Valmadrera, 4 Novembre: il sindaco 'rilancia' il messaggio del Presidente Mattarella

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Cerimonia per il 4 Novembre, quest'oggi a Valmadrera. Il corteo, partito dal palazzo comunale ha visto la partecipazione dei bambini delle scuole elementari Cima e Leopardi e della scuola media Lucio Bruno Vassena, che si sono uniti ai "grandi" e dunque ai rappresentanti dell'amministrazione comunale e dei diversi sodalizi attivi in paese tra cui il gruppo alpini, l'Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra, la Protezione civile, la società Escursionisti Valmadresi, la Protezione Civile e la Croce Rossa.
Il corteo, aperto dal Corpo Musicale Santa Cecilia, ha raggiunto il Monumento dei Caduti, per la deposizione della corona d’alloro. Qui i bambini hanno avuto modo di leggere alcune poesie, tra cui “Ho dipinto la pace” di Sorek, “Promemoria” e “Dopo la pioggia” di Gianni Rodari, “Generale” di Brecht e “Prendi un sorriso” di Gandhi, tutte volte a portare un messaggio di pace e di speranza.
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Nel suo discorso, il sindaco Cesare Colombo ha ricordato che “sono passati 108 anni dal termine della Grande Guerra, che il 4 novembre 1918 portò al compimento dell’Unità d’Italia. Per questo oggi celebriamo il insieme il Giorno dell’Unità Nazionale e la Giornata delle Forze Armate: memoria per chi ha dato la vita per il nostro paese e gratitudine per chi, ancora oggi, lo serve in uniforme”. 
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Il primo cittadino ha poi proseguito il suo intervento rendendo memoria ai ragazzi caduti in guerra, rivolgendo un pensiero anche a Claudio Marchesi, Simone Ruggia, Franco Adriano Zechillo e Laura Procacci, morti il 29 ottobre “durante una missione di pace”.
Sempre omaggiando le Forze Armate, il sindaco Colombo ha sottolineato come queste “lavorano sempre lontano dai riflettori, e per difenderci servono persone sempre più preparate e competenti, e a chi sceglie di servire l'Italia con questa preparazione e dedizione va il nostro grazie”.
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Nel prosieguo del suo discorso Colombo ha fatto presente che le guerre sono purtroppo ancora attuali, portando gli esempi di quella in Ucraina e i vari conflitti che colpiscono il Medio Oriente, citando poi le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Non è accettabile abituarsi alla guerra”.
Colombo ha ricordato ai presenti gli articoli 11 e 52 della Costituzione, che richiamano rispettivamente il ripudio della guerra come offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e il sacro dovere di difendere la patria.
Il sindaco ha proposto poi una riflessione sulla fiducia, ringraziando infine i ragazzi “per le poesie e i pensieri che ci avete letto: ci avete ricordato che questa comunità è anche vostra”, chiedendo poi un impegno ai cittadini: “ogni volta che passeremo davanti a questo monumento, fermiamoci un istante e ricordiamo che cosa ci chiedono quei nomi: essere persone di pace là dove viviamo”. “È il compito che il Presidente Mattarella affida a tutti noi in questa giornata: “unire la memoria del passato alla speranza per il futuro della comunità”.
“Ragazzi, quella speranza siete voi. E noi adulti abbiamo il dovere di non deludervi. Viva il 4 novembre, viva le Forze Armate, viva l’Italia, viva la Pace!”.
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Non è mancato anche un pensiero di Alessandra Anghileri Dell’Oro, presidente dell’articolazione lecchese dell'Associazione Nazionale dei Caduti e Dispersi in Guerra: “Oggi siamo qua per commemorare la fine di una guerra, le Forze Armate e l’Unità Nazionale. Quando una guerra finisce, per le famiglie non finisce mai, ma ne inizia una ancora più pesante: per chi non sa che fine hanno fatto i propri cari, per chi non riesce ad avere risposte”. Anghileri ha continuato il suo intervento ricordando anche i reduci di guerra, le sofferenze e i traumi che si portano dietro, che li cambiano profondamente, tanto è vero che una volta di ritorno non sono mai le stesse persone che erano prima di partire per il conflitto.
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“Un pensiero va quindi alle donne rimaste senza mariti, ai figli senza genitori, ai reduci da curare- ha proseguito Anghileri- e la nostra associazione nasce proprio per questo: per aiutare tutta questa gente”.  “L’anno prossimo compiamo 110 anni, e se non abbiamo chiuso i battenti è perché c’è sempre bisogno, con sempre guerre aperte e tanto disagio”. Anghileri ha concluso citando uno dei versi estratti da una poesia scritta da un alpino della prima guerra mondiale reduce dalla battaglia dell’Adamello, che recitano così: “è meglio che i morti non sappiano quello che stanno facendo i vivi, perché sennò potrebbero pensare di essere morti invano”.

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La chiosa è spettata a Renato Anghileri, capogruppo delle penne nere di Valmadrera, che ha ricordato che gli “alpini nacquero nel 1897 per difendere i confini montani dell'Italia, affidandosi a uomini che conoscevano quei luoghi”, celebrando poi le gesta eroiche compiute durante la Grande Guerra. Anghileri ha poi voluto sottolineare l’impegno civile del gruppo alpini nella vita di tutti i giorni, custodendo i legami sociali e impegnandosi attraverso il volontariato, la solidarietà e l’impegno verso il territorio.
Per concludere, anche il capogruppo ha lanciato un appello ai più giovani, esortandoli a “cercare un’occasione per essere utili, in un’associazione, a scuola, accanto a una persona in difficoltà”. “Il futuro di Valmadrera passa anche da questa disponibilità e noi alpini vogliamo essere al vostro fianco per costruirlo insieme”.
T.C.
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