Pagnona: posate 4 pietre d’inciampo a perenne ricordo di altrettanti concittadini assassinati nei lager nazisti
In una delle prime giornate della nuova stagione, giornata che in verità di primaverile aveva ben poco, sotto una pioggia battente si è tenuta questa mattina a Pagnona la cerimonia per la posa di quattro pietre d’inciampo - i sanpietrini ricoperti di ottone che ravvivano la memoria delle persone internate e assassinate nei campi di sterminio nazisti – in ricordo di altrettanti pagnonesi vittime dell’atrocità della deportazione: Martino Brumana, Adriano Buttera, Giuseppe Losma e Aldo Tagliaferri.
Pietre che vogliono far “inciampare” metaforicamente chi passa di lì nel ricordo di figure gloriose della nostra Resistenza, ma anche nella memoria della brutalità della guerra e della malvagità di cui la nostra specie sa rendersi protagonista.

Ad introdurre la cerimonia dando il benvenuto a tutti i presenti è stato Augusto Giuseppe Amanti, che – oltre ad aver organizzato l’evento di oggi - è stato il principale fautore dell’iniziativa, occupandosi di istruire le domande per le pietre d’inciampo e di tutto il relativo iter burocratico. In una Via Centrale del piccolo paese dell’Alta Valle decisamente gremita per l’occasione (e nonostante il cattivo tempo), il sindaco di Pagnona Martino Colombo ha preso la parola per sottolineare come “porre queste pietre significa riportare i nostri compaesani a casa, nel loro vissuto, nelle loro abitudini e nelle loro famiglie, tenendo viva la loro memoria e quella di tutti coloro che hanno perso la vita per la nostra libertà”.

Oltre ai quattro deportati insigniti di una onorificenza così significativa quale è la pietra d’inciampo, il primo cittadino ha infatti voluto ricordare anche Genesio Tagliaferri e Teodolindo Tagliaferri (gli altri due pagnonesi morti nei lager nazisti), oltre a “tutti gli altri nostri compaesani che sono stati deportati in Germania”.

Colombo ha infine voluto ringraziare il Prefetto di Lecco Dott. Sergio Pomponio per la sua presenza, oltre allo stesso Amanti, al Gruppo Alpini di Pagnona (che ha collaborato con l’amministrazione comunale nell’iniziativa), alle autorità e alle associazioni presenti, e in generale a tutti coloro “che sono qui in un giorno così importante per il nostro piccolo paese”.

Dopo di lui, Angelo Pavoni – presidente dell’ANPI Valsassina – è intervenuto definendo le pietre d’inciampo “un ponte tra il passato e il presente”, oltre che “un monito che ci ricorda quanto sia fragile la libertà e quanto sia necessario difenderla ogni giorno, rimanendo vigili e non abbassando mai la guardia”. “Ogni pietra che posiamo oggi è una luce che illumina il nostro cammino e una responsabilità che ci impegniamo a portare avanti” ha aggiunto, prima di concludere spiegando che “queste pietre sono un simbolo concreto, ma è nel nostro cuore e nelle nostre azioni quotidiane che la memoria trova il suo vero significato. Non dimentichiamo mai”.

Dopo l’esecuzione di “Figli di Nessuno” da parte del coro “cantarResistenza”, il capogruppo degli Alpini di Pagnona Amos Tagliaferri ha descritto quello della posa delle pietre d’inciampo come “un gesto semplice ma potente, che ci invita a riflettere sul nostro passato e ad onorare la memoria di chi ha sofferto”. “Le pietre d’inciampo non sono solo elementi di arredo urbano” ha aggiunto “ma sono simboli di una storia che non possiamo e non dobbiamo dimenticare: rappresentano le vite spezzate, le speranze infrante e il coraggio di coloro che nonostante tutto hanno cercato di resistere e lottare per la libertà e la dignità”.

“Oggi, posando queste pietre ci impegniamo a trasmettere alle future generazioni i valori della memoria e dell’umanità” ha ribadito Tagliaferri, auspicandosi che “queste pietre d’inciampo non siano solo un ricordo del passato, ma un invito a costruire un futuro migliore, dove la memoria e il rispetto della vita umana siano sempre al primo posto”.

Hanno fatto seguito alcune, toccanti, testimonianze dei parenti delle vittime. Prima che Augusto Giuseppe Amanti prendesse nuovamente la parola, sottolineando come “oggi posando queste pietre d’inciampo ci impegniamo a non dimenticare, e a distanza di ottant’anni celebriamo anche il funerale che Martino, Adriano, Giuseppe e Aldo non hanno mai avuto”.
Dopo la lettura di una breve biografia di ognuno dei quattro deportati pagnonesi, Amanti ha ricordato che il 4 giugno 2021 è stata loro conferita la medaglia d’onore alla memoria, consegnata agli eredi dal sindaco Martino Colombo e dell’allora Prefetto di Lecco, Dott. Castrese De Rosa. “Oggi mentre posiamo queste pietre non solo rendiamo omaggio a queste quattro vite, ma rinnoviamo anche il nostro impegno a combattere ogni forma di odio e di intolleranza” ha aggiunto ancora, augurandosi infine “che queste pietre d’inciampo ci ricordino sempre l’importanza di essere vigili, empatici e uniti nella lotta contro l’ingiustizia”.

Prima della posa effettiva di questi simboli così ricchi di significato e così carichi di memoria, il Prefetto di Lecco Dott. Sergio Pomponio ha voluto ricordare che “la Valsassina ha avuto un numero elevatissimo di internati, con percentuali molto maggiori rispetto alla gran parte del territorio lecchese”, identificando la ragione di questo primato nel “fortissimo senso di comunità e di appartenenza che caratterizza Pagnona e i paesi limitrofi”, un senso di comunità che nei tragici anni della Resistenza significò il contributo di tutta la popolazione, nessuno escluso, alla causa della lotta contro il nazifascismo. “Bisogna rimanere orgogliosi dei valori di queste comunità” ha dichiarato il Prefetto, affermando che “la nutrita presenza che vedo oggi testimonia che siete un popolo che vive nella memoria e la sente come parte di voi stessi, come parte della vostra storia” e spiegando infine che “queste cerimonie ci dicono che siamo vivi e siamo parte di una comunità ogniqualvolta siamo capaci di comprendere i valori che la tengono in piedi e che la mantengono unita”.
A questo punto, i parenti dei quattro deportati pagnonesi hanno portato ad una ad una le pietre d’inciampo fino al punto designato ad accogliere per sempre la memoria di Martino Giuseppe Brumana (di Dante), Adriano Buttera (di Bortolo), Giuseppe Nazaro Losma (di Clemente) e Aldo Felice Tagliaferri (di Candido), tutti caduti tra il 1944 e il 1945 nel sottocampo di Hersbruck, in Germania.
Don Matteo Albani – parroco di Premana e di Pagnona – ha benedetto questi fondamentali simboli di memoria, dichiarando che “con questo gesto riportiamo i nostri fratelli al cuore di Dio” ed esortando i presenti “a tornare noi tutti al cuore di Dio, per ricordarci cosa vuol dire amare”.

Oltre all’anno di nascita, l’anno e luogo di arresto e di deportazione, la data e luogo di morte, le pietre d’inciampo riportano la cosa più importante per ogni uomo e donna: il proprio nome. Perché “una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome”.
Pietre che vogliono far “inciampare” metaforicamente chi passa di lì nel ricordo di figure gloriose della nostra Resistenza, ma anche nella memoria della brutalità della guerra e della malvagità di cui la nostra specie sa rendersi protagonista.
Ad introdurre la cerimonia dando il benvenuto a tutti i presenti è stato Augusto Giuseppe Amanti, che – oltre ad aver organizzato l’evento di oggi - è stato il principale fautore dell’iniziativa, occupandosi di istruire le domande per le pietre d’inciampo e di tutto il relativo iter burocratico. In una Via Centrale del piccolo paese dell’Alta Valle decisamente gremita per l’occasione (e nonostante il cattivo tempo), il sindaco di Pagnona Martino Colombo ha preso la parola per sottolineare come “porre queste pietre significa riportare i nostri compaesani a casa, nel loro vissuto, nelle loro abitudini e nelle loro famiglie, tenendo viva la loro memoria e quella di tutti coloro che hanno perso la vita per la nostra libertà”.
Oltre ai quattro deportati insigniti di una onorificenza così significativa quale è la pietra d’inciampo, il primo cittadino ha infatti voluto ricordare anche Genesio Tagliaferri e Teodolindo Tagliaferri (gli altri due pagnonesi morti nei lager nazisti), oltre a “tutti gli altri nostri compaesani che sono stati deportati in Germania”.
Colombo ha infine voluto ringraziare il Prefetto di Lecco Dott. Sergio Pomponio per la sua presenza, oltre allo stesso Amanti, al Gruppo Alpini di Pagnona (che ha collaborato con l’amministrazione comunale nell’iniziativa), alle autorità e alle associazioni presenti, e in generale a tutti coloro “che sono qui in un giorno così importante per il nostro piccolo paese”.
Dopo di lui, Angelo Pavoni – presidente dell’ANPI Valsassina – è intervenuto definendo le pietre d’inciampo “un ponte tra il passato e il presente”, oltre che “un monito che ci ricorda quanto sia fragile la libertà e quanto sia necessario difenderla ogni giorno, rimanendo vigili e non abbassando mai la guardia”. “Ogni pietra che posiamo oggi è una luce che illumina il nostro cammino e una responsabilità che ci impegniamo a portare avanti” ha aggiunto, prima di concludere spiegando che “queste pietre sono un simbolo concreto, ma è nel nostro cuore e nelle nostre azioni quotidiane che la memoria trova il suo vero significato. Non dimentichiamo mai”.

Dopo l’esecuzione di “Figli di Nessuno” da parte del coro “cantarResistenza”, il capogruppo degli Alpini di Pagnona Amos Tagliaferri ha descritto quello della posa delle pietre d’inciampo come “un gesto semplice ma potente, che ci invita a riflettere sul nostro passato e ad onorare la memoria di chi ha sofferto”. “Le pietre d’inciampo non sono solo elementi di arredo urbano” ha aggiunto “ma sono simboli di una storia che non possiamo e non dobbiamo dimenticare: rappresentano le vite spezzate, le speranze infrante e il coraggio di coloro che nonostante tutto hanno cercato di resistere e lottare per la libertà e la dignità”.
“Oggi, posando queste pietre ci impegniamo a trasmettere alle future generazioni i valori della memoria e dell’umanità” ha ribadito Tagliaferri, auspicandosi che “queste pietre d’inciampo non siano solo un ricordo del passato, ma un invito a costruire un futuro migliore, dove la memoria e il rispetto della vita umana siano sempre al primo posto”.

Hanno fatto seguito alcune, toccanti, testimonianze dei parenti delle vittime. Prima che Augusto Giuseppe Amanti prendesse nuovamente la parola, sottolineando come “oggi posando queste pietre d’inciampo ci impegniamo a non dimenticare, e a distanza di ottant’anni celebriamo anche il funerale che Martino, Adriano, Giuseppe e Aldo non hanno mai avuto”.
Prima della posa effettiva di questi simboli così ricchi di significato e così carichi di memoria, il Prefetto di Lecco Dott. Sergio Pomponio ha voluto ricordare che “la Valsassina ha avuto un numero elevatissimo di internati, con percentuali molto maggiori rispetto alla gran parte del territorio lecchese”, identificando la ragione di questo primato nel “fortissimo senso di comunità e di appartenenza che caratterizza Pagnona e i paesi limitrofi”, un senso di comunità che nei tragici anni della Resistenza significò il contributo di tutta la popolazione, nessuno escluso, alla causa della lotta contro il nazifascismo. “Bisogna rimanere orgogliosi dei valori di queste comunità” ha dichiarato il Prefetto, affermando che “la nutrita presenza che vedo oggi testimonia che siete un popolo che vive nella memoria e la sente come parte di voi stessi, come parte della vostra storia” e spiegando infine che “queste cerimonie ci dicono che siamo vivi e siamo parte di una comunità ogniqualvolta siamo capaci di comprendere i valori che la tengono in piedi e che la mantengono unita”.

A questo punto, i parenti dei quattro deportati pagnonesi hanno portato ad una ad una le pietre d’inciampo fino al punto designato ad accogliere per sempre la memoria di Martino Giuseppe Brumana (di Dante), Adriano Buttera (di Bortolo), Giuseppe Nazaro Losma (di Clemente) e Aldo Felice Tagliaferri (di Candido), tutti caduti tra il 1944 e il 1945 nel sottocampo di Hersbruck, in Germania.

Don Matteo Albani – parroco di Premana e di Pagnona – ha benedetto questi fondamentali simboli di memoria, dichiarando che “con questo gesto riportiamo i nostri fratelli al cuore di Dio” ed esortando i presenti “a tornare noi tutti al cuore di Dio, per ricordarci cosa vuol dire amare”.

Oltre all’anno di nascita, l’anno e luogo di arresto e di deportazione, la data e luogo di morte, le pietre d’inciampo riportano la cosa più importante per ogni uomo e donna: il proprio nome. Perché “una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome”.
Alessandro Tenderini