Il doppio volto delle manifestazioni in Italia
Negli ultimi giorni, il tema della scuola è tornato al centro del dibattito pubblico: il degrado di molti edifici scolastici, le difficili condizioni in cui si svolge l'attività didattica e il dissenso verso alcune riforme come il Decreto Scuola approvato il 24 settembre, hanno spinto gli studenti a scendere in piazza in oltre 40 città, dove, nella giornata di venerdì 16 ottobre, hanno sfilato numerosi cortei.
In realtà, è possibile che l’innesco vero e proprio siano state le proteste verificatesi in Spagna e soprattutto in Francia, dove la veemenza dell’azione degli studenti manifestanti ha danneggiato gravemente alcune strutture, come la torre del municipio a Limoges. La circolazione mediatica delle immagini ha prodotto un effetto a cascata in Italia, che è scesa in piazza con centinaia di cortei, la maggior parte dei quali ha sfilato in maniera pacifica, nonostante non siano mancati atti di vandalismo e di “teppismo politico” come affermato dal ministro Valditara. Parole che trovano conferma anche in alcune immagini provenienti dal liceo Calvino a Rozzano, pubblicate da Silvia Sardone, Vice Segretario della Lega, sui suoi profili social.
Ancora una volta, è lecito interrogarsi sulla natura di queste proteste, sempre più frequenti e divisive sul piano politico. Non esiste una verità assoluta, ma è indubbio che i buoni propositi che muovono le coscienze e l’azione dei giovani italiani siano spesso macchiati dalle azioni di una parte di manifestanti, o presunti tali, che fanno uso di violenza, rompono, distruggono e non sembrano capire i veri moventi delle proteste. Non è un caso che le contestazioni di venerdì, animate anche dalla critica al governo Meloni e alla sua gestione dei finanziamenti destinati alla scuola, siano state seguite da altre proteste più aggressive nei giorni successivi. Nate per richiamare l'attenzione sul problema del carovita e sulle difficoltà del settore agricolo, sono state segnate in alcuni casi da scontri con le forze dell'ordine e da episodi di vandalismo. Condotte che rischiano di spostare l'attenzione dalle rivendicazioni economiche alle modalità con cui vengono espresse. Piazza Duomo è diventata così teatro di devastazione, incendi e occasione, per molti ragazzi, di invadere i negozi – in particolare in Via Torino - e approfittare della situazione per svaligiarli. Anche in questo caso, si tratta di episodi che compromettono il senso delle proteste, che nascono per motivi validi, reali, ma che finiscono per diventare occasione di atti vandalici che nulla hanno a che vedere con esse.
Il risultato è una narrazione mediatica che non approfondisce le ragioni delle prime proteste pacifiche, ma preferisce soffermarsi sugli aspetti più violenti e vandalici, quelli che suscitano più scalpore e che rischiano di diventare l’unica chiave di lettura dell’intera manifestazione. Ancora una volta, dal punto di vista mediatico, non viene dunque dato sufficiente spazio a coloro che sono direttamente coinvolti nelle questioni al centro della protesta, che in prima persona si sono mobilitati per manifestare in modo pacifico e legale. Da una parte i giovani studenti, dall'altra i lavoratori, in particolare quelli del settore agricolo: le loro rivendicazioni rischiano di passare in secondo piano, oscurate dagli episodi di violenza e vandalismo che finiscono per catalizzare l'attenzione pubblica. Al tempo stesso i giovani che, approfittando di una situazione delicata e instabile, si sono riversati nelle strade per delinquere e nuocere a onesti lavoratori nei negozi, rappresentano l’altra faccia della medaglia e portano ad una riflessione più generale sulle manifestazioni: Qual è il limite oltre il quale la protesta smette di essere uno strumento di cambiamento e finisce per compromettere le ragioni stesse che l'hanno originata?
In realtà, è possibile che l’innesco vero e proprio siano state le proteste verificatesi in Spagna e soprattutto in Francia, dove la veemenza dell’azione degli studenti manifestanti ha danneggiato gravemente alcune strutture, come la torre del municipio a Limoges. La circolazione mediatica delle immagini ha prodotto un effetto a cascata in Italia, che è scesa in piazza con centinaia di cortei, la maggior parte dei quali ha sfilato in maniera pacifica, nonostante non siano mancati atti di vandalismo e di “teppismo politico” come affermato dal ministro Valditara. Parole che trovano conferma anche in alcune immagini provenienti dal liceo Calvino a Rozzano, pubblicate da Silvia Sardone, Vice Segretario della Lega, sui suoi profili social.
Ancora una volta, è lecito interrogarsi sulla natura di queste proteste, sempre più frequenti e divisive sul piano politico. Non esiste una verità assoluta, ma è indubbio che i buoni propositi che muovono le coscienze e l’azione dei giovani italiani siano spesso macchiati dalle azioni di una parte di manifestanti, o presunti tali, che fanno uso di violenza, rompono, distruggono e non sembrano capire i veri moventi delle proteste. Non è un caso che le contestazioni di venerdì, animate anche dalla critica al governo Meloni e alla sua gestione dei finanziamenti destinati alla scuola, siano state seguite da altre proteste più aggressive nei giorni successivi. Nate per richiamare l'attenzione sul problema del carovita e sulle difficoltà del settore agricolo, sono state segnate in alcuni casi da scontri con le forze dell'ordine e da episodi di vandalismo. Condotte che rischiano di spostare l'attenzione dalle rivendicazioni economiche alle modalità con cui vengono espresse. Piazza Duomo è diventata così teatro di devastazione, incendi e occasione, per molti ragazzi, di invadere i negozi – in particolare in Via Torino - e approfittare della situazione per svaligiarli. Anche in questo caso, si tratta di episodi che compromettono il senso delle proteste, che nascono per motivi validi, reali, ma che finiscono per diventare occasione di atti vandalici che nulla hanno a che vedere con esse.
Il risultato è una narrazione mediatica che non approfondisce le ragioni delle prime proteste pacifiche, ma preferisce soffermarsi sugli aspetti più violenti e vandalici, quelli che suscitano più scalpore e che rischiano di diventare l’unica chiave di lettura dell’intera manifestazione. Ancora una volta, dal punto di vista mediatico, non viene dunque dato sufficiente spazio a coloro che sono direttamente coinvolti nelle questioni al centro della protesta, che in prima persona si sono mobilitati per manifestare in modo pacifico e legale. Da una parte i giovani studenti, dall'altra i lavoratori, in particolare quelli del settore agricolo: le loro rivendicazioni rischiano di passare in secondo piano, oscurate dagli episodi di violenza e vandalismo che finiscono per catalizzare l'attenzione pubblica. Al tempo stesso i giovani che, approfittando di una situazione delicata e instabile, si sono riversati nelle strade per delinquere e nuocere a onesti lavoratori nei negozi, rappresentano l’altra faccia della medaglia e portano ad una riflessione più generale sulle manifestazioni: Qual è il limite oltre il quale la protesta smette di essere uno strumento di cambiamento e finisce per compromettere le ragioni stesse che l'hanno originata?
Davide Lanfranchi




















