Lecco: girando per vie e piazze

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Passeggiando nelle varie vie del centro, nelle piazze, ci si imbatte con tavolini, sedie invadenti che contaminano i loci secularis senza il minimo senso estetico. La ristorazione di massa incombe sulla scena, come un avvoltoio che aspetta la preda.

Nella stessa piazza ci sono Dehors, Gazebo, strutture movibili poste su piattaforme in competizione. Non c’è un criterio estetico. Ognuno, nel nome del principio del libero mercato, per aver pagato la tassa dell’occupazione suolo al Comune, si ritiene libero di fare quello che è più opportuno. Non c’è nemmeno una differenziazione stagionale. In inverno, le piazze semivuote sono occupate da questi arredi volanti e fastidiosi, che fanno inciampare e sono poco rispettosi delle disabilità. Solo i piccioni e qualche passero solitario svolazzano su quelle brutture, alla ricerca di qualche briciola.

Un altro aspetto che balza agli occhi è la disposizione della mise en place. C’è chi mette niente sulla superficie del tavolo, chi mette delle tovagliette di carta e chi di stoffa. Alcuni bicchieri sono capovolti altri no: solitamente si trova il bicchiere dell’acqua. Insomma, la preparazione è minimalista, poco curata e non sempre attenta alle esigenze igieniche.

Le posate all’aperto sono elementi meno igienici in assoluto, perché sono costantemente soggette a contaminazioni ambientali. I coltelli e le forchette sono posti sui tavoli esterni prima dell’arrivo del cliente. L’esposizione all’aperto dei cibi e delle posate deve fare i conti con lo smog (PM10): con le polveri sottili; con il traffico veicolare; con gli agenti atmosferici, che depositano i metalli pesanti direttamente sulle superfici metalliche; con gli insetti, i volatili (mosche, formiche, uccelli), che possono posarsi sulle stoviglie lasciate incustodite. A questi fattori si aggiungono i passanti (contaminazione di vicinanza): chi cammina vicino ai tavoli all’aperto, parla, tossisce, starnutisce, involontariamente, può contaminare la mise en place.  

Secondo il protocollo HACCP, per proteggere la salute dei consumatori, le posate dovrebbero essere consegnate al momento quando il cliente si siede, così anche i bicchieri.  Anche le tovagliette monouso e gli appositi supporti possono contribuire a una migliore gestione igienica della tavola. Su questi aspetti, tuttavia, sembra mancare un adeguato controllo sanitario e amministrativo.

Sono comportamenti poco performanti a un turismo di qualità che vuole essere attrattivo. Basta fare quattro passi nel centro di Lecco per accorgersi di questa mancanza di attenzione. Una città, che vuole essere turistica, prima di tutto, deve essere accogliente, curata nei particolari e consapevole delle proprie specificità.

Anche i menu sbandierati sono spesso eterogeni e generalisti, mentre i prezzi sono poco accattivanti. Il cliente si ferma una volta e va. Non è un caso che si sia affermato un turismo mordi e fuggi: uno/due/tre giorni.

L’offerta turistica è sostenuta prevalentemente dalle nuove forme di accoglienza abitative temporanee come B&B, case vacanze, nate su sollecitazione di un mercato rampante internazionale, più che da una politica locale organica e lungimirante: non c’è mai stata.

La questione è molto complessa. Non si può pensare di risolvere l’attrattività solo con la costruzione di un auditorium. Se ne parla da decenni ma non si è mai realizzato. Poi, bisogna valutare dove e come costruirlo. Non basta soltanto incrementare il lago e la montagna. Cose dette e ridette. Occorre porre al centro la complessità del territorio, che comprende la dimensione urbana, quella storico-ambientale, quella geologica e quella letteraria. Solo attraverso una visione integrata, capace di connettere queste diverse componenti, sarà possibile superare la logica lineare della domanda e dell’offerta e costruire una strategia turistica realmente sostenibile, riconoscibile e duratura.
Dr. Enrico Magni, Psicologo, criminologo, giornalista
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