Calolzio: la filiera corta al Lavello, c'è il 'mercato agricolo'
Dovrà necessariamente attecchire, conquistando una fetta di acquirenti sufficientemente ampia per giustificare lo sforzo. Le condizioni perché accada sembrano però esserci tutte e, dopo un paio di martedì di prova, quest'oggi - in una giornata uggiosa dal punto di vista meteorologico - il morale degli organizzatori era alto: il mercato agricolo è sbarcato a Calolziocorte, su iniziativa del Consorzio Terrealte, pronto a replicare nel capoluogo della Val San Martino il successo dell'analoga iniziativa di Osnago, diventa ormai una "certezza" per storicità, superando al contempo le difficoltà che hanno, nel recente passato, fatto desistere invece sulla piazza di Merate.


Come sottolineato da Edoardo Piazza, presidente della realtà che riunisce 22 imprenditori agricoli e agrituristici del territorio, con il mercato agricolo di Calolziocorte si guarda ora ad un bacino diverso (e dunque potenzialmente appagante) rispetto a quello di Osnago, orientato verso il meratese e la Brianza monzese, mantenendo fermo il focus su uno dei capisaldi del Consorzio ovvero "promuovere l'agricoltura locale valorizzando la filiera corta".


Nove i banchi allestiti settimanalmente (che diventeranno dieci una volta al mese con la presenza di un ulteriore attività che ha aderito con questa formula più saltuaria), con una proposta a tutto tondo, dalla verdura alla carne, dai formaggi alle marmellate passando per pane e miele.


Il tutto a chilometro praticamente zero, coinvolgendo operatori con sede tra Lecco e Montevecchia, fuori dalla rete della grande distribuzione, intenzionati a presentarsi come un valore aggiunto al fianco dei tradizionali venditore del mercato di Calolzio. Perché, ed è qui uno degli elementi su cui si spera di fare leva per creare quel "giro" necessario a cementificare l'esperienza, la proposta di Terrealte andrà a braccetto con il classico appuntamento del martedì sul lungofiume pur confinata in una nicchia propria. E che nicchia.


Il mercato agricolo trova spazio infatti nel parcheggio interno al Convento di Santa Maria del Lavello, location già di per sé di spessore. In una sorta di "ritorno al passato genuino", come sottolineato dal Presidente della Fondazione Pierluigi Donadoni, ricordando come al tempo i frati insediati nel monastero curassero il loro orto e il complesso fosse una sorta di punto di scambio di beni all'interno della Valle, per poi soffermarsi sulla qualità dei prodotti della terra offerti e sul coraggio dimostrato da chi ha scelto di investire creando una filiera alternativa a quella classica.


Al suo augurio affinché il mercato agricolo possa prendere piede si è unito il sindaco Marco Ghezzi, parlando di un'iniziativa "molto positiva" che andrà a "rendere ancor più ricco e importante il nostro mercato settimanale, già invidiato da tutti, con 4-5 mila presenze ogni martedì", auspicando anche che sia la prima di una serie di novità messe in campo per garantire vita alla struttura ospitante.


Un "contesto affascinante" per la stessa ammissione di Piazza, sostenuto dal direttore del Consorzio, Giorgio Esposti che ha rimarcato l'approccio fin da subito positivo con la Fondazione e l'amministrazione comunale, invitando i cittadini a iniziare a vivere il mercato agricolo e a conoscere direttamente i produttori presenti, sempre ben disposti a spiegare quel che espongono sui banchi, frutto del loro lavoro e dunque delle loro energie e della loro capacità di fare.


Come sottolineato da Edoardo Piazza, presidente della realtà che riunisce 22 imprenditori agricoli e agrituristici del territorio, con il mercato agricolo di Calolziocorte si guarda ora ad un bacino diverso (e dunque potenzialmente appagante) rispetto a quello di Osnago, orientato verso il meratese e la Brianza monzese, mantenendo fermo il focus su uno dei capisaldi del Consorzio ovvero "promuovere l'agricoltura locale valorizzando la filiera corta".


Nove i banchi allestiti settimanalmente (che diventeranno dieci una volta al mese con la presenza di un ulteriore attività che ha aderito con questa formula più saltuaria), con una proposta a tutto tondo, dalla verdura alla carne, dai formaggi alle marmellate passando per pane e miele.


Il tutto a chilometro praticamente zero, coinvolgendo operatori con sede tra Lecco e Montevecchia, fuori dalla rete della grande distribuzione, intenzionati a presentarsi come un valore aggiunto al fianco dei tradizionali venditore del mercato di Calolzio. Perché, ed è qui uno degli elementi su cui si spera di fare leva per creare quel "giro" necessario a cementificare l'esperienza, la proposta di Terrealte andrà a braccetto con il classico appuntamento del martedì sul lungofiume pur confinata in una nicchia propria. E che nicchia.


Il mercato agricolo trova spazio infatti nel parcheggio interno al Convento di Santa Maria del Lavello, location già di per sé di spessore. In una sorta di "ritorno al passato genuino", come sottolineato dal Presidente della Fondazione Pierluigi Donadoni, ricordando come al tempo i frati insediati nel monastero curassero il loro orto e il complesso fosse una sorta di punto di scambio di beni all'interno della Valle, per poi soffermarsi sulla qualità dei prodotti della terra offerti e sul coraggio dimostrato da chi ha scelto di investire creando una filiera alternativa a quella classica.


Al suo augurio affinché il mercato agricolo possa prendere piede si è unito il sindaco Marco Ghezzi, parlando di un'iniziativa "molto positiva" che andrà a "rendere ancor più ricco e importante il nostro mercato settimanale, già invidiato da tutti, con 4-5 mila presenze ogni martedì", auspicando anche che sia la prima di una serie di novità messe in campo per garantire vita alla struttura ospitante.


Un "contesto affascinante" per la stessa ammissione di Piazza, sostenuto dal direttore del Consorzio, Giorgio Esposti che ha rimarcato l'approccio fin da subito positivo con la Fondazione e l'amministrazione comunale, invitando i cittadini a iniziare a vivere il mercato agricolo e a conoscere direttamente i produttori presenti, sempre ben disposti a spiegare quel che espongono sui banchi, frutto del loro lavoro e dunque delle loro energie e della loro capacità di fare.
A.M.




















