Lecco: gli anziani visti da Zapelli in mostra alla Borsieri

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Terza tappa della mostra “La vita ancora. Dittici”: sono le fotografie di Gian Maria Zapelli scattate ad alcuni ospiti delle case di riposo del lecchese nell’ambito del progetto “Rsa: le generazioni si incontrano” coordinato da Betty Lazzarotto.
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Coinvolte sette residenze per anziani della provincia: l’Airoldi-Muzzi e la Borsieri-Colombo di Lecco,  Villa dei Cedri a Merate e poi Civate, Perledo, Vendrogno e Viganò.
Dopo il debutto all’Airoldi-Muzzi nel mese di settembre, la mostra è stata a Merate e per quindici giorni è ora alla “Borsieri” di via San Nicolò a Lecco.
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La mostra è stata inaugurata ieri dal direttore Marco Arosio, con l’intervento del già sindaco di Lecco Virginio Brivio (presidente provinciale dell’Unione che unisce le rsa), del prevosto don Bortolo Uberti, dell’assessore comunale Emilio Minuzzo e della direttrice dalla Sacra Famiglia di Perledo Silvia Buttaboni.
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E per una serie di circostanze, la Sacra Famiglia ha acquistato per un attimo la ribalta, vuoi perché il direttore Arosio ha cominciato lì la sua carriera, vuoi per le origini perledesi del prevosto che ha ricordato come alla “Sacra Famiglia” lui sia cresciuto: nella sede ora non più esistente di Campallo dove lavorava il padre e dove la famiglia abitava nella casa del custode. Il riferimento a Perledo è inoltre servito ad Arosio per sottolineare le particolarità di ciascuna casa di riposo; dalla “Borsieri” che è nel cuore della città di Lecco a Perledo che è già montagna.
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Nel suo saluto, l’assessore Minuzzo ha ricordato come già all’inaugurazione di settembre avesse espresso un sentimento positivo nei confronti dell’iniziativa: «Il rischio è queste strutture vengano considerate come la fase finale di una vita, un parcheggio. Questo è invece il tentativo di un radicamento nella società per dire che si ha ancora tanto da dire e tanto da condividere e che pertanto le case di riposo sono parte integrante della società.»
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Brivio ha detto come «quest’idea di lavoro con gli anziani non è “panna montata” in aggiunta a cose più importante che tuttavia ci sono, ma è invece un’attività altrettanto importante. Il progetto delle “generazioni si incontrano” è partito da sette case di riposo e ora ne coinvolge quindici e mette in luce la necessità di fare attività insieme.»
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In quanto alla mostra, ai ritratti esposti, Brivio ha ricordato come in dialetto la foto-ritratto si dica “sumeanza”: significa individuare nei volti delle persone quello che resta di indelebile, quello che prolungherà nel tempo la propria identità. In famiglia, la conservazione delle fotografie era quasi sacra. E questo lavoro è diventata un’occasione di incontro con i giovani. Non che prima i giovani non entrassero nelle rsa: ci sono gli scout, gli oratori, le scuole, ma in questo caso si è trattato di un intervento più organizzato. I giovani hanno intervistato, ascoltato, scritto. Qualcuno è addirittura entrato in confidenza con gli ospiti più che con i propri nonni. La casa di riposo non è altro che una casa tra le case e queste iniziative servono fare stare meglio anche gli operatori e i famigliari. E questa comunità che cura è fondamentale.»
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Don Uberti ha parlato del legame del territorio, della “Borsieri” nel cuore della città, «che vede presenze diverse e vede la bellezza della città: in poco spazio ci sono la rsa, la scuola dell’infanzia, l’oratorio, la libreria Mascari 6 che è luogo importante. E il cuore è fatto appunto di questi volti che interagiscono. Se la fotografia è scrivere con la luce, queste immagini trasmettono luce, trasmettono vita, dicono bellezza, Perché mai non può esserci bellezza nell’età della vulnerabilità? C’è invece una bellezza che dobbiamo mettere in mostra e non dobbiamo sprecare neppure le più piccole cose.».
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È stato poi Zapelli a spiegare il suo lavoro: «Un certo tipo di fotografia la fai con le gambe. Vai in giro per vedere cosa fotografare. L’ho fatto nel mondo e adesso lo faccio qui. E proprio girando il mondo ho capito che la nostra comunità si è frantumata. In molte parti del mondo, la persona anziana è al centro, è la persona che consente al futuro di portare con sé il passato. Ma in questo nostro presente disinteressato al passato ognuno vive nella propria bolla di presente.» 
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Ecco, dunque, la necessità di uno sguardo differente nei confronti degli anziani e delle case di riposo: «Di solito le fotografie si concentrano sui momenti di tristezza, io invece ho cercato la vitalità, la vita che c’è ancora. Fondamentale è come si usa la macchina fotografica; io non la puntavo direttamente al volto, la tenevo bassa, mentre chiacchieravo e raccoglievo tanti, tantissimi ricordi. E la cosa bellissima è che i ricordi cambiano continuamento. Il ricordo di qualcosa è diverso da quello che avevamo dieci anni fa. Perché i ricordi non servono a raccontarci il passato, ma a dirci quello che siamo. Gli anziani fotografati non son in posa, ma stanno raccontando di sé.»
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Gli anziani ritratti sono stati complessivamente 72 fra le diverse case di riposo. Poi ne è stata selezionata una parte per allestire la mostra. Per questa terza tappa sono comunque esposti i ritratti di tutti gli ospiti fotografati alla “Borsieri”. Ai quali, il direttore Arosio, ha chiesto direttamente un commento, tra l’emozionato e l’esuberante. Inoltre, ha comunicato che con lo stesso Zapelli il catalogo della Borsieri si allungherà: saranno fotografati altri ospiti e i loro ritratti resteranno poi esposti nei corridoi della struttura.

Galleria fotografica (31 immagini)

D.C.
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