Il segretario generale al direttivo UILM Lario: industria forte, ma crescono i segnali di rallentamento
Si è svolto oggi, presso le Officine Badoni di Lecco, il Direttivo territoriale della Uilm Lario, alla presenza del Segretario generale della Uilm nazionale, Davide Sperti, insieme ai dirigenti, delegati e rappresentanti sindacali del territorio.
Al centro del confronto la situazione dell’industria metalmeccanica nelle province di Lecco, Como e Sondrio e le trasformazioni che stanno attraversando la manifattura italiana, dall’automotive ai costi energetici, fino alla necessità di nuove competenze e investimenti.

Insieme al segretario Sperti, hanno partecipato e sono intervenuti anche Fabio Dell'Angelo, coordinatore regionale UILM Lombardia, Dario Esposito, segretario generale di UIL Lario ed Enrico Azzaro della segretaria regionale di UIL Lombardia che ha introdotto i lavori. Inoltre, ha portato il suo saluto istituzionale il sindaco di Lecco, Filippo Boscagli.
Durante gli interventi, particolare attenzione è stata dedicata al Lecchese, una delle aree a maggiore vocazione metalmeccanica del Paese, con circa 32 mila addetti e quasi duemila imprese. Un territorio che continua a mostrare capacità produttiva e competitività, ma nel quale emergono segnali che non possono essere sottovalutati: nel primo semestre del 2026 le ore di cassa integrazione nella metalmeccanica hanno raggiunto 2,4 milioni, il 33% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre l’occupazione non cresce allo stesso ritmo di produzione, ordini ed export.

“Lecco non è un territorio in crisi e sarebbe sbagliato raccontarlo così. Ma sarebbe altrettanto grave aspettare che i problemi diventino emergenze prima di intervenire – dichiara Sperti – qui esiste un patrimonio industriale straordinario, costruito in decenni di lavoro, competenze e sacrifici. Proprio per questo dobbiamo proteggerlo adesso”.
“Quando aumentano gli ammortizzatori sociali, rallentano le assunzioni e alcune imprese cominciano a perdere ordini, per noi deve accendersi una luce. Non vogliamo arrivare ai tavoli quando resta soltanto da discutere quanti lavoratori devono uscire. Vogliamo conoscere prima i piani industriali, pretendere investimenti, formazione e nuove produzioni. La politica industriale serve a cambiare la traiettoria delle crisi, non semplicemente ad accompagnarne le conseguenze sociali”.

“Il lavoro metalmeccanico – conclude Sperti – deve continuare a rappresentare una prospettiva di vita, soprattutto per i giovani. Significa salari adeguati, sicurezza, professionalità riconosciute e possibilità di crescere. Difendere l’industria significa difendere tutto questo: non soltanto le fabbriche, ma il futuro delle persone e dei territori che intorno a quelle fabbriche hanno costruito la propria storia”.
Al centro del confronto la situazione dell’industria metalmeccanica nelle province di Lecco, Como e Sondrio e le trasformazioni che stanno attraversando la manifattura italiana, dall’automotive ai costi energetici, fino alla necessità di nuove competenze e investimenti.

Insieme al segretario Sperti, hanno partecipato e sono intervenuti anche Fabio Dell'Angelo, coordinatore regionale UILM Lombardia, Dario Esposito, segretario generale di UIL Lario ed Enrico Azzaro della segretaria regionale di UIL Lombardia che ha introdotto i lavori. Inoltre, ha portato il suo saluto istituzionale il sindaco di Lecco, Filippo Boscagli.
Durante gli interventi, particolare attenzione è stata dedicata al Lecchese, una delle aree a maggiore vocazione metalmeccanica del Paese, con circa 32 mila addetti e quasi duemila imprese. Un territorio che continua a mostrare capacità produttiva e competitività, ma nel quale emergono segnali che non possono essere sottovalutati: nel primo semestre del 2026 le ore di cassa integrazione nella metalmeccanica hanno raggiunto 2,4 milioni, il 33% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre l’occupazione non cresce allo stesso ritmo di produzione, ordini ed export.

“Lecco non è un territorio in crisi e sarebbe sbagliato raccontarlo così. Ma sarebbe altrettanto grave aspettare che i problemi diventino emergenze prima di intervenire – dichiara Sperti – qui esiste un patrimonio industriale straordinario, costruito in decenni di lavoro, competenze e sacrifici. Proprio per questo dobbiamo proteggerlo adesso”.
“Quando aumentano gli ammortizzatori sociali, rallentano le assunzioni e alcune imprese cominciano a perdere ordini, per noi deve accendersi una luce. Non vogliamo arrivare ai tavoli quando resta soltanto da discutere quanti lavoratori devono uscire. Vogliamo conoscere prima i piani industriali, pretendere investimenti, formazione e nuove produzioni. La politica industriale serve a cambiare la traiettoria delle crisi, non semplicemente ad accompagnarne le conseguenze sociali”.

“Il lavoro metalmeccanico – conclude Sperti – deve continuare a rappresentare una prospettiva di vita, soprattutto per i giovani. Significa salari adeguati, sicurezza, professionalità riconosciute e possibilità di crescere. Difendere l’industria significa difendere tutto questo: non soltanto le fabbriche, ma il futuro delle persone e dei territori che intorno a quelle fabbriche hanno costruito la propria storia”.





















