Crandola: presentato “L’affare Sergiusti”, romanzo “degli umili e del male” ambientato (anche) in Valle
È stato presentato sabato pomeriggio presso l’Hotel Ristorante Sassi Rossi di Crandola il libro “L’affare Sergiusti”, edito da La Vita Felice, ultima fatica letteraria dell’autore meneghino Renato Carlo Miradoli. Il volume, ambientato tra il milanese e la Valsassina, rappresenta la seconda uscita della serie “Manzoni indaga” – saga letteraria che vede il celebre scrittore nelle vesti di investigatore - e fa seguito a “L’omicidio del marchese Aliprandi Martinengo”, pubblicato nel 2025.

L’iniziativa - patrocinata dai Comuni di Crandola Valsassina, Margno, Taceno e Casargo – si è svolta nella forma di una presentazione-dibattito tra l’autore e i presenti, incentrata tanto sulle tematiche presenti nel volume quanto su più ampi temi letterari e anche disquisizioni filosofiche. Ad “aprire le danze” è stato Gigi Maria Fusi, di Crandola Valsassina, che su richiesta dell’autore ha fornito la sua personale “recensione” del volume. In seguito, è stato lo stesso Miradoli ad approfondire genesi e contenuti de “L’affare Sergiusti”, a partire dalla scelta di ambientare buona parte delle vicende in Valsassina.

“Volevo fare un omaggio alla Valle, alla quale sono particolarmente legato, e in particolare all’Hotel Ristorante Sassi Rossi, al quale sono unito da legami familiari”. L’autore, infatti, è parente della famiglia Giumelli, che dal 1976 gestisce la struttura in Alta Valle: Miradoli è nipote (acquisito, tramite la zia Franca) dello storico titolare, Pietro, e dunque cugino degli attuali gestori, Giulio e Annamaria. Da qui la scelta di ambientare il vero e proprio centro della vicenda presso la “Pensione Giumelli”.

La Valsassina è centrale nel racconto di Miradoli anche presso le terme di Tartavalle, che diventano luogo di ristoro e di cura per Enrichetta Blondel, la moglie del Manzoni, “inviata” a Taceno su consiglio del dottor Meroni per ristabilirsi dai suoi continui malanni di salute. Sarà proprio questa località votata alla pace il teatro di un efferato omicidio: il colonnello Sergiusti viene assassinato e il conte Manzoni si cala ancora una volta nel ruolo di “detective”. Se vorrà trovare il colpevole, dovrà innanzitutto rispondere alle molte domande circa le vicende passate della vittima. Per farlo, avrà bisogno dell’aiuto degli altri ospiti della Pensione Giumelli, tutti invitati ad un consesso, una riunione tra conoscenti, soci d’affari, fornitori, finanziatori, suoi collaboratori, commilitoni: tutti sospettati e tutti testimoni di questo affare Sergiusti.

L’autore ha voluto sottolineare come non sia possibile e neanche desiderabile “scrivere un romanzo senza considerare quello che ti circonda, il presente che vivi, le persone che conosci”, ribadendo che “anche lo stesso Manzoni cambiava a seconda di ciò che sarebbe andato a raccontare, “entrando” in ogni personaggio del quale narrava le vicende”. Da qui la scelta dell’autore de “I promessi sposi” di fornire una profonda caratterizzazione psicologica dei protagonisti delle sue vicende, che permette al lettore di “stare dalla parte delle personaggio, tanto che ogni volta che rilegge un racconto si (re)immedesima in quel soggetto”, come ha spiegato lo stesso Miradoli, dichiarando il suo tentativo di emulare lo stile manzoniano da questo punto di vista, con personaggi che il lettore è in grado di conoscere nella propria essenza vera e profonda.

E, dunque, nella propria umiltà. “Umiltà che non significa essere “di basso livello”, ma invece saper riconoscere sé stessi, sapere chi siamo” ha chiarito Miradoli, spiegando che “Manzoni è il trionfo dell’umiltà, e tra le righe de l’affare Sergiusti emerge questo tema caratterizzante l’opera manzoniana”. L’umiltà, ad esempio, di Pietro e Franca Giumelli, gestori capaci e affezionati dei “Sassi Rossi”, “gli zii” ai quali Miradoli ha dedicato alcuni passi del romanzo, declamati nel corso della presentazione cedendo a qualche lacrima di commozione. “L’umiltà dello zio Pietro è la vera forza portante del romanzo” ha aggiunto ancora l’autore, spiegando però che “gli umili presenti in questo racconto arrivano a commettere un omicidio, quello dell’ex colonnello Sergiusti, una persona buonissima, ma che sembra rappresentare la fonte di ogni male”.

Ed ecco che viene introdotto il secondo grande tema del romanzo: il male. “L’affare Sergiusti è una vera e propria “ode al male”, priva di moralismi di sorta, un male per il quale non c’è pentimento o redenzione” ha proseguito Miradoli, chiarendo che nel suo libro si trova “la cattiveria, il compiacersi di fare il male, la soddisfazione per averlo fatto”. Alla domanda del pubblico “come fa un buono ad essere causa del male?”, l’autore ha risposto che “non esistono i buoni, così come non esistono i cattivi. Non si possono fare tagli netti, la verità è che la verità non esiste, al massimo esistono delle sfumature, delle gradazioni di bene e di male”.
Al termine della presentazione, i presenti hanno potuto far firmare dall’autore la propria copia del libro, prima del rinfresco allestito presso la sala del ristorante.
Renato Carlo Miradoli
L’iniziativa - patrocinata dai Comuni di Crandola Valsassina, Margno, Taceno e Casargo – si è svolta nella forma di una presentazione-dibattito tra l’autore e i presenti, incentrata tanto sulle tematiche presenti nel volume quanto su più ampi temi letterari e anche disquisizioni filosofiche. Ad “aprire le danze” è stato Gigi Maria Fusi, di Crandola Valsassina, che su richiesta dell’autore ha fornito la sua personale “recensione” del volume. In seguito, è stato lo stesso Miradoli ad approfondire genesi e contenuti de “L’affare Sergiusti”, a partire dalla scelta di ambientare buona parte delle vicende in Valsassina.
Gigi Maria Fusi
“Volevo fare un omaggio alla Valle, alla quale sono particolarmente legato, e in particolare all’Hotel Ristorante Sassi Rossi, al quale sono unito da legami familiari”. L’autore, infatti, è parente della famiglia Giumelli, che dal 1976 gestisce la struttura in Alta Valle: Miradoli è nipote (acquisito, tramite la zia Franca) dello storico titolare, Pietro, e dunque cugino degli attuali gestori, Giulio e Annamaria. Da qui la scelta di ambientare il vero e proprio centro della vicenda presso la “Pensione Giumelli”.
Pietro Giumelli con Miradoli
La Valsassina è centrale nel racconto di Miradoli anche presso le terme di Tartavalle, che diventano luogo di ristoro e di cura per Enrichetta Blondel, la moglie del Manzoni, “inviata” a Taceno su consiglio del dottor Meroni per ristabilirsi dai suoi continui malanni di salute. Sarà proprio questa località votata alla pace il teatro di un efferato omicidio: il colonnello Sergiusti viene assassinato e il conte Manzoni si cala ancora una volta nel ruolo di “detective”. Se vorrà trovare il colpevole, dovrà innanzitutto rispondere alle molte domande circa le vicende passate della vittima. Per farlo, avrà bisogno dell’aiuto degli altri ospiti della Pensione Giumelli, tutti invitati ad un consesso, una riunione tra conoscenti, soci d’affari, fornitori, finanziatori, suoi collaboratori, commilitoni: tutti sospettati e tutti testimoni di questo affare Sergiusti.

L’autore ha voluto sottolineare come non sia possibile e neanche desiderabile “scrivere un romanzo senza considerare quello che ti circonda, il presente che vivi, le persone che conosci”, ribadendo che “anche lo stesso Manzoni cambiava a seconda di ciò che sarebbe andato a raccontare, “entrando” in ogni personaggio del quale narrava le vicende”. Da qui la scelta dell’autore de “I promessi sposi” di fornire una profonda caratterizzazione psicologica dei protagonisti delle sue vicende, che permette al lettore di “stare dalla parte delle personaggio, tanto che ogni volta che rilegge un racconto si (re)immedesima in quel soggetto”, come ha spiegato lo stesso Miradoli, dichiarando il suo tentativo di emulare lo stile manzoniano da questo punto di vista, con personaggi che il lettore è in grado di conoscere nella propria essenza vera e profonda.

E, dunque, nella propria umiltà. “Umiltà che non significa essere “di basso livello”, ma invece saper riconoscere sé stessi, sapere chi siamo” ha chiarito Miradoli, spiegando che “Manzoni è il trionfo dell’umiltà, e tra le righe de l’affare Sergiusti emerge questo tema caratterizzante l’opera manzoniana”. L’umiltà, ad esempio, di Pietro e Franca Giumelli, gestori capaci e affezionati dei “Sassi Rossi”, “gli zii” ai quali Miradoli ha dedicato alcuni passi del romanzo, declamati nel corso della presentazione cedendo a qualche lacrima di commozione. “L’umiltà dello zio Pietro è la vera forza portante del romanzo” ha aggiunto ancora l’autore, spiegando però che “gli umili presenti in questo racconto arrivano a commettere un omicidio, quello dell’ex colonnello Sergiusti, una persona buonissima, ma che sembra rappresentare la fonte di ogni male”.

Ed ecco che viene introdotto il secondo grande tema del romanzo: il male. “L’affare Sergiusti è una vera e propria “ode al male”, priva di moralismi di sorta, un male per il quale non c’è pentimento o redenzione” ha proseguito Miradoli, chiarendo che nel suo libro si trova “la cattiveria, il compiacersi di fare il male, la soddisfazione per averlo fatto”. Alla domanda del pubblico “come fa un buono ad essere causa del male?”, l’autore ha risposto che “non esistono i buoni, così come non esistono i cattivi. Non si possono fare tagli netti, la verità è che la verità non esiste, al massimo esistono delle sfumature, delle gradazioni di bene e di male”.
Al termine della presentazione, i presenti hanno potuto far firmare dall’autore la propria copia del libro, prima del rinfresco allestito presso la sala del ristorante.
A.Te.




















