Stillicidio di insulti e minacce tramite social, la consigliera provinciale Silvia Bosio denuncia stalker: dura ma va fatto

Il tutto ruota attorno a questioni personali. Fatti privati che nulla hanno a che vedere con l'attività politica, ne' in Comune, a Calolzio ne' in Provincia, dove ricopre incarichi amministrativi di responsabilità. Ma quando, in veste di consigliera organizzi ogni 25 novembre iniziative – nemmeno “di circostanza”, ma con quel tocco di originalità per tentare davvero di arrivare a più persone possibili, ragazzi in primis –  per dire no alla violenza di genere o hai la delega per le pari opportunità e da ogni palco che ti è offerto non perdi l'occasione di sottolineare il valore delle donne, bhe, allora, anche l'essere diventata tu stessa vittima di un reato da “codice rosso” ti porta a non nascondere la cosa, a renderla pubblica, esponendo una vulnerabilità per rimarcare con il tuo comportamento che non si è inermi e che zitte non si deve stare. 
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In primo piano la consigliera Silvia Bosio durante un'iniziativa per il 25 Novembre organizzata da lei stessa a Calolzio

E' il ragionamento di fondo che ha portato Silvia Bosio, 39 anni, esponente emergente della dirigenza locale di Forza Italia, a voler condividere l'incubo in cui suo malgrado si è trovata catapultata dopo un primo messaggio anonimo su Instagram a cui, con la stessa capacità sfiancante della goccia che scalfisce la roccia, ne sono seguiti a decine, sempre da profili diversi, fake chiaramente, aperti uno dopo l'altro in sostituzione del precedente prontamente bloccato, per insultare e minacciare, in maniera diretta, con linguaggio volgare e violento, ma subdola, sfruttando la schermatura social e dunque una supposta impunita. Solo presunta, però, perché, presentata denuncia, tutto è arrivato al vaglio della Polizia e della magistratura, con le conseguenze del caso. Atti persecutori il reato ipotizzato. Stalking per dirla con il termine più in voga. 
“Vorrei ringraziare prima di tutto il personale della Questura di Lecco, per l'accoglienza che mi è stata fin da subito riservata e per la pronta attivazione. Da consigliera, da esponente di Azzurro donna, ma anche prima, da semplice cittadina, ho sempre prestato attenzione agli eventi contro la violenza di genere, violenza che – ci tengo a sottolineare – qualifica chi la mette in atto e non chi la subisce”. Una precisazione, questa, non solo “teorica” ma sperimentata anche sulla propria pelle dalla calolziese, arrivata a colpevolizzarsi per i messaggi denigratori ricevuti, intimorendosi chiaramente dinnanzi alle espressioni violente, tanto da vivere in uno stato di ansia e arrivare a modificare anche abitudini consolidate nel tempo, per trovare poi, però, la forza di reagire, senza lasciarsi condizionare da influenze esterne fino ad andare in Questura.
“Leggevo, recentemente, che circa la metà delle ragazze under 18 di oggi subiscono almeno un episodio di scherno attraverso i social, fino ad arrivare a casi limite con conseguenze drammatiche, suicidi inclusi. Il cyberbullismo è una piaga, per tutti. Nessuno - e quello che mi è successo ne è la riprova - può considerarsi estraneo al problema. Non è facile, ma la denuncia è un passo da fare”.
A.M.
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