Lecco celebra la Madonna del Rosario, con un'appello alla cura degli altri
Lecco onora la ricorrenza della Madonna del Rosario. La celebrazione pomeridiana in Basilica, che ha preceduto la tradizionale processione con il simulacro, è stata presieduta dal prevosto don Bortolo Uberti, affiancato da diversi sacerdoti legati alla Comunità Pastorale e alla città, alla presenza non solo dei fedeli ma anche della autorità, a cominciare dal sindaco Filippo Boscagli e dal vice presidente della Provincia Mattia Micheli.

Nell’omelia, il parroco, ha ricordato l'importanza di vivere appieno la propria vita anche nella fede. "La festa della Madonna del Rosario, o festa di Lecco, come alcuni la chiamano, affonda le sue radici nel 1795 ed era organizzata dalla confraternita del Santissimo Sacramento e della Carità Cristiana. Il cuore di questa festa era la processione con il simulacro della Vergine, che però, durante la prima guerra mondiale, è stata sostituita dalla venerazione della Madonna affinché intercedesse per la pace. Dopo la guerra si riprese la tradizione ma non fu più come una volta: non era più la festa del borgo che si commuove e che si prepara a un giorno di esultanza, ma era diventata la festa di una città che non badava più alla bellezza delle feste cristiane e che ascoltava con indifferenza la voce delle campane che squillano a ricordare la fede degli antichi. Queste parole, di Pozzoli nel 1924, ci invitano a vigilare: rischiamo di essere una città distratta rispetto alla vita di fede” ha sostenuto monsignor Uberti.

“Del resto – ha proseguito - sono tante le faccende che riempiono le giornate e la mente delle persone e questa distrazione nei confronti della fede non è sbadataggine, ma è piuttosto un essere altrove, un essere attratti da altro, un allontanarsi da ciò che si sta facendo o pensando. Finiamo così per vivere nell'affanno e nell'ansia, inseguendo appuntamenti e impegni e perdendoci l'essenziale della vita. Un filosofo contemporaneo parla di 'società della stanchezza' che finisce via via con il logorarsi generando solitudine e divisione. La distrazione e l'indifferenza ci incatenano, ci bloccano, non fanno di noi gente più felice. All'interno di questo, la parola di Dio apre uno spiraglio ed è a questa parola che desideriamo tornare, per trovare il senso genuino della vita, come la verità delle relazioni che abitiamo ogni giorno. In questo, Maria è per noi un modello praticabile: è una donna audace che ha detto 'sì' all'annuncio dell'Angelo e che ha ospitato il Figlio di Dio nel suo grembo. Le nostre parole devono quindi generare comunione e non divisione, devono incoraggiare e non avvilire. Gesù, in questo passo del Vangelo, ci invita a dire di essere servi inutili: è la cura per gli altri, il volontariato, a cui sta alludendo. Queste azioni ci portano all'essenziale e ci ricordano che trascurare gli altri è trascurare noi stessi e ci fa perdere la nostra umanità. Questo dev'essere il senso della Madonna del Rosario e il mio augurio è che le persone, vedendoci felici, si ricordino di questo riguardo alla città di Lecco".
Al termine della celebrazione, la statua della Madonna del Rosario è stata portata in processione lungo le vie del centro città, con la sua bellezza esposta agli occhi di tutti i cittadini, fino a tornare presso la Basilica dove è stata impartita la benedizione.

Nell’omelia, il parroco, ha ricordato l'importanza di vivere appieno la propria vita anche nella fede. "La festa della Madonna del Rosario, o festa di Lecco, come alcuni la chiamano, affonda le sue radici nel 1795 ed era organizzata dalla confraternita del Santissimo Sacramento e della Carità Cristiana. Il cuore di questa festa era la processione con il simulacro della Vergine, che però, durante la prima guerra mondiale, è stata sostituita dalla venerazione della Madonna affinché intercedesse per la pace. Dopo la guerra si riprese la tradizione ma non fu più come una volta: non era più la festa del borgo che si commuove e che si prepara a un giorno di esultanza, ma era diventata la festa di una città che non badava più alla bellezza delle feste cristiane e che ascoltava con indifferenza la voce delle campane che squillano a ricordare la fede degli antichi. Queste parole, di Pozzoli nel 1924, ci invitano a vigilare: rischiamo di essere una città distratta rispetto alla vita di fede” ha sostenuto monsignor Uberti.

“Del resto – ha proseguito - sono tante le faccende che riempiono le giornate e la mente delle persone e questa distrazione nei confronti della fede non è sbadataggine, ma è piuttosto un essere altrove, un essere attratti da altro, un allontanarsi da ciò che si sta facendo o pensando. Finiamo così per vivere nell'affanno e nell'ansia, inseguendo appuntamenti e impegni e perdendoci l'essenziale della vita. Un filosofo contemporaneo parla di 'società della stanchezza' che finisce via via con il logorarsi generando solitudine e divisione. La distrazione e l'indifferenza ci incatenano, ci bloccano, non fanno di noi gente più felice. All'interno di questo, la parola di Dio apre uno spiraglio ed è a questa parola che desideriamo tornare, per trovare il senso genuino della vita, come la verità delle relazioni che abitiamo ogni giorno. In questo, Maria è per noi un modello praticabile: è una donna audace che ha detto 'sì' all'annuncio dell'Angelo e che ha ospitato il Figlio di Dio nel suo grembo. Le nostre parole devono quindi generare comunione e non divisione, devono incoraggiare e non avvilire. Gesù, in questo passo del Vangelo, ci invita a dire di essere servi inutili: è la cura per gli altri, il volontariato, a cui sta alludendo. Queste azioni ci portano all'essenziale e ci ricordano che trascurare gli altri è trascurare noi stessi e ci fa perdere la nostra umanità. Questo dev'essere il senso della Madonna del Rosario e il mio augurio è che le persone, vedendoci felici, si ricordino di questo riguardo alla città di Lecco".
G.I.





















