Provincia: verso la proroga del mandato dei consiglieri per 'allinearlo' al mandato della presidente
Una modifica di poche righe, ma che potrebbe cambiare sensibilmente gli equilibri e soprattutto le scadenze della Provincia di Lecco. Il nuovo decreto sulla Pubblica Amministrazione, approvato lunedì 3 agosto dal Consiglio dei Ministri, interviene infatti sulla durata dei Consigli provinciali, prevedendo che il loro mandato venga prorogato fino alla scadenza di quello del rispettivo presidente della Provincia.
La disposizione è chiara: “La durata del mandato dei consigli provinciali in carica di cui alla legge 7 aprile 2014, n. 56, è prorogata fino alla scadenza del mandato dei rispettivi presidenti di provincia”. A oggi, invece, il presidente della Provincia resta in carica per quattro anni, mentre il Consiglio provinciale ha una durata di appena due. Da qui la necessità di tornare periodicamente alle urne – sempre con elezioni di secondo livello, riservate a sindaci e consiglieri comunali – anche nel corso dello stesso mandato presidenziale.
Se la norma approvata dal Governo dovesse essere confermata senza modifiche durante l'iter parlamentare, dunque, il Consiglio provinciale lecchese non tornerebbe alle urne nei prossimi mesi ma vedrebbe il proprio mandato allungarsi fino alla scadenza di quello della presidente, prevista nel 2030. In sostanza, presidente e Consiglio arriverebbero insieme alla fine della consiliatura.


Concorde anche la collega consigliera Silvia Bosio, esponente di Forza Italia: “Mi sembra ragionevole l’idea di allineare la durata del mandato del Consiglio provinciale a quella del Presidente: potrebbe aiutare a superare una situazione che, negli anni, non ha sempre favorito la continuità amministrativa. Personalmente, preferirei aspettare la conclusione dell’iter parlamentare e il testo definitivo della legge di conversione, per capire meglio come la norma troverà applicazione. Spero che questo possa essere l’inizio di una riflessione più ampia sulle Province, un ente che continua ad avere un ruolo importante per i territori e che meriterebbe maggiore stabilità”.



Il primo effetto della norma, qualora uscisse indenne dal passaggio parlamentare, sarebbe comunque molto concreto: niente rinnovo a breve del Consiglio provinciale lecchese e prosecuzione dell'attuale assemblea fino al termine del nuovo mandato Hofmann.
La disposizione è chiara: “La durata del mandato dei consigli provinciali in carica di cui alla legge 7 aprile 2014, n. 56, è prorogata fino alla scadenza del mandato dei rispettivi presidenti di provincia”. A oggi, invece, il presidente della Provincia resta in carica per quattro anni, mentre il Consiglio provinciale ha una durata di appena due. Da qui la necessità di tornare periodicamente alle urne – sempre con elezioni di secondo livello, riservate a sindaci e consiglieri comunali – anche nel corso dello stesso mandato presidenziale.

Il consiglio provinciale eletto nel 2024
A Lecco gli effetti della modifica sarebbero particolarmente significativi. L'attuale Consiglio provinciale è stato eletto il 29 settembre 2024. Le urne avevano assegnato sei seggi alla lista di centrodestra “Casa dei Comuni – Hofmann Presidente”, cinque al centrosinistra di “La Provincia territorio bene comune” e uno ai “Civici per la Provincia”. Con le regole attuali il mandato del Consiglio sarebbe quindi ormai prossimo alla naturale conclusione, a due anni dalle elezioni. Nel frattempo, però, lo scorso gennaio è stata rinnovata la presidenza: Alessandra Hofmann è stata riconfermata alla guida di Villa Locatelli, prevalendo su Fabio Vergani, sindaco di Imbersago. Hofmann, proclamata il 25 gennaio, ha così iniziato il nuovo mandato 2026-2030.Se la norma approvata dal Governo dovesse essere confermata senza modifiche durante l'iter parlamentare, dunque, il Consiglio provinciale lecchese non tornerebbe alle urne nei prossimi mesi ma vedrebbe il proprio mandato allungarsi fino alla scadenza di quello della presidente, prevista nel 2030. In sostanza, presidente e Consiglio arriverebbero insieme alla fine della consiliatura.

Alessandra Hofmann
Per il momento, però, a Villa Locatelli prevale la cautela. A sottolinearlo sono la presidente Alessandra Hofmann e il vicepresidente Mattia Micheli. “Non mi sbilancio. Manca ancora l’ufficialità” commenta la presidente, ricordando che manca ancora il fondamentale passaggio di conversione del decreto che potrebbe prevedere, nel mezzo, anche degli emendamenti. “Posso dire che noi abbiamo sempre chiesto che venisse associato, e questo dovrebbe essere fatto, il mandato del presidente col mandato dei consiglieri. Quattro anni uno e quattro anni gli altri, così che il presidente abbia la sua maggioranza”. Secondo Hofmann si tratta di una richiesta avanzata da tutte le province italiane. “Abbiamo sempre chiesto che venisse dato lo stesso lasso di tempo. Per noi andava da sé che, con l'elezioni fatte adesso, i consiglieri che vengono eletti durino quanto il mandato della presidente”. Mattia Micheli
Della stessa idea anche il vicepresidente Micheli, esponente della Lega. “È un decreto che deve ancora essere convertito in legge dal Parlamento e quindi è suscettibile di valutazioni e revisioni – osserva –. L'intenzione di allineare la durata dei Consigli provinciali alla scadenza del mandato del presidente può essere di buon senso, ma bisognerà capire come questa norma verrà concretamente applicata agli organi che sono già in essere”. Secondo Micheli è dunque troppo presto per trarre conclusioni definitive sul futuro dell'attuale Consiglio lecchese. “È ancora molto prematuro. Il provvedimento dovrà passare al vaglio del Parlamento e già il termine ‘conversione’ implica che potranno esserci valutazioni anche su come declinarlo negli aspetti pratici. Al momento non è ancora arrivata alcuna comunicazione ufficiale”. 
Alessandro Negri
Una posizione attendista è espressa anche da Alessandro Negri, capogruppo della maggioranza di “Casa dei Comuni – Hofmann Presidente” ed esponente di Fratelli d'Italia. “Attendiamo che i vari passaggi istituzionali vengano completati. In linea di principio condivido che il mandato dei consiglieri sia legato a quello dei presidenti, come già avviene nelle altre elezioni”.
Silvia Bosio
Paolo Lanfranchi
A guardare alla modifica come possibile primo tassello di un intervento più ampio sulle Province è anche Paolo Lanfranchi, capogruppo di opposizione de “La Provincia territorio bene comune”. Anche il consigliere sottolinea di non avere ancora ricevuto conferme ufficiali sul testo definitivo, ma individua nella scelta del Governo un possibile segnale. “Quello che mi viene in mente, ed è una mia valutazione personale, è che questo decreto possa essere il preludio all'unificazione delle due scadenze di mandato tra Consiglio e presidente per preparare finalmente il ritorno all'elezione diretta degli organi della Provincia”, spiega Lanfranchi. Una prospettiva che il capogruppo aveva già sostenuto in passato. “Avevo già sollecitato il tema attraverso degli ordini del giorno presentati in Consiglio provinciale, che se non ricordo male erano stati approvati anche all'unanimità. Non so se la scelta del Governo vada effettivamente in questa direzione, ma se così fosse sarebbe certamente un passaggio interessante”.
Felice Rocca
Favorevole al superamento della doppia durata dei mandati è anche Felice Rocca, consigliere del Partito Democratico tra i banchi de “La Provincia territorio bene comune”. Nel caso lecchese, sottolinea, la proroga avrebbe un impatto rilevante proprio perché le due elezioni si sono svolte in momenti differenti. “Nel nostro caso, essendo andati alle elezioni in maniera sfalsata rispetto ad altre Province, si tratterebbe sostanzialmente di una proroga che porterebbe il Consiglio fino alla scadenza del presidente. Sinceramente è sempre stata un'anomalia che il mandato dei consiglieri fosse dimezzato rispetto a quello del presidente”. Il problema, secondo Rocca, è anche di continuità amministrativa. “Un presidente che lavora con una squadra di maggioranza deve avere la possibilità di mettere in moto quella squadra su argomenti che sono complessi. Un potenziale ricambio ogni due anni non era proprio il massimo. L'anomalia dei due mandati dei consiglieri all'interno della durata di quello del presidente oggettivamente andava sanata”. Anche per Rocca, però, il tema della durata degli organi dovrebbe inserirsi in una riflessione più ampia sul futuro delle Province. “Se questa modifica fosse propedeutica al ritorno all'elezione diretta sia del presidente sia dei consiglieri, potrebbe essere una novità assolutamente positiva da valutare. Dopo la riforma Delrio le Province sono rimaste un po' in mezzo al guado e bisogna metterci mano, restituendo dignità all'ente anche dal punto di vista amministrativo, delle risorse e della capacità di svolgere il lavoro che gli compete. Perché di lavoro da fare sul territorio ce n'è ancora molto”.
Luca Pigazzini
Sulla stessa linea anche Luca Pigazzini, consigliere di minoranza de “La Provincia territorio bene comune”, entrato recentemente a Villa Locatelli attraverso una surroga. “Mi auguro che la logica della proroga sia quella di arrivare poi al superamento dell'attuale sistema e di tornare all'elezione diretta degli organi politici della Provincia”. Un eventuale ritorno al voto diretto, secondo Pigazzini, dovrebbe però procedere di pari passo con un rafforzamento concreto dell'ente: “L'auspicio è che vengano garantite anche risorse economiche sufficienti per rendere la Provincia funzionale e funzionante, soprattutto rispetto alle sue competenze più specifiche, a partire dalla viabilità e dall'istruzione scolastica superiore”.
Cesare Colombo
Concorde, infine, anche il consigliere rappresentante dei “civici”, Cesare Colombo. “Il mio commento è positivo. Aveva poco senso quella situazione di disallineamento. È un tema che spesso avevo richiesto i miei colleghi in Consiglio” ha detto, osservando tuttavia un passaggio non indifferente: “Mi ha solo un po’ spiazzato il fatto che la cosa sia arrivata in questo momento. Potenzialmente poteva essere pensato in momenti in tempi diversi, però, in generale è una cosa positiva, perché l'altro aspetto che rimane è che l’ente Provincia è rimasta un po’a metà, con una riforma che doveva eliminarla, ma poi è rimasta lì”. Il primo effetto della norma, qualora uscisse indenne dal passaggio parlamentare, sarebbe comunque molto concreto: niente rinnovo a breve del Consiglio provinciale lecchese e prosecuzione dell'attuale assemblea fino al termine del nuovo mandato Hofmann.
E.Ma.




















