Lecco è di chi se ne prende cura: la risposta corale alla ronda
Qualcuno, una volta finiti gli interventi al microfono, ha cercato di far partire un coro, ponendo un interrogativo, con la provocazione, come l'eco, caduta nel vuoto: "Boscagli dove sei?". Il sindaco, questa sera, in piazza Diaz non c'era. Come non c'era nessuno della sua maggioranza di centrodestra. C'erano, invece, almeno 350 persone.

Forse anche qualcuna in più perché nel momento in cui il serpentone si è messo in marcia è apparso "sinuoso", non indifferente anche in termini numerici e non solo di spirito. "Lecco è di chi se ne prende cura" il motto, riportato anche sullo striscione di testa, sfilato per piazza della Stazione, imboccando poi via Bovara per scendere in piazza Cermenati, prendere il lungolago e tornare, per via Cavour, al punto di partenza e dunque sotto le luci del Municipio.

Città medaglia d'argento per il contributo alla lotta di Liberazione, Lecco questa sera è stata percorsa da chi ha scelto di dare volto e gambe all'indignazione per la ronda organizzata, martedì 15 settembre, da CasaPound e Comitato Remigrazione, con una ventina di soggetti che, per lo più di nero vestiti, sono scesi in strada considerandosi paladini della sicurezza.

Quella stessa sicurezza che, quest'oggi, è stata declinata in tutt'altro modo nell'ambito di una iniziativa che Emanuele Manzoni, rappresentante di AVS, ha presentato, dando lettura ad un messaggio ricevuto personalmente, come nata direttamente dai cittadini, con le diverse realtà politiche e associative coinvolte da considerarsi dunque come "aderenti" e non promotrici.

"Non accettiamo le radici fasciste e patriarcali che esprimono le ronde" ha tuonato Raffaella Cerrato in rappresentanza dell'UDI. "Noi donne dobbiamo salvarci dai femminicidi. La città sicura è la città senza uomini violenti. La sicurezza non si costruisce con le ronde ma operando ogni giorno, con la cultura e l'educazione sesso-affettiva. La città sicura è la città della partecipazione" il suo messaggio, ribadito anche da Grazia Brambilla, presidentessa di Telefono Donna: "Abbiamo bisogno di un diritto che ci tuteli, non delle ronde, non di qualcuno che scelga per noi".

Di valori e regole ha parlato Angelo De Battista per ANPI, dopo aver ribadito la premessa condivisa dall'intera piazza: "La sicurezza è un problema vero ma non questione che può essere delegata al privato o al fai da te". "Abbiamo una destra che strizza l'occhio a quei signori che circolavano in queste vie" l'attacco, politico, di Manuel Tropenscovino, segretario provinciale del PD che, tra gli altri, ha visto schierate anche i consiglieri comunali Maria Sacchi, Simona Piazza e Pietro Regazzoni. "Per noi la sicurezza è tema di libertà. La destra inizi a dare risposte".
Ha invocato "politiche sociali diverse per darci diritti", rivolgendo "un appello a partecipare, essere attivi, rivendicare diritti" Davide Ronzoni per Arci Lecco-Sondrio mentre Alessia Maggi di Renzo e Lucio ha ricordato come ricordato come una città sia davvero sicura se "ciascuno può sentirsi se stesso", senza bisogno di nascondere il proprio orientamento sessuale, inneggiando ad una "città capace di prendersi cura della città" e alla "libertà di non avere paura".

"Chiediamo alla politica spazi dove crescere insieme ci renda felici" la sottolineatura di Renata Zuffi di Ambientalmente, in contrapposizione alla squadriglia che arbitrariamente ha girato per la città arrogandosi il diritto di escludere qualcuno. "L'esercizio della forza spetta solo allo Stato" ha ricordato l'ex sindaco Mauro Gattinoni, parlando a nome di Fattore Lecco. "La sceneggiata non vogliamo più vederla. Lecco non se la merita. Richiama troppo le pagine peggiori. Non ci sta bene" ha aggiunto in riferimento alle ronde per arrivare a citare Hannah Arendt. "Noi non siamo indifferenti. Vogliano tutti sappiano che Lecco è una comunità che ha la cura scritta nel DNA".

A chiudere il giro gli esponenti di CISL e CGIL, con, tra gli aderenti, anche la UIL, come pure, tra gli altri, Les Cultures, il Circolo Libero Pensiero, Il Gabbiano… Un'altra Lecco rispetto a quella in maglia nera del 15 settembre e a tutti coloro che sui social come al bar hanno plaudito alla ronda.

Forse anche qualcuna in più perché nel momento in cui il serpentone si è messo in marcia è apparso "sinuoso", non indifferente anche in termini numerici e non solo di spirito. "Lecco è di chi se ne prende cura" il motto, riportato anche sullo striscione di testa, sfilato per piazza della Stazione, imboccando poi via Bovara per scendere in piazza Cermenati, prendere il lungolago e tornare, per via Cavour, al punto di partenza e dunque sotto le luci del Municipio.

Città medaglia d'argento per il contributo alla lotta di Liberazione, Lecco questa sera è stata percorsa da chi ha scelto di dare volto e gambe all'indignazione per la ronda organizzata, martedì 15 settembre, da CasaPound e Comitato Remigrazione, con una ventina di soggetti che, per lo più di nero vestiti, sono scesi in strada considerandosi paladini della sicurezza.

Quella stessa sicurezza che, quest'oggi, è stata declinata in tutt'altro modo nell'ambito di una iniziativa che Emanuele Manzoni, rappresentante di AVS, ha presentato, dando lettura ad un messaggio ricevuto personalmente, come nata direttamente dai cittadini, con le diverse realtà politiche e associative coinvolte da considerarsi dunque come "aderenti" e non promotrici.

"Non accettiamo le radici fasciste e patriarcali che esprimono le ronde" ha tuonato Raffaella Cerrato in rappresentanza dell'UDI. "Noi donne dobbiamo salvarci dai femminicidi. La città sicura è la città senza uomini violenti. La sicurezza non si costruisce con le ronde ma operando ogni giorno, con la cultura e l'educazione sesso-affettiva. La città sicura è la città della partecipazione" il suo messaggio, ribadito anche da Grazia Brambilla, presidentessa di Telefono Donna: "Abbiamo bisogno di un diritto che ci tuteli, non delle ronde, non di qualcuno che scelga per noi".

Di valori e regole ha parlato Angelo De Battista per ANPI, dopo aver ribadito la premessa condivisa dall'intera piazza: "La sicurezza è un problema vero ma non questione che può essere delegata al privato o al fai da te". "Abbiamo una destra che strizza l'occhio a quei signori che circolavano in queste vie" l'attacco, politico, di Manuel Tropenscovino, segretario provinciale del PD che, tra gli altri, ha visto schierate anche i consiglieri comunali Maria Sacchi, Simona Piazza e Pietro Regazzoni. "Per noi la sicurezza è tema di libertà. La destra inizi a dare risposte".

"Chiediamo alla politica spazi dove crescere insieme ci renda felici" la sottolineatura di Renata Zuffi di Ambientalmente, in contrapposizione alla squadriglia che arbitrariamente ha girato per la città arrogandosi il diritto di escludere qualcuno. "L'esercizio della forza spetta solo allo Stato" ha ricordato l'ex sindaco Mauro Gattinoni, parlando a nome di Fattore Lecco. "La sceneggiata non vogliamo più vederla. Lecco non se la merita. Richiama troppo le pagine peggiori. Non ci sta bene" ha aggiunto in riferimento alle ronde per arrivare a citare Hannah Arendt. "Noi non siamo indifferenti. Vogliano tutti sappiano che Lecco è una comunità che ha la cura scritta nel DNA".

A chiudere il giro gli esponenti di CISL e CGIL, con, tra gli aderenti, anche la UIL, come pure, tra gli altri, Les Cultures, il Circolo Libero Pensiero, Il Gabbiano… Un'altra Lecco rispetto a quella in maglia nera del 15 settembre e a tutti coloro che sui social come al bar hanno plaudito alla ronda.





















