Raffica di furti nei bar: una ventina di indagati davanti al GIP
Sono una ventina gli indagati che, tra ieri e oggi, sono comparsi in Tribunale a Lecco per sottoporsi a interrogatorio preventivo al cospetto del GIP Gianluca Piantadosi.
Nei loro confronti la Procura della Repubblica – che li ritiene coinvolti in un sodalizio criminoso dedito ad una serie di reati contro il patrimonio – avrebbe infatti chiesto l'applicazione di una misura cautelare (il carcere nella maggior parte dei casi o il divieto di dimora nella nostra provincia).
Di qui – non ravvisando il pericolo di inquinamento probatorio - l'invito a comparire a Palazzo di Giustizia per rendere interrogatorio preventivo (istituto introdotto dalla legge 9 agosto 2024, n. 114, entrata in vigore nell'agosto 2024). In sostanza, prima che venga assunta una decisione sulla richiesta di misura cautelare del PM, la persona sottoposta alle indagini può essere sentita dal giudice.
Ed è proprio quello che è accaduto nelle ultime ore nei confronti di una ventina di indagati, molti dei quali di origine romena, altri invece italiani, che per i magistrati lecchesi si sarebbero resi responsabili tra la primavera e l'estate dello scorso anno, di una serie di furti in esercizi commerciali (perlopiù bar) del territorio lombardo, commessi in associazione fra loro.

Tre i colpi nella nostra provincia – tra il calolziese e la Brianza casatese/oggionese – ascritti alla banda, mentre gli altri furti si sarebbero consumati nelle aree limitrofe, dunque Bergamo, Milano e Monza. Non soltanto bar, ma anche medie strutture deputate alla vendita di articoli per la casa.
Tra i capi di incolpazione contestati al presunto sodalizio criminoso – composto da uomini e donne dai venti ai cinquant'anni – oltre al furto vi è anche la ricettazione della merce provento dei colpi messi a segno.
Ora dunque la palla passa al GIP che dovrà esprimersi – dopo aver ascoltato gli indagati - sulla richiesta del PM. Potrà quindi applicare la misura, rigettarla, o sceglierne una diversa; le eventuali dichiarazioni rese dall'indagato saranno infatti determinanti rispetto alla decisione che assumerà il giudice.
Nei loro confronti la Procura della Repubblica – che li ritiene coinvolti in un sodalizio criminoso dedito ad una serie di reati contro il patrimonio – avrebbe infatti chiesto l'applicazione di una misura cautelare (il carcere nella maggior parte dei casi o il divieto di dimora nella nostra provincia).
Di qui – non ravvisando il pericolo di inquinamento probatorio - l'invito a comparire a Palazzo di Giustizia per rendere interrogatorio preventivo (istituto introdotto dalla legge 9 agosto 2024, n. 114, entrata in vigore nell'agosto 2024). In sostanza, prima che venga assunta una decisione sulla richiesta di misura cautelare del PM, la persona sottoposta alle indagini può essere sentita dal giudice.
Ed è proprio quello che è accaduto nelle ultime ore nei confronti di una ventina di indagati, molti dei quali di origine romena, altri invece italiani, che per i magistrati lecchesi si sarebbero resi responsabili tra la primavera e l'estate dello scorso anno, di una serie di furti in esercizi commerciali (perlopiù bar) del territorio lombardo, commessi in associazione fra loro.

Tre i colpi nella nostra provincia – tra il calolziese e la Brianza casatese/oggionese – ascritti alla banda, mentre gli altri furti si sarebbero consumati nelle aree limitrofe, dunque Bergamo, Milano e Monza. Non soltanto bar, ma anche medie strutture deputate alla vendita di articoli per la casa.
Tra i capi di incolpazione contestati al presunto sodalizio criminoso – composto da uomini e donne dai venti ai cinquant'anni – oltre al furto vi è anche la ricettazione della merce provento dei colpi messi a segno.
Ora dunque la palla passa al GIP che dovrà esprimersi – dopo aver ascoltato gli indagati - sulla richiesta del PM. Potrà quindi applicare la misura, rigettarla, o sceglierne una diversa; le eventuali dichiarazioni rese dall'indagato saranno infatti determinanti rispetto alla decisione che assumerà il giudice.





















