Lecco: il Polo Frassoni compie dieci anni, una giornata di festa e comunità per gli anziani fragili
Il Polo Frassoni, punto di riferimento a Lecco per l'assistenza agli anziani fragili, ha compiuto dieci anni. Inaugurato il 9 aprile 2016 nel quartiere di Castello, in via Gorizia 2, presso la struttura intitolata alla memoria della famiglia Frassoni – Airoldi, è nato dalla collaborazione tra la Fondazione Fratelli Frassoni e la Fondazione Comunitaria del Lecchese, che hanno sostenuto in parti uguali un investimento complessivo di circa 4,4 milioni di euro, reso possibile anche dal Fondo Housing di Fondazione Cariplo. La gestione è affidata a L'Arcobaleno Società Cooperativa Sociale Onlus.
Pensato come modello innovativo che integra servizi residenziali, semiresidenziali e territoriali, il Polo comprende un Centro Diurno Integrato con una capienza fino a 40 posti e 24 posti in alloggi protetti per anziani autosufficienti. In dieci anni ha accolto 257 persone negli alloggi e 201 nel Centro Diurno Integrato, ed è da sempre anche un punto di informazione e orientamento per familiari e caregiver.Una mattinata di festa e memoria
Le celebrazioni si sono aperte sabato alle 10.30 al Polo Frassoni con la mattinata "Festeggiamo insieme!", che ha ripercorso dieci anni di progetti e attività a favore degli anziani e delle loro famiglie.
L'incontro, introdotto da Fabio Crimella, vicepresidente della Cooperativa L’Arcobaleno, ha visto i saluti istituzionali del Sindaco di Lecco Filippo Boscagli, del Presidente della Fondazione Fratelli Frassoni Stefano Motta, del Segretario Generale della Fondazione Comunitaria del Lecchese Paolo Dell'Oro, del Direttore del Dipartimento Programmazione per l’Integrazione delle Prestazioni Sociosanitarie con quelle Sociali (PIPPS) di ATS Brianza Fabio Muscionico.

Nella seconda parte della mattinata sono state condivise con i presenti alcune riflessioni e dati riguardanti le accoglienze di questi dieci anni attraverso gli interventi di Erica Colombo responsabile dell’Area Anziani e di Francesca Bonacina direttrice della Cooperativa. Don Antonio Bonacina, parroco di Castello, ha poi guidato un momento di preghiera e di ringraziamento per questi dieci anni di cammino condiviso.
Infine, Simonetta Chiappa, coordinatrice del Servizio, ha invitato tutti i presenti a visitare una mostra fotografica sui dieci anni del Polo allestita negli spazi della struttura e a festeggiare con un brindisi la ricorrenza.

«Il cuore di Lecco e la sua identità sono l'assistenza e l'accoglienza, e il Polo Frassoni è esattamente questo» ha dichiarato il Sindaco Filippo Boscagli. «Il tessuto sociale della nostra città è fortissimo, e l'Amministrazione vuole essere vicina alle realtà che ogni giorno stanno accanto alle persone più fragili, come in questo caso gli anziani.»
Stefano Motta ha ricordato la figura di Manetto Fabroni, membro e poi presidente della Fondazione, sotto la cui presidenza il progetto ha preso forma: «L'obiettivo era lasciare alla città di Lecco, in memoria dei fratelli Frassoni, un'opera di alto valore, riconosciuto anche dall'Amministrazione. Si scelse di fare qualcosa di diverso: appartamenti con una finalità nuova. Si è creata una vera sinergia tra istituzioni, e la liberalità di un privato è diventata una pratica amministrativa che si può replicare per il territorio e per la città.»
Il dott. Fabio Muscionico di ATS Brianza ha sottolineato quanto il carattere innovativo del progetto abbia sollecitato anche il livello regionale nell’individuazione di soluzioni e procedure per la migliore attivazione del servizio.
«In dieci anni il Polo Frassoni ha accolto oltre 300 persone, ciascuna con la sua storia e con un progetto costruito su misura: servizi residenziali, servizi diurni e supporto alla domiciliarità, dentro una rete che tiene insieme il Comune di Lecco, ATS, ospedali, RSA, parrocchie, scuole e volontariato. Oggi accogliamo persone sempre più anziane e fragili, e accanto a loro persone un po' più giovani, con fragilità di natura diversa, sociale e psicologica: una complessità che ci chiede di continuare a innovare, restando un luogo aperto e familiare per chi vi entra e per le loro famiglie» dichiara Erica Colombo, responsabile dell'Area Anziani della Cooperativa L’Arcobaleno a cui si aggiunge la riflessione della direttrice della Cooperativa, Francesca Bonacina «Servizi come il Polo Frassoni servono a tenere unita la comunità: favoriscono la nascita di relazioni e quella coesione sociale che altrimenti non si creerebbe, e di cui oggi c'è tanto bisogno.»
«Il decimo anniversario del Polo Frassoni è un momento importante, che ricordiamo con particolare soddisfazione, ha rimarcato in un suo messaggio Alberto Bonaiti, Presidente della Fondazione Comunitaria del Lecchese. Dieci anni fa, grazie alla collaborazione tra Fondazione Frassoni e Fondazione Comunitaria del Lecchese, prendeva forma un progetto capace di tradurre in un'esperienza concreta una visione condivisa: investire nelle persone, nella comunità e nelle opportunità di crescita del territorio. Ma il significato più profondo di questo anniversario va oltre la singola iniziativa: il percorso avviato allora ha consolidato un rapporto sempre più intenso e proficuo tra le due Fondazioni. È proprio questa continuità nel lavorare insieme, con fiducia e obiettivi condivisi, che considero uno dei risultati più significativi di questi dieci anni. Le Fondazioni, quando riescono a fare sistema, possono moltiplicare l'efficacia delle proprie risorse e contribuire concretamente alla crescita del territorio. Celebrare oggi il decennale significa guardare con gratitudine a quanto è stato realizzato, ma anche guardare avanti, con la volontà di rafforzare una collaborazione che ha già dimostrato il suo valore.»
A rendere la mattinata particolarmente sentita sono state le testimonianze di un familiare, di un ospite e di una volontaria del Polo, che hanno condiviso la propria esperienza con semplicità e commozione.
Nel pomeriggio, alle 15.15, la festa è proseguita con il concerto gratuito dei Sol Quair nella Chiesa dei Santi Martiri Gervasio e Protasio, in via Antonio Fogazzaro 26, davanti a un pubblico numeroso e partecipe.
Una scelta non casuale: chi lavora con la demenza sa che la musica è una delle ultime cose ad andarsene. Ci sono persone che non ricordano cosa hanno mangiato a pranzo, ma che intonano parola per parola una canzone di sessant'anni fa. In quel momento non sono pazienti: sono di nuovo semplicemente loro.

Le celebrazioni si sono aperte sabato alle 10.30 al Polo Frassoni con la mattinata "Festeggiamo insieme!", che ha ripercorso dieci anni di progetti e attività a favore degli anziani e delle loro famiglie.


Nella seconda parte della mattinata sono state condivise con i presenti alcune riflessioni e dati riguardanti le accoglienze di questi dieci anni attraverso gli interventi di Erica Colombo responsabile dell’Area Anziani e di Francesca Bonacina direttrice della Cooperativa. Don Antonio Bonacina, parroco di Castello, ha poi guidato un momento di preghiera e di ringraziamento per questi dieci anni di cammino condiviso.


«Il cuore di Lecco e la sua identità sono l'assistenza e l'accoglienza, e il Polo Frassoni è esattamente questo» ha dichiarato il Sindaco Filippo Boscagli. «Il tessuto sociale della nostra città è fortissimo, e l'Amministrazione vuole essere vicina alle realtà che ogni giorno stanno accanto alle persone più fragili, come in questo caso gli anziani.»
Stefano Motta ha ricordato la figura di Manetto Fabroni, membro e poi presidente della Fondazione, sotto la cui presidenza il progetto ha preso forma: «L'obiettivo era lasciare alla città di Lecco, in memoria dei fratelli Frassoni, un'opera di alto valore, riconosciuto anche dall'Amministrazione. Si scelse di fare qualcosa di diverso: appartamenti con una finalità nuova. Si è creata una vera sinergia tra istituzioni, e la liberalità di un privato è diventata una pratica amministrativa che si può replicare per il territorio e per la città.»


A rendere la mattinata particolarmente sentita sono state le testimonianze di un familiare, di un ospite e di una volontaria del Polo, che hanno condiviso la propria esperienza con semplicità e commozione.

Una scelta non casuale: chi lavora con la demenza sa che la musica è una delle ultime cose ad andarsene. Ci sono persone che non ricordano cosa hanno mangiato a pranzo, ma che intonano parola per parola una canzone di sessant'anni fa. In quel momento non sono pazienti: sono di nuovo semplicemente loro.





















