Sicurezza: la politica faccia la sua parte. Vicinanza alle forze dell'ordine
Le violenze che hanno colpito Milano nel fine settimana impongono una presa di posizione chiara. Agenti aggrediti, negozi saccheggiati, beni pubblici danneggiati: fatti che colpiscono persone, lavoro e luoghi della vita quotidiana. A chi è rimasto ferito e alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine impegnati sul campo esprimo la mia solidarietà. La stessa vicinanza va ai commercianti e ai cittadini che hanno subito danni e paura. Dietro una divisa c’è una persona chiamata a svolgere un servizio difficile, spesso in condizioni di forte tensione. Garantire la sicurezza significa anche consentire a una manifestazione pacifica di svolgersi, proteggere chi vi partecipa e impedire che altri ne compromettano le ragioni con la violenza. Chi assalta un negozio o lancia pietre contro un agente danneggia anche il diritto di chi è sceso in piazza per esprimere un dissenso.
La solidarietà delle istituzioni deve avere conseguenze concrete. Servono personale adeguato, formazione, strumenti e un coordinamento efficace. Non possiamo chiedere alle forze dell’ordine di affrontare ogni emergenza e lasciare che il sostegno della politica si esaurisca nelle dichiarazioni del giorno dopo.
Questa responsabilità riguarda tutte le forze politiche, comprese le opposizioni. Chiedere risposte per chi manifesta pacificamente è legittimo e necessario. Ma la solidarietà agli agenti aggrediti e ai cittadini danneggiati merita uno spazio proprio, senza diventare subito la premessa di un attacco all’avversario politico. Sulle soluzioni ci si può dividere; sul rifiuto della violenza e sulla vicinanza a chi la subisce dovrebbe essere possibile riconoscersi. Le proposte di un governo si discutono. La solidarietà a un agente ferito non dovrebbe dipendere dal giudizio su quel governo.
La presenza di giovanissimi nei disordini pone poi una questione che riguarda tutti gli adulti. Famiglie, scuola e istituzioni devono interrogarsi sulla capacità di educare al rispetto delle persone e delle cose comuni. Ascoltare il disagio è indispensabile. Lo è altrettanto spiegare che ogni scelta produce conseguenze e che la frustrazione non autorizza a colpire gli altri.
Liquidare tutto come un problema di ordine pubblico sarebbe insufficiente. Ma sarebbe altrettanto sbagliato trattare la violenza come un passaggio quasi inevitabile della protesta giovanile. I ragazzi hanno bisogno di opportunità credibili, di adulti presenti e di limiti comprensibili. Anche chiedere conto delle loro azioni è un modo di prenderli sul serio.
Da consigliere comunale di Lecco e Presidente della IV Commissione, che si occupa anche di polizia locale e politiche giovanili, sento una particolare responsabilità su questi temi. Quanto accaduto ci interroga anche sul lavoro da svolgere nella nostra città, senza alimentare allarmismi o sovrapporre realtà diverse. La cura degli spazi pubblici, il sostegno alle reti educative e la collaborazione con chi presidia il territorio richiedono continuità. Nell’ambito delle competenze della Commissione, intendo favorire il confronto su questi aspetti con gli assessori competenti, perché attenzione alla sicurezza e opportunità per i giovani trovino spazio nel lavoro quotidiano dell’amministrazione.
La sicurezza riguarda la possibilità di tenere aperta un’attività, attraversare una piazza, tornare a casa e manifestare le proprie idee senza intimidazioni. Difenderla è un dovere pubblico. A chi è chiamato a garantirla dobbiamo rispetto e sostegno; come amministratori, dobbiamo assumerci fino in fondo la nostra parte di lavoro.
La solidarietà delle istituzioni deve avere conseguenze concrete. Servono personale adeguato, formazione, strumenti e un coordinamento efficace. Non possiamo chiedere alle forze dell’ordine di affrontare ogni emergenza e lasciare che il sostegno della politica si esaurisca nelle dichiarazioni del giorno dopo.
Questa responsabilità riguarda tutte le forze politiche, comprese le opposizioni. Chiedere risposte per chi manifesta pacificamente è legittimo e necessario. Ma la solidarietà agli agenti aggrediti e ai cittadini danneggiati merita uno spazio proprio, senza diventare subito la premessa di un attacco all’avversario politico. Sulle soluzioni ci si può dividere; sul rifiuto della violenza e sulla vicinanza a chi la subisce dovrebbe essere possibile riconoscersi. Le proposte di un governo si discutono. La solidarietà a un agente ferito non dovrebbe dipendere dal giudizio su quel governo.
La presenza di giovanissimi nei disordini pone poi una questione che riguarda tutti gli adulti. Famiglie, scuola e istituzioni devono interrogarsi sulla capacità di educare al rispetto delle persone e delle cose comuni. Ascoltare il disagio è indispensabile. Lo è altrettanto spiegare che ogni scelta produce conseguenze e che la frustrazione non autorizza a colpire gli altri.
Liquidare tutto come un problema di ordine pubblico sarebbe insufficiente. Ma sarebbe altrettanto sbagliato trattare la violenza come un passaggio quasi inevitabile della protesta giovanile. I ragazzi hanno bisogno di opportunità credibili, di adulti presenti e di limiti comprensibili. Anche chiedere conto delle loro azioni è un modo di prenderli sul serio.
Da consigliere comunale di Lecco e Presidente della IV Commissione, che si occupa anche di polizia locale e politiche giovanili, sento una particolare responsabilità su questi temi. Quanto accaduto ci interroga anche sul lavoro da svolgere nella nostra città, senza alimentare allarmismi o sovrapporre realtà diverse. La cura degli spazi pubblici, il sostegno alle reti educative e la collaborazione con chi presidia il territorio richiedono continuità. Nell’ambito delle competenze della Commissione, intendo favorire il confronto su questi aspetti con gli assessori competenti, perché attenzione alla sicurezza e opportunità per i giovani trovino spazio nel lavoro quotidiano dell’amministrazione.
La sicurezza riguarda la possibilità di tenere aperta un’attività, attraversare una piazza, tornare a casa e manifestare le proprie idee senza intimidazioni. Difenderla è un dovere pubblico. A chi è chiamato a garantirla dobbiamo rispetto e sostegno; come amministratori, dobbiamo assumerci fino in fondo la nostra parte di lavoro.
Loredana Colella, Consigliere Comunale di Fratelli d'Italia




















