A "Fa' la cosa giusta" le storie di viaggi lenti, di stili di vita giusti
Scendo in Fiera a Rho in un sabato di pioggia torrenziale e neve copiosa sulle montagne che mi avrebbe impedito di fare una delle mie solite scampagnate solitarie. Cammino anche lì, in effetti: dalla stazione lungo l’interminabile budello che conduce all’ingresso della Fiera, e poi sotto il tetto a ragnatela che raccoglie la pioggia (senza proteggere più di tanto, un po’ per il vento un po’ per i buchi nella copertura, i piloni di sostegno bianchi tutti impolverati: ma noi abbiamo davvero fatto passare di lì’ il mondo intero per andare ad assistere alle gare delle Olimpiadi invernali?!), e poi in giro per i padiglioni 16 e 20 che da venerdì fino a stasera, domenica 15 marzo, ospitano le 22esima edizione di “Fa’ la cosa giusta!”, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili.
Entro con l’accredito STAMPA ben pendente al collo e – la lezione avrei già dovuto impararla da tempo ma me la dimentico sempre – vengo benevolmente preso d’assalto da banditori e promotori di ogni stand. Giustamente hanno voglia di raccontare le proprie iniziative, ma altrettanto giustamente chi cammina può aver voglia di perdersi.

Sfilo il badge dal collo e mi ingaglioffo tra stand degli uffici turistici delle regioni italiane, laboratori di letture teatralizzate e creazioni artistiche che coinvolgono un sacco, davvero un sacco di famiglie e bambini (che bello!), piccole realtà di vendita di prodotti artigianali e sostenibili, qualche grande marchio commerciale (che tuttavia qui sceglie di ragionare sul riciclo più che sul consumo, e allora ben venga), e un po’ di associazioni che interpretano la “sostenibilità” degli stili di vita non solo come ecologia, ma essenzialmente e anzitutto come pace. Ho ancora il badge ben visibile al collo quando mi ferma un esponente del MEAN, il Movimento Europeo di Azione Non violenta, o forse sono io a incuriosirmi di fronte a quello che mi pare un allestimento scenico del loro piccolo stand, e invece.
Una rete di nylon color del latte, quasi trasparente, drappeggiata a lato, come i tramagli dei pescatori messi ad asciugare. No, come le reti per la cattura degli uccelli, forse.
Mi spiega che la produce un’azienda bresciana, e loro la portano a Kyiv, a Leopoli, a Mykolayiv, Chernihiv, Kharkiv, dove viene appesa come le luminarie natalizie sui pali lungo le strade, soprattutto gli stradoni di grande percorrenza, per bloccare i droni russi. Ipotizzo chissà quali tecnologie da Top Gun Disturba le radiofrequenze? Acceca i radar? Manda segnali di falsi bersagli? No. Li ferma come si faceva una volta nei roccoli.

Proseguo il mio andirivieni lento, ad esplorare i cammini, alcuni millenari e necessari, per la storia dell’umanità, da molto prima di “Buen camino”, ma ovviamente il Cammino di Santiago è protagonista, non solo con le testimonianze fotografiche ma anche con il racconto di CamminAutismo, l’esperienza di accompagnamento di persone con autismo proprio lungo il Cammino di Santiago.
Mi aspettano allo stand del CAI per il firmacopie del mio ultimo libro. Anche qui, dove il racconto potrebbe farsi eroico e pomposo, trovo una montagna che non è solo sfida e vetta, ma spazio di crescita, inclusione e sostenibilità: il cammino consapevole e accessibile lungo il Sentiero Italia, la formazione dei giovani con l’entusiasmo del CAI Scuola e un “gioco” (con tanto di piccolo premio finale) che invita a camminare in fiera senza tralasciare nulla.

“Cosa significa scegliere la lentezza in un mondo che corre sempre più veloce?”, chiedeva il claim di lancio della fiera. Esco quando è ormai sera, e ripercorro il lungo tragitto verso la stazione. Sarà perché è sabato e la frenesia milanese del “laurà” si è presa una pausa, sarà per il contagio dell’aria respirata in fiera, ma sono davvero pochi pochissimi quelli che approfittano dei tapis roulant o delle scale mobili: camminano tutti a lato, lentamente, parlottando con gli estranei come si fa solo sui sentieri di montagna, e si dovrebbe fare ovunque.
La fiera, organizzata da Terre di mezzo Editore è aperta fino a stasera a Fiera Milano Rho con ingresso gratuito (con registrazione sul sito falacosagiusta.org).
Foto di Alessia Gatta
Entro con l’accredito STAMPA ben pendente al collo e – la lezione avrei già dovuto impararla da tempo ma me la dimentico sempre – vengo benevolmente preso d’assalto da banditori e promotori di ogni stand. Giustamente hanno voglia di raccontare le proprie iniziative, ma altrettanto giustamente chi cammina può aver voglia di perdersi.

Sfilo il badge dal collo e mi ingaglioffo tra stand degli uffici turistici delle regioni italiane, laboratori di letture teatralizzate e creazioni artistiche che coinvolgono un sacco, davvero un sacco di famiglie e bambini (che bello!), piccole realtà di vendita di prodotti artigianali e sostenibili, qualche grande marchio commerciale (che tuttavia qui sceglie di ragionare sul riciclo più che sul consumo, e allora ben venga), e un po’ di associazioni che interpretano la “sostenibilità” degli stili di vita non solo come ecologia, ma essenzialmente e anzitutto come pace. Ho ancora il badge ben visibile al collo quando mi ferma un esponente del MEAN, il Movimento Europeo di Azione Non violenta, o forse sono io a incuriosirmi di fronte a quello che mi pare un allestimento scenico del loro piccolo stand, e invece.
Una rete di nylon color del latte, quasi trasparente, drappeggiata a lato, come i tramagli dei pescatori messi ad asciugare. No, come le reti per la cattura degli uccelli, forse.



Proseguo il mio andirivieni lento, ad esplorare i cammini, alcuni millenari e necessari, per la storia dell’umanità, da molto prima di “Buen camino”, ma ovviamente il Cammino di Santiago è protagonista, non solo con le testimonianze fotografiche ma anche con il racconto di CamminAutismo, l’esperienza di accompagnamento di persone con autismo proprio lungo il Cammino di Santiago.
Mi aspettano allo stand del CAI per il firmacopie del mio ultimo libro. Anche qui, dove il racconto potrebbe farsi eroico e pomposo, trovo una montagna che non è solo sfida e vetta, ma spazio di crescita, inclusione e sostenibilità: il cammino consapevole e accessibile lungo il Sentiero Italia, la formazione dei giovani con l’entusiasmo del CAI Scuola e un “gioco” (con tanto di piccolo premio finale) che invita a camminare in fiera senza tralasciare nulla.

“Cosa significa scegliere la lentezza in un mondo che corre sempre più veloce?”, chiedeva il claim di lancio della fiera. Esco quando è ormai sera, e ripercorro il lungo tragitto verso la stazione. Sarà perché è sabato e la frenesia milanese del “laurà” si è presa una pausa, sarà per il contagio dell’aria respirata in fiera, ma sono davvero pochi pochissimi quelli che approfittano dei tapis roulant o delle scale mobili: camminano tutti a lato, lentamente, parlottando con gli estranei come si fa solo sui sentieri di montagna, e si dovrebbe fare ovunque.
La fiera, organizzata da Terre di mezzo Editore è aperta fino a stasera a Fiera Milano Rho con ingresso gratuito (con registrazione sul sito falacosagiusta.org).
Foto di Alessia Gatta
Stefano Motta




















