Lecco: l'Ucraina oltre le notizie nelle parole e negli scatti di Regazzoni e Fumagalli

banner bglobohomebig-29264.jpg
«Cosa significa vivere una guerra al di là di ciò che vediamo sui giornali?». È la domanda da cui ha preso le mosse “Ucraina, oltre le notizie”, l’incontro promosso dall’associazione R-Evolution per provare a guardare oltre i numeri, i titoli e le immagini che arrivano quotidianamente dal conflitto.
REGAZZONIFUMAGALLIUCRAINA__5_.jpg (1.05 MB)
Un racconto costruito attraverso due esperienze diverse e complementari: quella di Tommaso Fumagalli, 23 anni, fotografo originario di Verderio, che dall’estate del 2025 ha trascorso quasi un anno complessivo avanti e indietro nel Donbass, e quella di Pietro Regazzoni, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale a Lecco, che ha attraversato per una settimana Kyiv e Odessa incontrando amministratori, ricercatori, giovani attivisti e rappresentanti istituzionali.
Due modi differenti di avvicinarsi a una guerra che, proprio perché raccontata ogni giorno, rischia paradossalmente di diventare lontana. «Andare oltre la notizia» significa allora provare a capire che cosa rimane quando il titolo del telegiornale scompare: le persone, le loro case, le famiglie, i progetti interrotti, ma anche la capacità di continuare a vivere.
REGAZZONIFUMAGALLIUCRAINA__1_.jpg (420 KB)
Per Fumagalli, l’Ucraina è diventata prima un luogo da aiutare e poi quello in cui raccontare attraverso la fotografia ciò che accade sul campo. Nel 2023 era arrivato a Kyiv come volontario, impegnato nella sistemazione degli edifici danneggiati dai bombardamenti. Poi l’incontro con un giovane fotogiornalista lo aveva avvicinato a quel mondo che fino a quel momento non conosceva.
Tornato in Italia, aveva comprato la sua prima macchina fotografica e iniziato a lavorare nel settore, fino alla scelta, nel 2025, di lasciare un posto sicuro nella programmazione per dedicarsi completamente al fotogiornalismo. Da allora è tornato più volte in Ucraina, soprattutto nel Donbass, trascorrendo lunghi periodi a Kramatorsk e nelle zone vicine al fronte.
Foto_15-09-26,_8_22_50_PM.jpg (397 KB)
A seguire alcuni degli scatti di Fumagalli

È da lì che sono arrivate le immagini attraverso cui Fumagalli ha portato il pubblico dentro una realtà difficile da restituire attraverso i soli numeri. Kramatorsk, ha spiegato, non è Kyiv: qui la guerra è molto più vicina, entra nelle strade e modifica ogni aspetto della quotidianità. La città si è progressivamente svuotata, mentre gli attacchi e le evacuazioni sono diventati parte della vita di chi è rimasto.
Foto_15-09-26,_8_23_45_PM.jpg (196 KB)
Tra le immagini mostrate, una delle più dure racconta proprio la conseguenza immediata di un bombardamento. Fumagalli era appena rientrato a Kramatorsk quando un’esplosione, avvenuta a poche strade di distanza, lo ha spinto insieme agli altri fotografi verso il luogo dell’impatto. Dietro una porta deformata dalle macerie compariva il braccio insanguinato di un uomo rimasto ferito. Un fotografo gli applicò un laccio emostatico e il gruppo rimase sul posto fino all’arrivo dei soccorsi.
Foto_15-09-26,_8_23_03_PM.jpg (244 KB)
Ancora più difficile, per il fotografo, è stato documentare l’estrazione del corpo di una donna da un edificio colpito. A rendere quell’immagine diversa da tante altre non sono soltanto le macerie, ma l’arrivo dei familiari e il momento in cui la figlia e la nipote hanno riconosciuto la donna. Per qualche istante, quella che poteva sembrare una delle tante cronache della guerra è diventata la storia di una famiglia.
Foto_15-09-26,_8_25_37_PM.jpg (216 KB)
Ma il racconto di Fumagalli non si è fermato alle esplosioni. A Kramatorsk ha incontrato soprattutto persone costrette a costruirsi una quotidianità dentro l’incertezza: anziani che non vogliono o non possono lasciare la propria casa, famiglie evacuate, bambini, soldati e una generazione di giovani che prova a immaginare un futuro mentre il presente continua a cambiare. È da qui che nasce anche “Generazione fantasma”, il progetto dedicato ai ragazzi incontrati durante i suoi mesi in Ucraina. Alcuni di loro oggi non vivono più a Kramatorsk, costretti a spostarsi verso zone più sicure. Eppure, nelle fotografie, restano momenti apparentemente ordinari: amici che stanno insieme, ragazzi che cucinano, coppie che si innamorano.
Foto_15-09-26,_8_24_37_PM.jpg (159 KB)
Una delle immagini mostra una giovane coppia al lago: lui le ha appena chiesto di sposarlo e lei ha detto sì. Alle loro spalle, però, si alza una colonna di fumo. È forse questa la contraddizione più difficile da spiegare della vita in guerra: mentre tutto sembra poter crollare da un momento all’altro, le persone continuano comunque a vivere. A studiare, a lavorare, a innamorarsi. A fare progetti.
Foto_15-09-26,_8_25_10_PM.jpg (166 KB)
Fumagalli ha raccontato anche il lato militare del conflitto, dai soldati impegnati nelle zone più vicine al fronte alle nuove forme di combattimento legate ai droni, fino ai percorsi di riabilitazione dei militari feriti e mutilati.
Foto_15-09-26,_8_22_32_PM.jpg (271 KB)
Una guerra che, pur avendo cambiato profondamente la propria tecnologia, conserva ancora trincee, posizioni sotterranee e lunghi periodi trascorsi lontano da casa.
REGAZZONIFUMAGALLIUCRAINA__3_.jpg (444 KB)
A completare il racconto è stato Pietro Regazzoni, arrivato in Ucraina con un’esperienza completamente diversa. Una settimana, trascorsa non come turista ma con l’obiettivo di incontrare persone e istituzioni e provare a capire il Paese oltre le notizie. Kyiv e Odessa gli hanno mostrato una realtà nella quale la normalità e la guerra convivono continuamente.
Foto_15-09-26,_8_28_58_PM.jpg (273 KB)
A Kyiv, durante il giorno, la città può sembrare quasi normale: persone che lavorano, studiano, si muovono. Poi arrivano le sirene. Una notte Regazzoni ha raccontato di essersi svegliato per alcune forti esplosioni avvenute nelle vicinanze dell’albergo e di aver visto una colonna di fumo. Alla stazione, invece, ciò che lo ha colpito non è stato tanto il rumore della guerra quanto quello che lascia dietro di sé: una famiglia riunita dopo il ritorno dal fronte di un padre gravemente ferito.
Foto_15-09-26,_8_26_09_PM.jpg (251 KB)
Ad Odessa, il viaggio ha assunto invece una dimensione ancora diversa. La città, affacciata sul Mar Nero e strategica per il Paese, continua a vivere nonostante le allerte. Regazzoni ha incontrato giovani e amministratori e ha avuto modo di assistere al “Rigoletto” al Teatro dell’Opera, il teatro affollato nonostante all’esterno ci fosse la guerra. È proprio il teatro a diventare, nei racconti dei due ospiti, uno dei simboli più immediati di questa resistenza quotidiana. A Kharkiv Fumagalli ha fotografato spettacoli organizzati negli spazi sotterranei, mentre a Odessa Regazzoni ha visto il pubblico tornare in sala dopo un allarme. «Quando si dice che la cultura ci salverà», ha raccontato, «lì ho capito cosa significa».
Foto_15-09-26,_8_26_36_PM.jpg (524 KB)
La serata è proseguita con le domande del pubblico, toccando alcuni dei nodi più difficili del conflitto: gli attacchi contro le città e i civili, la propaganda, le perdite militari e la possibilità di arrivare a una pace. Su questi temi, Fumagalli ha invitato a diffidare delle letture troppo semplici, ricordando quanto sia difficile verificare alcuni dati provenienti direttamente dalle parti coinvolte e quanto la guerra finisca inevitabilmente per produrre anche una battaglia delle informazioni.
Foto_15-09-26,_8_28_20_PM.jpg (360 KB)
Il confronto ha toccato anche una questione che rimane aperta: come immaginano il futuro gli ucraini, soprattutto i più giovani? Ed è qui che il racconto di Fumagalli ha restituito un’immagine forse meno presente nei notiziari. Nei suoi incontri, i ragazzi non parlavano soltanto della guerra. Parlavanо di economia, di ingegneria, di medicina, di ricostruzione. Di come rimettere in piedi un Paese che, prima o poi, dovrà tornare a guardare oltre il conflitto.
«L’Ucraina è parte dell’Europa. Per me l’Ucraina è casa nostra», ha sostenuto Regazzoni, raccontando una convinzione maturata durante il viaggio e gli incontri avuti nel Paese.
Foto_15-09-26,_8_24_16_PM.jpg (85 KB)
Ed è forse proprio il futuro, più ancora della guerra, il punto da cui partire per comprendere davvero il significato di una serata dedicata all’Ucraina “oltre le notizie”. Perché dietro ogni bombardamento ci sono persone che hanno perso qualcosa, ma anche persone che continuano a costruire. Dietro ogni città colpita ci sono famiglie, giovani, studenti, artisti e lavoratori che cercano un modo per restare legati alla propria vita. E mentre il fronte continua a cambiare, in Ucraina c’è ancora chi vuole studiare per diventare medico, chi pensa a come ricostruire una strada, chi sale su un palco dopo un’allerta e chi, semplicemente, continua a vivere.
È quella quotidianità, fragile ma ostinata, che Fumagalli e Regazzoni hanno provato a portare a Lecco: non soltanto la guerra che vediamo, ma l’Ucraina che, nonostante la guerra, continua a immaginare ciò che verrà dopo.
Gloria Draghi
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.