In viaggio a tempo indeterminato/436: Astana, al centro ma...

Roma è al centro. Parigi è un po' spostata in alto. 
Così come Berlino. Per non parlare di Londra che è tutta a sud. Madrid invece è in mezzo.
Ora immagina se da domani si decidesse che tutte le capitali debbano essere perfettamente al centro del Paese. A noi non cambierebbe nulla ma per molte nazioni sarebbe una bella gatta da pelare.
Ecco, questo è quello che è successo in Kazakistan.
Dopo che per anni la capitale era Almaty, nel sud del Paese, si è deciso di spostare tutto ad Astana.
Sicuramente più centrale geograficamente ma circondata da una steppa così desolata da fare pensare che forse, oltre alla geografia, avrebbero dovuto tenere conto della demografia.
Il Kazakistan è il nono Paese più grande del mondo. Misura nove volte l'Italia ma ha soltanto 20 milioni di abitanti.
Nel 1997 l'allora presidente decide che è necessario spostare la capitale. Ma Astana non è abbastanza grande per ospitare tutte le sedi amministrative e di potere del Paese. Così si decide di costruire tutto praticamente da zero.

"È una città artificiale questa" mi dice la ragazza seduta davanti a me sull'autobus.
Parla bene inglese e quando ha visto salire me e Paolo sul bus si è illuminata. Ha iniziato a raccontarmi la sua vita e a farmi domande sulla mia.
Abitava nel sud del Kazakistan ma poi è venuta a studiare ad Astana e adesso ci vive per lavoro.
"Ogni 2/3 mesi torno a casa mia. Sono 20 ore di treno ma non mi pesano. La gente vive qui ad Astana solo perché c'è il lavoro. Se non ci fosse quello, non verrebbe nessuno. Siamo in mezzo al nulla".
Guardo fuori dal finestrino dell'autobus e non faccio fatica a credere alle sue parole.
Grattacieli in vetro e acciaio, strade a 8 corsie, giardini curati maniacalmente, torri futuristiche, centri commerciali mastodontici.
Qui tutto sembra così enorme da schiacciarti.
Sembra così perfetto da essere finto.
Come se fosse una città costruita per essere guardata, ma non toccata.
Appena arrivati in Kazakistan, l'abbiamo esplorata un po' Astana. Il centro "storico" si sviluppa attorno a una gigantesca area pedonale che inizia con un centro commerciale a forma di yurta (la tradizionale tenda dei pastori nomadi delle steppe). All'interno del centro commerciale si trovano: un cinema, le montagne russe, dei dinosauri giganti e una piscina con scivoli riscaldata tutto l'anno a temperature estive.
Fuori dalla "shopping yurta" inizia un giardino curatissimo con statue e fontane realizzate da artisti da tutto il mondo, che conduce al simbolo di Astana: la torre Bayterek.
Una specie di albero della vita che culmina con un nido e una sfera dorata che rappresenta l'uovo di un uccello mitologico che nelle leggende persiane protegge la terra.
La camminata poi continua fino al palazzo presidenziale, tra i più alti del mondo, dove delle guardie ti consentono di scattare solo qualche foto a una distanza che pare chilometrica.
Ogni edificio, ogni struttura, non è stata costruita casualmente ma ha un significato preciso.
La torre Bayterek, ad esempio, misura esattamente 97 metri, anno in cui Astana è diventata capitale.
Questa città mi affascina ma al tempo stesso mi mette angoscia.
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"Come è vivere qui in inverno?" chiedo alla ragazza sull'autobus.
Io sono una persona molto freddolosa. Per rendere l'idea, spesso Paolo ha addosso una maglietta a maniche corte e io la felpa e la giacca e ho comunque freddo.
Non amo l'inverno e non amo i posti freddi, semplicemente perché ho perennemente mani e piedi congelati.
Qui ad Astana, però, le temperature nei mesi da Novembre a Febbraio, arrivano tranquillamente a -30° o -40°.
Come si può vivere a una temperatura del genere? Nemmeno nei miei peggiori incubi posso immaginarmi un posto 5 volte più freddo del freezer di casa.
Se guardo la città ora, con il sole, i 25 gradi, la gente che fa jogging in pantaloncini, non mi sembra possibile che tra meno di 4 mesi qui tutto sarà ricoperto da neve e ghiaccio.
La mia nuova amica sull'autobus, però, non sembra essere sconvolta dal freddo di Astana.
"È un altro il problema" mi dice.
"Al freddo dopo un po' ti ci abitui. Basta coprirsi bene a strati e stare all'aperto il meno possibile. La cosa importante è non lasciare scoperta nessuna parte del corpo: guanti spessi, maglia e pantaloni termici, scarpe calde, testa coperta e anche il viso sennò dopo 5 minuti ti congeli." Ride.
"E se devi aspettare l'autobus che è in ritardo?"
Le chiedo io sempre incredula al fatto che si possa vivere a -40°.
"Alcune fermate dell'autobus sono chiuse e hanno il riscaldamento. Altrimenti ci si rifugia nei minimarket che in inverno sono riscaldati."
"La prossima è la mia fermata." Mi dice.
"È stato un piacere parlarti"
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"Aspetta!" le dico mentre si avvia verso l'uscita.
"Se il problema non è il freddo, quale è?"
"È il vento! Quando hanno costruito la città non hanno tenuto conto della potenza del vento della steppa. I grattacieli sono disposti in modo da incanalarlo e così è praticamente impossibile stare in piedi. È pericolosissimo quando tira vento perché raggiunge una forza impressionante."
L'autobus si ferma. La saluto.
E mentre sta per andarsene mi dice 3 parole: "You're beautiful!" (sei bellissima).
"You are beautiful too" le rispondo io mentre prendiamo strade che non ci porteranno, forse, ad incontrarci più.
Angela (e Paolo)
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