In viaggio a tempo indeterminato/447: 'fino a Samarcanda io ti guiderò'

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"Oh, oh cavallo
oh, oh cavallo, oh, oh"
Questa canzone è del 1977 e ammetto di aver sempre e solo conosciuto questo ritornello.
Non mi ero certo posta il problema di conoscere il resto del testo e tantomeno mi ero chiesta quale fosse il significato.
Poi siamo arrivati a Samarcanda, la leggendaria città che non sai realmente se esiste finché non ci capiti. Paolo, che ha una cultura musicale decisamente più ampia della mia e, soprattutto, che ama alla follia ripetere all'infinito ritornelli orecchiabili, ha iniziato a canticchiarla dal giorno uno e non ha più smesso.
A quel punto mi sono arresa a colmare quel dubbio musicale e mi sono messa ad ascoltare la canzone.
La voce di Vecchioni risuona in uno studio televisivo anni '80 con le luci al neon colorate. La melodia suona allegra e le parole si susseguono quasi fosse una filastrocca.
La ascolto una prima volta senza afferrarne davvero il senso. Quando arriva la frase "corri cavallo, corri ti prego, fino a Samarcanda io ti guiderò" il mio unico pensiero è "caspita sono a Samarcanda e ascolto una canzone su Samarcanda. Ma che caldo apocalittico fa a Samarcanda?".
La melodia continua, capisco che c'è una storia tra quelle righe ma non approfondisco troppo.
"Usciamo per andare al Registan?" mi dice Paolo. E chiudo il video, mi dimentico della canzone e di scoprirne il significato.

In questi giorni stiamo visitando l'Uzbekistan in quattro. Mia sorella Serena e il suo compagno Richard ci hanno raggiunti. Non è la prima volta che viaggiamo insieme e abbiamo già condiviso parecchie avventure in giro per il mondo. Dopo lunghi periodi di viaggio in due, quando ci raggiunge qualcuno lo spirito ne trae beneficio. C'è quel bel fermento unito alla voglia di condividere avventure che diventeranno ricordi. Ridiamo tantissimo quando siamo con loro e notiamo cose che altrimenti daremmo per scontate. Come quel giorno nella piazza più famosa dell'Asia centrale quando ci siamo messi a imitare quel bizzarro aggeggio che ti fa video a 360°. Non so se venga utilizzato in Italia, ma in molti Paesi del mondo, viene installato in zone particolarmente scenografiche. Si tratta di una piccola pedana rotonda attorno alla quale gira una telecamera attaccata a un bastone. Le persone sulla pedana possono decidere se stare immobili o ballare mentre vengono filmate.
Perché non provare anche noi a replicare lo stesso effetto? Ed è così che ci siamo ritrovati con Paolo che corre come un pazzo attorno a noi 3 che ci muoviamo sgraziati. Non credo che il video sia venuto come quello sulla pedana ma abbiamo riso fino alle lacrime e collegato per sempre la piazza Registan di Samarcanda con quel ricordo.
Sperando di non aver mancato di rispetto a nessuno dei grandi architetti che hanno realizzato le meraviglie che hanno fatto da sfondo al nostro balletto, ci siamo poi messi a esplorare quel luogo unico al mondo.
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Il Registan è uno dei luoghi più iconici dell’antica Via della Seta ed è esattamente ciò a cui penso quando sento nominare "le mille e una notte". Il nome Registan significa letteralmente “luogo sabbioso” perché questa enorme piazza, centro della vita pubblica della città, dove si tenevano mercati, cerimonie e importanti eventi, in passato era completamente ricoperta di sabbia. Oggi un pavimento liscio su cui fare sgraziati passi di danza ha sostituito la distesa sabbiosa, ma non è poi così difficile immaginarsi piccole dune dorate tra un edificio e l'altro. A circondare la piazza ci sono tre splendide madrase, cioè scuole islamiche. La più antica è quella di Ulugh Beg, il sovrano astronomo, costruita nel XV secolo. Ulugh Beg era talmente affascinato dal cielo, dalle stelle e dai pianeti da averli fatti rappresentare in ogni angolo della madrasa.
Di fronte poi c'è Sher-Dor, letteralmente “Porta dei Leoni” in persiano.
Il nome deriva dalle due grandi tigri/leopardi con il sole sul dorso raffigurate sopra l’ingresso della madrasa. In realtà spesso vengono chiamate “leoni”, anche se la loro rappresentazione è piuttosto stilizzata.  È un dettaglio che rende unica questa madrasa perché nell'arte islamica di quell'epoca le rappresentazioni di animali e figure umane erano molto rare.
L'ultimo edificio, che occupa il lato più lungo della piazza, è chiamato Tilla-Kari, letteralmente "decorata d’oro”. È la madrasa famosa soprattutto per gli interni ricoperti da decorazioni dorate che danno l’impressione che le pareti siano rivestite d’oro. Tre madrase, tre meraviglie.
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Non riesco a immaginarmi cosa abbia voluto dire studiare in quegli edifici tanto stupendi. Chissà se gli studenti si fermavano ammaliati a osservare quei mosaici blu, come fanno oggi migliaia e migliaia di turisti che vengono da tutto il mondo. O chissà se invece, come accade quando sei sempre circondato da bellezza, davano per scontate quelle opere d'arte.
Una cosa è certa, in quelle madrase crescevano illustri pensatori, filosofi e scienziati dell'Asia centrale. Gli studenti, spesso giovani provenienti da diverse parti di mondo, studiavano soprattutto Corano, diritto islamico, teologia, lingua araba, matematica e astronomia. Vivevano in piccole stanze disposte attorno ai cortili interni delle madrase e la loro istruzione, il vitto e l'alloggio erano completamente gratuiti. In quell'epoca, si capiva quanto fosse importante l'istruzione per lo sviluppo futuro della società. Sì investiva sui giovani, sul sapere, sulla bellezza.
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Torniamo in hotel dopo la visita al Registan. Siamo accaldati, stanchi e abbiamo bisogno di metabolizzare tutti quelle facciate monumentali, quelle piastrelle blu, quel luccichio dell'oro.
Riapro YouTube e mi ritrovo davanti il video della canzone di Vecchioni.
Lo faccio partire e lo lascio in sottofondo ma stavolta voglio capire più a fondo il significato di quella canzone e del perché fosse citata proprio Samarcanda.
E da allora ringrazio ogni giorno Paolo per aver canticchiato incessantemente quel ritornello che mi ha portato a scoprire una storia tra quelle parole.
La storia parla di un soldato che festeggia la fine della guerra ma vede tra la folla la Morte che lo guarda. Spaventato, chiede al sovrano un cavallo velocissimo per fuggire il più lontano possibile, a Samarcanda appunto.
Il soldato cavalca tutta la notte con la speranza di salvarsi. Arrivato a destinazione, però, trova la Morte ad aspettarlo. La Morte spiega di essersi stupita di vederlo là la sera dei festeggiamenti, perché aveva appuntamento con lui proprio lì, a Samarcanda.
Una canzone che sembra un'allegra filastrocca ma che, in realtà, parla dell'ineluttabilità del destino, come se tutto fosse già scritto.
E che mi ha dato la conferma che prima di essere una città con strade, edifici spettacolari, caldo soffocante e pane fragrante, Samarcanda è un'idea, una leggenda, un luogo che non sai realmente se esista. Finché non ci capiti.
Angela (e Paolo)
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