Dal Bangladesh a Lecco, la voce dei giovani Dalit: diritti, istruzione e giustizia climatica alCubo

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Il cambiamento climatico non è una minaccia lontana. A ricordarlo, giovedì sera al Centro civico Pertini, è stato proprio il collegamento con il Bangladesh, reso difficoltoso dal forte maltempo che in quelle ore stava colpendo il Paese e lasciando alcune aree senza elettricità.
Una circostanza che ha dato ancora più concretezza ai temi al centro dell’incontro: giustizia climatica, disuguaglianze e accesso ai diritti. L’appuntamento, ospitato negli spazi di alCUBO al Centro Pertini, è stato promosso dal COE – Centro Orientamento Educativo insieme a CSV Monza Lecco Sondrio, Comitato lecchese per la Pace e la Cooperazione tra i popoli e R-Evolution.
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In collegamento dal Bangladesh, alcuni giovani appartenenti alle comunità Dalit, storicamente ai margini della società e ancora oggi alle prese con forti difficoltà nell’accesso all’istruzione, all’acqua, alle cure e ai servizi essenziali.
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Ad aprire il confronto sono stati Pietro Mariani, volontario del COE da anni impegnato in Bangladesh, e Lino Swapon, direttore dell’ONG Dalit, accompagnati da Camilla Vimercati e Giorgio Papa di R-Evolution. «Il COE è sul campo da trent’anni e accompagna queste comunità soprattutto attraverso l’educazione – ha spiegato Mariani –. Ma i giovani non devono essere soltanto destinatari dei progetti di cooperazione: devono diventare protagonisti del cambiamento».
È la stessa prospettiva che ha guidato negli ultimi anni i progetti sostenuti dal Comitato lecchese: da “Giovani change maker”, realizzato nel 2025 per contrastare le disuguaglianze sociali ed economiche, fino alle azioni avviate nel 2026 sul fronte climatico, con particolare attenzione alle aree più vulnerabili del Paese.
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La storia di Lino Swapon è uno degli esempi più concreti di quanto l’istruzione possa trasformare una vita. «Quando ero giovane, nel mio villaggio di circa 700 famiglie andavano a scuola soltanto tre ragazzi. Anche per me non è stato facile: un missionario italiano mi aiutò a studiare». Arrivato poi in Italia grazie al COE, Swapon si formò a Lecco come infermiere professionale e tecnico di laboratorio, prima di scegliere di tornare nel proprio Paese. «Sentivo la responsabilità di restituire l’immensa possibilità che avevo ricevuto».
Oggi l’organizzazione conta circa 300 dipendenti, molti dei quali ex studenti, tra insegnanti, animatori, medici e infermieri. Una rete costruita negli anni partendo da una convinzione semplice: «Senza istruzione non ci sono diritti». Particolare attenzione è dedicata alle ragazze, soprattutto per contrastare i matrimoni precoci e favorire la prosecuzione degli studi.
A raccontare i risultati di questo lavoro sono stati direttamente alcuni giovani coinvolti nei progetti, oggi impegnati in percorsi universitari, attività di volontariato, iniziative per la tutela dei diritti, l’accesso all’acqua e la prevenzione dei matrimoni precoci. Esperienze diverse, accomunate dalla volontà di restituire alle proprie comunità competenze, opportunità e strumenti di cambiamento.
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