo caso, in forma cinematografica) che di quella raccontata e vissuta, spiegando che se l’archivio “rappresenta la nostra scelta di conservare la storia e di renderla accessibile ai posteri”, allo stesso tempo “serve che questo luogo offra qualcosa da raccontare”. “È proprio in questo modo che è nato “Il mattino sorge ad est”. Da un fatto di cronaca è scaturita una storia di Premana, rappresentata non come una cartolina, ma nel suo quotidiano, nei suoi vizi, nella sua realtà” ha aggiunto, sottolineando l’importanza di quella pellicola “non tanto per il valore cinematografico, che pure esiste, ma perché rappresenta il prodotto di chi ha voluto che quella storia venisse raccontata, che il proprio paese e la propria comunità venissero raccontati”. “Quel documento è diventato un documento storico. E oggi vi intravediamo sia la Premana di fine ‘800 che quella di un decennio fa. Entrambe ci appartengono, entrambe hanno valore ed entrambe vanno conservate” ha concluso Sanelli.




















