Lecco: città ostaggio della paura, negozi chiusi e 1 studente su 2 a casa. Ma non succede nulla
3.300 alunni delle scuole superiori quest'oggi non si sono presentati a lezione. Quasi uno su due, rappresentando il 47% degli iscritti. Un dato che restituisce come la psicosi sia dilagata. Un po' come le immagini delle vetrine dei negozi in centro completamente svuotate se non addirittura impacchettate con i cartoni.

E le tante saracinesche rimaste abbassate per tutta la giornata o tirate giù poi nel pomeriggio, dopo che anche Confcommercio – che pure “arruola” tra le proprie fila l'assessore alla sicurezza – ha invitato a valutare la serrata, corredando la comunicazione con una foto evocativa di scontri, sulla falsa riga di quelle che giravano ieri sera nelle varie chat con “viale Turati in fiamme” o “il Fiocchi occupato”. Fake, ovviamente.

Che hanno portato però – insieme ad allarmi sul “rischio stupri” per le ragazzine ed a allerta lanciati da sedicenti esponenti vuoi dai carabinieri, vuoi della polizia, non meglio identificati però - alla giornata surreale vissuta oggi da Lecco.

Con la città di fatto “in ostaggio” - espressione usata da tanti – della paura ingenerata da un messaggio Tik Tok, di cui non si conosce nemmeno l'origine, poi rimbalzato fuori controllo: “Facciamo peggio di Francia”, con appuntamento il 20 ottobre alle 16 in piazza XX settembre.

A quell'ora, sotto Palazzo delle Paure, c'erano solo le forze dell'ordine, schierate di gran carriera dopo il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza convocato d'urgenza ieri in Prefettura, con ben in mente le immagini della devastazione provocata a Milano da vere e proprie orde barbariche riuscite completamente a oscure le ragioni per cui, loro volenterosi coetanei, si erano mobilitati o gli scioperi contro il caro vita in corso nel Mezzogiorno.

Camionette e pattuglie già questa mattina erano ovunque in città con la stazione, le piazze a ridosso del lungolago e il centro commerciale La Meridiana “osservati speciali” da Polizia locale, Carabinieri, Questura e “reparti speciali” da fuori territorio in assetto antisommossa. In piazza XX Settembre con loro, alle 16, anche ultras e lecchesi che hanno risposto agli appelli a "difendere la città", più o meno simili, in alcuni casi, al messaggio diffuso dopo la famosa ronda di Remigrazione e CasaPound.

Un assembramento disperso dalla Polizia, ricordando ai partecipanti l'assenza di autorizzazioni per organizzare un presidio. Presenti anche esponenti politici di Fratelli d'Italia e Futuro Nazionale, tra Pietro e Paolo Fiocchi, Dario Pesenti e Matteo Manzoni. Con la destra che – tra timide contestazioni che hanno rischiato di innescare nuove tensioni – ha avuto anche oggi il suo palco per presentarsi come paladina dell'ordine. Non sorprende dunque qualche braccio alzato cantando l'inno nazionale. Si è visto anche questo prima che la pioggia disperdesse quelli che qualcuno ha chiamato "fasci".
Gli assenti? I maranza. Oltre a quasi la metà degli alunni e ai clienti dei nei negozi. Una giornata persa, per tutti. Anche per chi avrebbe qualche buona ragione per scendere in piazza, civilmente, per chiedere cambiamenti.

E le tante saracinesche rimaste abbassate per tutta la giornata o tirate giù poi nel pomeriggio, dopo che anche Confcommercio – che pure “arruola” tra le proprie fila l'assessore alla sicurezza – ha invitato a valutare la serrata, corredando la comunicazione con una foto evocativa di scontri, sulla falsa riga di quelle che giravano ieri sera nelle varie chat con “viale Turati in fiamme” o “il Fiocchi occupato”. Fake, ovviamente.

Che hanno portato però – insieme ad allarmi sul “rischio stupri” per le ragazzine ed a allerta lanciati da sedicenti esponenti vuoi dai carabinieri, vuoi della polizia, non meglio identificati però - alla giornata surreale vissuta oggi da Lecco.

Con la città di fatto “in ostaggio” - espressione usata da tanti – della paura ingenerata da un messaggio Tik Tok, di cui non si conosce nemmeno l'origine, poi rimbalzato fuori controllo: “Facciamo peggio di Francia”, con appuntamento il 20 ottobre alle 16 in piazza XX settembre.

A quell'ora, sotto Palazzo delle Paure, c'erano solo le forze dell'ordine, schierate di gran carriera dopo il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza convocato d'urgenza ieri in Prefettura, con ben in mente le immagini della devastazione provocata a Milano da vere e proprie orde barbariche riuscite completamente a oscure le ragioni per cui, loro volenterosi coetanei, si erano mobilitati o gli scioperi contro il caro vita in corso nel Mezzogiorno.

Camionette e pattuglie già questa mattina erano ovunque in città con la stazione, le piazze a ridosso del lungolago e il centro commerciale La Meridiana “osservati speciali” da Polizia locale, Carabinieri, Questura e “reparti speciali” da fuori territorio in assetto antisommossa. In piazza XX Settembre con loro, alle 16, anche ultras e lecchesi che hanno risposto agli appelli a "difendere la città", più o meno simili, in alcuni casi, al messaggio diffuso dopo la famosa ronda di Remigrazione e CasaPound.

Un assembramento disperso dalla Polizia, ricordando ai partecipanti l'assenza di autorizzazioni per organizzare un presidio. Presenti anche esponenti politici di Fratelli d'Italia e Futuro Nazionale, tra Pietro e Paolo Fiocchi, Dario Pesenti e Matteo Manzoni. Con la destra che – tra timide contestazioni che hanno rischiato di innescare nuove tensioni – ha avuto anche oggi il suo palco per presentarsi come paladina dell'ordine. Non sorprende dunque qualche braccio alzato cantando l'inno nazionale. Si è visto anche questo prima che la pioggia disperdesse quelli che qualcuno ha chiamato "fasci".




















