La città è di chi la occupa meglio
Articolo: 'Lecco è di chi se ne prende cura': la risposta alle ronde, il 29
Posso capire il valore simbolico di una piazza che voglia dire che Lecco non è una città della paura, delle divisioni e delle ronde. Ma proprio per questo faccio fatica a trovare il senso - nobile - di questa iniziativa dei partiti con il proprio fans club. Perché se il problema delle ronde organizzate da CasaPound è che la sicurezza non può essere privatizzata né trasformata in un'iniziativa discriminatoria e politica di parte (tantopiù quella parte) allora la risposta non può essere semplicemente un'altra manifestazione partitica/politica di parte, (seppur di quest'altra parte) con un linguaggio diverso e certamente - di grazia - più solidale.
Lo stesso sindaco Boscagli ha detto in Consiglio comunale che quella ronda nera e l'idea di una sicurezza privata o di una autodeterminazione della sicurezza è "inaccettabile per chiunque appartenga alle istituzioni" E allora perché rispondere con un'altra piazza, un'altra fotografia, un altro slogan? Il taglio è più solidale, certo. Ma nella sostanza è la stessa logica: autopromozione mascherata da contrapposizione, portata avanti in primis da sigle partitiche che in cinque anni non han peraltro messo in campo una chiara azione concreta e di attenzione sulla sicurezza, se non, all'ultimo con un occhio al tornaconto elettorale. Se le ronde non van bene (e non van bene) non va bene nessuna forma di ronda - nemmeno quella vestita di solidarietà. Non servono ronde contro ronde. Non servono camminate contro camminate. E non servono spot politici che rischiano di trasformare un problema serio in una gara a chi occupa meglio la scena.
Chi vuole davvero rispondere lo faccia chiedendo con forza alle istituzioni di fare il proprio mestiere, sindaco Boscagli compreso: presidi di prossimità, ascolto dei cittadini, presenza nei quartieri, collaborazione strutturata con Polizia locale e altre forze dell'ordine, attenzioni educative, d'ascolto e di riduzione del danno diffuse con le famiglie e nelle scuole. Lecco non ha bisogno di una guerra di simboli. Lecco ha bisogno di sicurezza vera, presenza vera, comunità e istituzioni vere che latitavano e latitano. Tutto il resto - ronde comprese, contromanifestazioni comprese - è solo rumore di scena, utile soprattutto a chi lo organizza.
Posso capire il valore simbolico di una piazza che voglia dire che Lecco non è una città della paura, delle divisioni e delle ronde. Ma proprio per questo faccio fatica a trovare il senso - nobile - di questa iniziativa dei partiti con il proprio fans club. Perché se il problema delle ronde organizzate da CasaPound è che la sicurezza non può essere privatizzata né trasformata in un'iniziativa discriminatoria e politica di parte (tantopiù quella parte) allora la risposta non può essere semplicemente un'altra manifestazione partitica/politica di parte, (seppur di quest'altra parte) con un linguaggio diverso e certamente - di grazia - più solidale.
Lo stesso sindaco Boscagli ha detto in Consiglio comunale che quella ronda nera e l'idea di una sicurezza privata o di una autodeterminazione della sicurezza è "inaccettabile per chiunque appartenga alle istituzioni" E allora perché rispondere con un'altra piazza, un'altra fotografia, un altro slogan? Il taglio è più solidale, certo. Ma nella sostanza è la stessa logica: autopromozione mascherata da contrapposizione, portata avanti in primis da sigle partitiche che in cinque anni non han peraltro messo in campo una chiara azione concreta e di attenzione sulla sicurezza, se non, all'ultimo con un occhio al tornaconto elettorale. Se le ronde non van bene (e non van bene) non va bene nessuna forma di ronda - nemmeno quella vestita di solidarietà. Non servono ronde contro ronde. Non servono camminate contro camminate. E non servono spot politici che rischiano di trasformare un problema serio in una gara a chi occupa meglio la scena.
Chi vuole davvero rispondere lo faccia chiedendo con forza alle istituzioni di fare il proprio mestiere, sindaco Boscagli compreso: presidi di prossimità, ascolto dei cittadini, presenza nei quartieri, collaborazione strutturata con Polizia locale e altre forze dell'ordine, attenzioni educative, d'ascolto e di riduzione del danno diffuse con le famiglie e nelle scuole. Lecco non ha bisogno di una guerra di simboli. Lecco ha bisogno di sicurezza vera, presenza vera, comunità e istituzioni vere che latitavano e latitano. Tutto il resto - ronde comprese, contromanifestazioni comprese - è solo rumore di scena, utile soprattutto a chi lo organizza.
Paolo Trezzi





















