'Per le destre le idee non sono fondamentali': Donato Di Santo ospite a Lecco
Un’analisi del rapporto tra l’attuale situazione politica dell’America Latina e la destra internazionale, le nuove dinamiche geopolitiche e il ruolo assunto dalla sicurezza, dai social media e dalla comunicazione politica. Sono stati questi alcuni dei temi al centro dell’incontro svolto nella serata di giovedì presso la Camera del Lavoro di Lecco, promosso da ANPI e Revolution Lecco in occasione della presentazione del nuovo libro di Donato Di Santo.
La scelta della sede non è stata casuale. La Camera del Lavoro, come è stato sottolineato all’inizio della serata dal segretario della CGIL di Lecco Fabio Gerosa, rappresenta un luogo legato alla storia del movimento dei lavoratori e alla conservazione della memoria politica e sociale. Un richiamo particolarmente significativo fatto da Gerosa, anche alla luce dei 120 anni della CGIL, celebrati proprio nei giorni scorsi a Milano è stato: «Senza conoscenza delle proprie radici storiche e culturali non c’è possibilità di poter innovare sviluppare una società migliore.»
Intervenuta anche Patrizia Milani, vicepresidente dell’ANPI, che ha evidenziato il legame storico tra Italia e America Latina, richiamando in particolare il ruolo assunto da alcuni Paesi latinoamericani come luoghi di rifugio per ex criminali nazisti nel secondo dopoguerra.
A chiudere i saluti iniziali è stata poi Camilla Vimercati, presidente di Revolution Lecco, che ha illustrato l'attività dell'associazione, nata con l'obiettivo di promuovere iniziative e momenti di confronto rivolti alla cittadinanza. «Gran parte dei nostri membri sono under 35», ha ricordato Vimercati, sottolineando l'importanza di avvicinare anche le nuove generazioni a temi internazionali e politici apparentemente lontani dalla dimensione locale. Un'attenzione particolarmente significativa, ha aggiunto, in un Paese dal quale «se ne vanno ormai 250 mila giovani».
Al centro della discussione il volume di Donato Di Santo, che propone una lettura della trasformazione della destra in America Latina, con un’ottica storica e di attualità: secondo l’autore i diversi governi reazionari di vari paesi del mondo sarebbe legati e alleati in una sorta d’Internazionale reazionaria, sicuramente meno strutturata e stabile rispetto alla ben più conosciuta Internazionale comunista che ha unito, nel corso XX secolo i diversi partiti comunisti del mondo, ma comunque ispirata da obiettivi economici, sociali e politici comuni.

Prima di iniziare la presentazione del libro, Di Santo ha ricordato come proprio nella Camera del Lavoro di Lecco, nel 1994, avesse presentato il suo primo libro, scritto insieme a Giancarlo Suma e dedicato alle nuove sinistre del Sud America. Un rapporto e un interesse per l'America Latina, quello che ha visto protagonista Di Santo negli ultimi decenni, nato anche grazie allo stesso Suma, che lo scrittore ha ringraziato per avergli fatto conoscere e incuriosire su questa regione del mondo attraverso il suo lavoro giornalistico e radiofonico presso Radio Popolare.
Secondo Di Santo, le destre contemporanee presentano caratteristiche differenti rispetto alle organizzazioni internazionali della destra e della sinistra del passato. Il riferimento è in particolare a figure come Javier Milei, Donald Trump, Josè Antonio Kast e agli altri principali esponenti della destra latinoamericana ed europea, accomunati, nella sua analisi, più da una comune battaglia politica contro la sinistra che dà loro una precisa uniformità ideologica, pur avendo approcci ben diversi rispetto al loro rapporto con le rispettive istituzioni statali: Milei (antistatalista), Kast (statalista), Trump (familista).
«Le idee non sono fondamentali per loro», ha sostenuto Di Santo, spiegando come la comunicazione politica della nuova destra faccia largo uso di categorie culturali e strumenti differenti, dai social network alla religione, anche attraverso il sostegno di movimenti neopentecostali ed evangelici. L'America Latina, secondo la sua lettura, rappresenterebbe oggi uno dei principali laboratori di queste trasformazioni, mentre in Europa emergerebbero forme di sostegno e collaborazione con governi e partiti già insediati.

Tra gli esempi citati anche la Spagna, con Vox e il rapporto con il Partido Popular, e Israele, indicato da Di Santo come uno dei Paesi con cui diversi governi conservatori latinoamericani hanno intensificato i rapporti.
Un secondo filone della discussione ha riguardato il rapporto tra Stati Uniti, Cina e America Latina. Di Santo ha richiamato la dottrina Monroe, sintetizzata nella formula «l'America agli americani», sostenendo che durante la seconda amministrazione Trump gli Stati Uniti abbiano ripreso e aggiornato alcune delle impostazioni geopolitiche tradizionalmente associate alla dottrina elaborata da James Monroe nel 1823 e alla dottrina di Theodore Roosevelt del 1904. L'obiettivo, nella sua interpretazione, sarebbe quello di riaffermare la centralità statunitense nell'area in una fase caratterizzata dalla crescente presenza economica cinese. «Bisogna cercare di capire le nuove concezioni geopolitiche, non possiamo fermarci alle vecchie visioni passate che conosciamo», ha spiegato Di Santo, sottolineando come i nuovi governi di destra latinoamericani presentino caratteristiche differenti e non possano essere ricondotti a un unico modello.
Un altro tema affrontato è stato quello della sicurezza. La crescita del narcotraffico e della criminalità organizzata in diversi Paesi latinoamericani ha assunto un ruolo centrale nel dibattito politico, favorendo, secondo i relatori, una crescente attenzione alle politiche repressive.
Di Santo ha citato in particolare il caso di Nayib Bukele in El Salvador, sostenendo che il tema della sicurezza riguardi soprattutto le fasce più povere della popolazione. «È un problema prettamente dei poveri», ha affermato, interrogandosi sulle modalità con cui il governo salvadoregno ha affrontato il fenomeno.
Sul rapporto tra sicurezza e sinistra è intervenuto anche il tema del Brasile e della prima presidenza di Luiz Inácio Lula da Silva. Di Santo ha ricordato i risultati ottenuti dai governi Lula sul piano sociale tra il 2003 e il 2011, sostenendo che oggi anche la sinistra debba confrontarsi con il tema della sicurezza e con una possibile risposta istituzionale e, in alcuni casi, militare, ipotesi che lo stesso presidente brasiliano starebbe cercando di attuare qualora rieletto alla carica nelle elezioni di questa domenica.
A dialogare con Di Santo anche il giornalista Alfredo Luis Somoza, che ha definito il libro come un lavoro editoriale unico nell’attuale panorama letterario, in quanto dedicato al rapporto storico tra America Latina e la destra internazionale, in un panorama nel quale, a suo giudizio, le vecchie destre liberali e conservatrici hanno progressivamente lasciato spazio a forze più radicali.
Somoza ha sottolineato le differenze rispetto al passato: se nel secondo dopoguerra alcuni regimi latinoamericani rappresentarono luoghi di rifugio per esponenti dei vecchi regimi dittatoriali europei del XX secolo, oggi, secondo la sua analisi, il fenomeno sarebbe quello di una rete politica internazionale nella quale convivono leader e governi con caratteristiche molto differenti. Da una parte chi punta a ridimensionare fortemente il ruolo dello Stato, dall'altra chi mantiene invece una forte impostazione statalista.
Anche per Somoza i social media rappresentano uno degli strumenti centrali della nuova comunicazione politica. Nel corso dell'incontro ha ricordato la campagna elettorale brasiliana e la capacità di figure come Milei di utilizzare immagini e messaggi facilmente riconoscibili, inserendoli all'interno di una strategia comunicativa che, secondo il relatore, ha avuto tra i suoi principali teorici anche Steve Bannon.
Sul piano geopolitico, Somoza ha evidenziato inoltre la crescente presenza economica cinese in Sud America, sostenendo che la Cina rappresenti oggi il principale partner commerciale della maggior parte dei Paesi della regione, con la Colombia indicata come principale eccezione.
Infine, ancora il narcotraffico. Somoza ha richiamato la situazione del Messico e della Colombia, sottolineando il peso della criminalità organizzata e del traffico di droga e osservando come diversi governi di destra abbiano adottato politiche fortemente repressive, con risultati che, secondo il relatore, in alcuni casi avrebbero prodotto effetti sul piano della sicurezza sacrificando però alcuni diritti civili.
Intervenuta anche Patrizia Milani, vicepresidente dell’ANPI, che ha evidenziato il legame storico tra Italia e America Latina, richiamando in particolare il ruolo assunto da alcuni Paesi latinoamericani come luoghi di rifugio per ex criminali nazisti nel secondo dopoguerra.
A chiudere i saluti iniziali è stata poi Camilla Vimercati, presidente di Revolution Lecco, che ha illustrato l'attività dell'associazione, nata con l'obiettivo di promuovere iniziative e momenti di confronto rivolti alla cittadinanza. «Gran parte dei nostri membri sono under 35», ha ricordato Vimercati, sottolineando l'importanza di avvicinare anche le nuove generazioni a temi internazionali e politici apparentemente lontani dalla dimensione locale. Un'attenzione particolarmente significativa, ha aggiunto, in un Paese dal quale «se ne vanno ormai 250 mila giovani».
Al centro della discussione il volume di Donato Di Santo, che propone una lettura della trasformazione della destra in America Latina, con un’ottica storica e di attualità: secondo l’autore i diversi governi reazionari di vari paesi del mondo sarebbe legati e alleati in una sorta d’Internazionale reazionaria, sicuramente meno strutturata e stabile rispetto alla ben più conosciuta Internazionale comunista che ha unito, nel corso XX secolo i diversi partiti comunisti del mondo, ma comunque ispirata da obiettivi economici, sociali e politici comuni.
Prima di iniziare la presentazione del libro, Di Santo ha ricordato come proprio nella Camera del Lavoro di Lecco, nel 1994, avesse presentato il suo primo libro, scritto insieme a Giancarlo Suma e dedicato alle nuove sinistre del Sud America. Un rapporto e un interesse per l'America Latina, quello che ha visto protagonista Di Santo negli ultimi decenni, nato anche grazie allo stesso Suma, che lo scrittore ha ringraziato per avergli fatto conoscere e incuriosire su questa regione del mondo attraverso il suo lavoro giornalistico e radiofonico presso Radio Popolare.
Secondo Di Santo, le destre contemporanee presentano caratteristiche differenti rispetto alle organizzazioni internazionali della destra e della sinistra del passato. Il riferimento è in particolare a figure come Javier Milei, Donald Trump, Josè Antonio Kast e agli altri principali esponenti della destra latinoamericana ed europea, accomunati, nella sua analisi, più da una comune battaglia politica contro la sinistra che dà loro una precisa uniformità ideologica, pur avendo approcci ben diversi rispetto al loro rapporto con le rispettive istituzioni statali: Milei (antistatalista), Kast (statalista), Trump (familista).
«Le idee non sono fondamentali per loro», ha sostenuto Di Santo, spiegando come la comunicazione politica della nuova destra faccia largo uso di categorie culturali e strumenti differenti, dai social network alla religione, anche attraverso il sostegno di movimenti neopentecostali ed evangelici. L'America Latina, secondo la sua lettura, rappresenterebbe oggi uno dei principali laboratori di queste trasformazioni, mentre in Europa emergerebbero forme di sostegno e collaborazione con governi e partiti già insediati.
Tra gli esempi citati anche la Spagna, con Vox e il rapporto con il Partido Popular, e Israele, indicato da Di Santo come uno dei Paesi con cui diversi governi conservatori latinoamericani hanno intensificato i rapporti.
Un secondo filone della discussione ha riguardato il rapporto tra Stati Uniti, Cina e America Latina. Di Santo ha richiamato la dottrina Monroe, sintetizzata nella formula «l'America agli americani», sostenendo che durante la seconda amministrazione Trump gli Stati Uniti abbiano ripreso e aggiornato alcune delle impostazioni geopolitiche tradizionalmente associate alla dottrina elaborata da James Monroe nel 1823 e alla dottrina di Theodore Roosevelt del 1904. L'obiettivo, nella sua interpretazione, sarebbe quello di riaffermare la centralità statunitense nell'area in una fase caratterizzata dalla crescente presenza economica cinese. «Bisogna cercare di capire le nuove concezioni geopolitiche, non possiamo fermarci alle vecchie visioni passate che conosciamo», ha spiegato Di Santo, sottolineando come i nuovi governi di destra latinoamericani presentino caratteristiche differenti e non possano essere ricondotti a un unico modello.
Un altro tema affrontato è stato quello della sicurezza. La crescita del narcotraffico e della criminalità organizzata in diversi Paesi latinoamericani ha assunto un ruolo centrale nel dibattito politico, favorendo, secondo i relatori, una crescente attenzione alle politiche repressive.
Di Santo ha citato in particolare il caso di Nayib Bukele in El Salvador, sostenendo che il tema della sicurezza riguardi soprattutto le fasce più povere della popolazione. «È un problema prettamente dei poveri», ha affermato, interrogandosi sulle modalità con cui il governo salvadoregno ha affrontato il fenomeno.
Sul rapporto tra sicurezza e sinistra è intervenuto anche il tema del Brasile e della prima presidenza di Luiz Inácio Lula da Silva. Di Santo ha ricordato i risultati ottenuti dai governi Lula sul piano sociale tra il 2003 e il 2011, sostenendo che oggi anche la sinistra debba confrontarsi con il tema della sicurezza e con una possibile risposta istituzionale e, in alcuni casi, militare, ipotesi che lo stesso presidente brasiliano starebbe cercando di attuare qualora rieletto alla carica nelle elezioni di questa domenica.
Somoza ha sottolineato le differenze rispetto al passato: se nel secondo dopoguerra alcuni regimi latinoamericani rappresentarono luoghi di rifugio per esponenti dei vecchi regimi dittatoriali europei del XX secolo, oggi, secondo la sua analisi, il fenomeno sarebbe quello di una rete politica internazionale nella quale convivono leader e governi con caratteristiche molto differenti. Da una parte chi punta a ridimensionare fortemente il ruolo dello Stato, dall'altra chi mantiene invece una forte impostazione statalista.
Anche per Somoza i social media rappresentano uno degli strumenti centrali della nuova comunicazione politica. Nel corso dell'incontro ha ricordato la campagna elettorale brasiliana e la capacità di figure come Milei di utilizzare immagini e messaggi facilmente riconoscibili, inserendoli all'interno di una strategia comunicativa che, secondo il relatore, ha avuto tra i suoi principali teorici anche Steve Bannon.
Sul piano geopolitico, Somoza ha evidenziato inoltre la crescente presenza economica cinese in Sud America, sostenendo che la Cina rappresenti oggi il principale partner commerciale della maggior parte dei Paesi della regione, con la Colombia indicata come principale eccezione.
Infine, ancora il narcotraffico. Somoza ha richiamato la situazione del Messico e della Colombia, sottolineando il peso della criminalità organizzata e del traffico di droga e osservando come diversi governi di destra abbiano adottato politiche fortemente repressive, con risultati che, secondo il relatore, in alcuni casi avrebbero prodotto effetti sul piano della sicurezza sacrificando però alcuni diritti civili.
Tommaso Pandiani





















