Lecco: frattura in CC sulla nomina della commissione Controllo e garanzia

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Alla quarta seduta di consiglio comunale sotto la guida della nuova amministrazione Boscagli si è consumata la prima frattura netta tra maggioranza e opposizione. Il pomo della discordia è stata l’istituzione della commissione Controllo e garanzia e, in particolare, la nomina dei suoi componenti.

Come ha spiegato il sindaco in premessa, si tratta di una commissione speciale e permanente con funzioni di controllo e garanzia alla quale è attribuito il compito di effettuare verifiche periodiche e presentare al consiglio relazioni illustrative dei risultati e dell’attività esercitata. Può inoltre formulare proposte e suggerimenti in merito alla trasparenza e allo snellimento dei processi amministrativi, nonché formulare su richiesta dell’amministrazione pareri preventivi su tali argomenti. La commissione è composta da sette consiglieri comunali, quattro di maggioranza e tre di minoranza.
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E qui sono arrivati a problemi. La maggioranza ha infatti candidato Loredana Colella per di Fratelli d’Italia, Francesca Meles della Lega, Fabrizio Bianchi per la lista civica "Filippo Boscagli Sindaco di Lecco”, Gianni Caravia per Forza Italia. I gruppi di minoranza che avevano sostenuto Mauro Gattinoni - Partito Democratico, Fattore Lecco, Alleanza verdi sinistra e Ambientalmente - avevano invece proposto Emanuele Manzoni (Avs), Pietro Regazzoni (Pd) e Veronica Rosa (Fattore Lecco). Mauro Fumagalli, ex candidato sindaco e unico rappresentante del “terzo polo” di Orizzonte per Lecco si era “messo a disposizione”, come già fatto per la presidenza del consiglio comunale e per quella della commissione quinta, facendo un appello all’aula al “più ampio coinvolgimento possibile delle diverse componenti di questo consiglio comunale”.

Appello che da qualcuno è stato ascoltato. Sono stati infatti puntualmente eletti dal consiglio comunale i quattro candidati della maggioranza e poi proprio Fumagalli con 13 voti, Rosa con 12 e Manzoni con 11, lasciando fuori dalla commissione Regazzoni, che pur avendo preso lo stesso numero di vori del collega di Avs è rimasto escluso perché più giovane, come previsto dal regolamento.
“Quello che è appena avvenuto è gravissimo - ha subito dichiarato Manzoni a scrutinio concluso - Non ho nulla di personale contro il consigliere Fumagalli ma questa sera la maggioranza ha forzato il regolamento e individuato un nome tra i consiglieri di minoranza. Che garanzie può dare un consigliere eletto con i voti della maggioranza? A chi risponde?”.
Sdegno condiviso anche dagli altri gruppi del centrosinistra e dal “beffato” Regazzoni: “Sono sbalordito, quello che è successo è imbarazzante. Vi siete riempiti la bocca di parole sulla collaborazione, sul lavorare insieme, sul dare un imprinting diverso al consiglio comunale e dopo due mesi avete fatto quello che in 16 anni non era mai stato fatto e per di più sull’organo più sensibile, nonché l’unico in cui la minoranza ha una voce. Se questa è la direzione che darete, lavorerete da soli”.

A nulla sono valse né le rassicurazioni sulla assoluta legittimità del voto date dal nuovo segretario generale Mario Blandino, né le spiegazioni di Mario Romeo, capogruppo della lista civica "Filippo Boscagli Sindaco di Lecco”, che ha definito quanto successo una “prova di fiducia verso la minoranza per una completezza di incarichi all’interno del minoranza”. Tutti i consiglieri di Pd, Fattore Lecco, Avs e Ambientalmente hanno infatti lasciato l’aula a metà della seduta.
Fumagalli dal canto suo si è detto imbarazzato e disorientato da questa reazione: “Perché controllo e garanzia possono essere garantiti da alcuni e da altri no?”
M.V.
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