Lecco ricorda e onora i caduti: "La pace va riconquistata"
La memoria dei caduti, la gratitudine verso chi indossa una divisa e un appello alla pace, da costruire ogni giorno anche nei gesti quotidiani. Sono stati questi i temi al centro della commemorazione del 4 novembre che si è svolta questa mattina a Lecco, davanti al Monumento ai Caduti sul lungolago.
La cerimonia per il Giorno dell’Unità nazionale e delle Forze armate ha visto l’alzabandiera, la deposizione delle corone e gli interventi delle autorità. Durante la mattinata sono stati ricordati, a seguito della lettura del messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, anche i quattro militari morti lo scorso 29 ottobre durante una missione di pace in Bosnia-Erzegovina: Claudio Marchesi, Simone Ruzza, Franco Adriano Zecchi e Laura Procacci.
Dopo la lettura del Bollettino della Vittoria, il sindaco di Lecco Filippo Boscagli ha ripercorso il legame tra la città e il ricordo delle vittime dei conflitti, richiamando il santuario della Beata Vergine della Vittoria e gli ospedali militari ospitati durante le guerre negli edifici che oggi accolgono le scuole Grassi e Badoni. ''C’è un filo costante che lega gli eventi internazionali e dolorosi, come le grandi guerre, a questa città, che ha perso molti dei suoi concittadini'', ha esordito. Da qui il pensiero ai caduti nelle missioni di pace e al lavoro delle Forze armate, ''impegnate in ogni angolo del mondo come operatori di pace'', ha affermato con riconoscenza. ''Lecco sarà sempre al fianco di chi costruisce occasioni di unità e di pace, tra le mura del Paese o nelle più estreme periferie della Terra - ha aggiunto il sindaco - perché la pace va riconquistata quotidianamente''.

La cerimonia per il Giorno dell’Unità nazionale e delle Forze armate ha visto l’alzabandiera, la deposizione delle corone e gli interventi delle autorità. Durante la mattinata sono stati ricordati, a seguito della lettura del messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, anche i quattro militari morti lo scorso 29 ottobre durante una missione di pace in Bosnia-Erzegovina: Claudio Marchesi, Simone Ruzza, Franco Adriano Zecchi e Laura Procacci.
Dopo la lettura del Bollettino della Vittoria, il sindaco di Lecco Filippo Boscagli ha ripercorso il legame tra la città e il ricordo delle vittime dei conflitti, richiamando il santuario della Beata Vergine della Vittoria e gli ospedali militari ospitati durante le guerre negli edifici che oggi accolgono le scuole Grassi e Badoni. ''C’è un filo costante che lega gli eventi internazionali e dolorosi, come le grandi guerre, a questa città, che ha perso molti dei suoi concittadini'', ha esordito. Da qui il pensiero ai caduti nelle missioni di pace e al lavoro delle Forze armate, ''impegnate in ogni angolo del mondo come operatori di pace'', ha affermato con riconoscenza. ''Lecco sarà sempre al fianco di chi costruisce occasioni di unità e di pace, tra le mura del Paese o nelle più estreme periferie della Terra - ha aggiunto il sindaco - perché la pace va riconquistata quotidianamente''.
Filippo Boscagli
Un intervento segnato da una riflessione personale è stato quello della presidente della provincia Alessandra Hofmann, che ha scelto di parlare ''come mamma''. Davanti ai nomi incisi sui monumenti ai caduti, ha osservato, ''spesso sorvoliamo su un dettaglio: erano ragazzi, molti erano appena ventenni, esattamente come mio figlio''. Quei giovani, ha ricordato, ''venivano da regioni diverse, parlavano dialetti diversi e spesso non si capivano fra i vari dialetti'', eppure in trincea imparavano a sentirsi una comunità. ''Un’unità - ha sottolineato - che hanno pagato a un prezzo altissimo e che troppo spesso diamo per scontata''.
Alessandra Hofmann
Hofmann ha poi richiamato le immagini delle recenti manifestazioni degenerate in violenza, immaginando due figli su fronti opposti: uno tra chi aggredisce, l’altro in divisa a cercare di fermarlo. ''I ragazzi che lanciano bottiglie e i ragazzi in divisa che le ricevono hanno spesso la stessa età'', ha immaginato, sottolineando come, in certo senso, siano fratelli. ''Una mamma non può scegliere fra i suoi figli - ha proseguito - ma può e deve dire con chiarezza da che parte sta: dalla parte della legge, del rispetto e della vita''. Per la presidente, ''l’unità nazionale non è solo una pagina della nostra storia: è una scelta che tutti noi facciamo ogni giorno, nelle nostre famiglie, nelle scuole, nelle istituzioni e nelle piazze''.A riportare la propria esperienza di bambino durante la Seconda guerra mondiale è stato Filippo Di Lelio, presidente del comitato provinciale di Assoarma Lecco. ''La guerra l’ho conosciuta da bambino'', ha ricordato, ripercorrendo la fuga da Sperlonga e la ricerca di rifugio sui monti Aurunci. ''Non posso dimenticare la paura, le incertezze e le sofferenze di quegli anni: sono ricordi che rimangono nel cuore per tutta la vita'', ha affermato. Rivolgendosi ai giovani, Di Lelio li ha invitati a ''guardare al tricolore come a un simbolo della nostra storia e dei sacrifici delle generazioni precedenti. Il vostro compito sarà quello di custodire questi valori non con le armi, ma con lo studio, l’onestà e il rispetto - ha detto commosso - Non dimenticate mai che la pace comincia dai nostri comportamenti, dalle parole che usiamo e dal rispetto che abbiamo per gli altri''.


Filippo Di Lelio
Il prefetto Paolo Ponta ha riassunto il significato della giornata in ''due parole: memoria e gratitudine''. Ricordando il Monumento ai Caduti, inaugurato cento anni fa, ha sottolineato che i nomi incisi sulla pietra ''non possono essere visti come un semplice elenco: ciascuno di loro ricorda una giovane vita spezzata, una persona che non ha più fatto ritorno alla propria casa e ai propri affetti''. Ponta ha rivolto un pensiero ai quattro militari morti in Bosnia e alle donne e agli uomini delle Forze armate, che svolgono ''un’opera difficile e spesso molto pericolosa. In un mondo ancora attraversato dalle guerre - ha aggiunto - la pace può sembrare un’utopia: non lo è, se riusciamo a realizzarla innanzitutto nella nostra vita quotidiana e in un rapporto rispettoso con gli altri''.
Paolo Ponta
Alla commemorazione hanno partecipato anche gli studenti del progetto Unicef Scuole per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e gli alunni della primaria De Amicis. Le letture proposte dai ragazzi, ha detto il prefetto, richiamano ''la necessità di gettare semi di pace''. Tra queste, Italia di Giuseppe Ungaretti, Nei campi di Fiandra, Niente di nuovo sul fronte occidentale, Viatico e La paura di Federico De Roberto. Al termine della cerimonia i bambini della primaria hanno cantato l’Inno d’Italia in un clima di comunità e raccoglimento.
M.E.




















