Terza tappa a Lecco del roadshow del Corpo Consolare per le Imprese

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Un territorio capace di esportare, innovare e mettere in relazione imprese e università. È questa l’immagine di Lecco al centro dell’incontro di questa mattina al Polo territoriale del Politecnico di Milano, sede della terza tappa del roadshow ‘Impresa e Diplomazia nei territori lombardi’. L’iniziativa, organizzata da Confindustria Lombardia insieme a Confindustria Como e Confindustria Lecco e Sondrio, ha riunito il mondo produttivo e le rappresentanze del Corpo Consolare di Milano e della Lombardia attorno al tema ‘Manifattura, Ricerca e Innovazione tra Como, Lecco e Sondrio’.
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Per il Lecchese, l’appuntamento è un’occasione per raccontare una forza che non si esaurisce nei risultati delle esportazioni: la capacità di far lavorare insieme industria, ricerca e formazione. Marco Campanari, presidente di Confindustria Lecco e Sondrio, ha definito il campus un “fiore all’occhiello non solo del nostro territorio, ma dell’intero sistema italiano di ricerca e innovazione”. Ha ringraziato il Corpo Consolare per la presenza, che concretizza “un’occasione di intessere per la rete di rapporti fra il nostro territorio, con le imprese e il sistema di ricerca e innovazione, oltre che le Rappresentanze ufficiali di numerosi Paesi”.confindustriadipolomazia__2_.JPG (409 KB)
I numeri restituiscono la dimensione internazionale del sistema produttivo locale. Nei primi sei mesi del 2026 le esportazioni della provincia di Lecco hanno raggiunto i 3,47 miliardi di euro, in crescita del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
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Considerati insieme, i territori di Lecco e Sondrio avevano superato nel 2025 i 7,4 miliardi di euro di export. A trainare le vendite all’estero delle due province sono soprattutto meccanica e meccatronica: nel primo semestre del 2026 questi comparti hanno rappresentato il 67,9% delle esportazioni complessive, per un valore di 2,67 miliardi di euro.
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Fra le prospettive di sviluppo, Campanari ha ricordato la recente approvazione della ZIS HRL – Healthcare, Rehabilitation and Longevity, che “ha proprio a Lecco il suo epicentro”. Il progetto è stato richiamato come “ulteriore opportunità per valorizzare l’incontro fra manifattura, ricerca e innovazione nei campi della salute, della riabilitazione e della longevità”.
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Sul ruolo delle imprese nei mercati internazionali è intervenuto anche Walter Pozzi, vicepresidente di Confindustria Como. Ha definito l'altro ramo del lago come "un territorio fortemente orientato all’export e all’apertura verso mercati internazionali”, ha affermato, ricordando come le imprese investano “in innovazione, sostenibilità e competenze”. Il confronto con i rappresentanti diplomatici diviene allora “un’opportunità preziosa per rafforzare relazioni, sviluppare nuove collaborazioni e comprendere meglio le dinamiche che stanno ridefinendo gli scenari economici internazionali”.
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Ad ampliare lo sguardo al sistema produttivo regionale è stata Claudia Sartirani, presidente della Piccola Industria di Confindustria Lombardia, la quale ha sottolineato come “le imprese lombarde, e in particolare le nostre PMI, nonostante le difficoltà e le incertezze globali siano in grado di navigare la complessità contemporanea”. Dopo il record di 167 miliardi di euro di esportazioni nel 2025, la Lombardia ha raggiunto 85,7 miliardi nel primo semestre del 2026. “Iniziative come il roadshow con il Corpo Consolare e l’imminente World Manufacturing Forum rispondono - nelle sue parole - alla volontà di accompagnare le imprese in una fase di incertezza economica, energetica e geopolitica, per garantire al nostro sistema manifatturiero un futuro ancora all'insegna della competitività e della riconoscibilità globale”.
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Il confronto con le rappresentanze consolari si inserisce dunque in un percorso di apertura che riguarda sia i mercati sia le relazioni. La decana Verónica Crego Porley ha indicato nella conoscenza reciproca “il fondamento di ogni relazione duratura” e ha descritto il dialogo tra diplomazia e imprese come “un’occasione per mettere in relazione competenze, esperienze e culture economiche differenti”. Per Lecco significa far conoscere, accanto ai prodotti delle proprie imprese, le competenze e i luoghi nei quali si costruisce l’innovazione.
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Una specializzazione che trova nella collaborazione con il Politecnico una risorsa per il futuro. Il prorettore del Polo di Lecco, Marco Tarabini, ha richiamato il legame fra industria e università, invitando a “guardare all’apertura internazionale non soltanto come strumento per attrarre capitali, ma anche come possibilità di richiamare persone e competenze”. L’obiettivo è fare del campus un luogo di vita e crescita per gli studenti, rafforzando quel capitale umano necessario allo sviluppo del territorio. “Lecco, in questa prospettiva, può proporsi non soltanto come destinazione turistica, ma anche come luogo nel quale studiare, fare ricerca e avviare nuove attività”, ha concluso.
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Sul valore della formazione si è soffermato anche Ezio Vergani, presidente della Camera di Commercio di Como-Lecco. Ha sottolineato quanto sia “importante che la nostra zona possa investire maggiormente nella formazione, a partire dalle scuole professionali, che costituiscono le radici delle nostre produzioni”. Un impegno che si lega alla ricerca e alle prospettive delle nuove generazioni: “Fondamentale è la ricerca e cercare di creare un clima e un ambiente dove i giovani possano sentirsi sicuri di costruire un futuro”.
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Anche gli indicatori presentati durante l’incontro contribuiscono a delineare un territorio orientato all’innovazione. Secondo i dati del Digital Innovation Hub illustrati dal direttore Pierluigi Petrali, l’area vasta Como-Lecco-Sondrio esprime una maturità digitale media superiore a quella nazionale: 3,02 contro 2,81. Sul fronte della proprietà intellettuale, i dati riportati per la provincia di Lecco indicano 88,6 documenti concessi ogni centomila abitanti, considerando brevetti per invenzioni, modelli di utilità e disegni.
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La visita al campus e ai laboratori che ha seguito gli interventi ha dato proprio questa possibilità: mostrare da vicino un sistema nel quale il saper fare industriale e la ricerca universitaria possono diventare, insieme, una leva di attrazione internazionale.
M.E.
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