Chiude il Lecco Film Fest. «Non soltanto nostalgia». Già annunciata l'edizione 2027

Con la proiezione di “Un altro mondo”, film del regista francese Stephan Brizé che è stato l’ospite d’onore della rassegna, ieri sera è calato il sipario sulla settima edizione del Lecco Film Fest, promosso dalla Confindustria e organizzato dalla Fondazione ente dello spettacolo.
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«Come sempre in questi casi – ha detto il direttore artistico don Davide Milani – c’è un po’ di nostalgia. Come quando finiscono le vacanze di scuola o quando si arriva alla domenica sera dopo una bella giornata, ci si chiede se rivivremo ancora questa esperienza. Ma proprio il cinema ci dice che il momento più importante è quando finisce il film e ricomincia la vita: l’esperienza del film continua nella vita».
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L’appuntamento conclusivo, svoltosi al Teatro della Società, è stato aperto dal presidente di Confindustria Marco Campanari che ha parlato di un buon bilancio, anche se ancora non vi sono cifre sulla partecipazione, «ma non è questo il punto» ha precisato, sottolineando come aveva già fatto nella cerimonia di apertura l’osmosi che va crescendo di anno in anno tra il festival e il territorio «ed è questo che conta».
«Come Confindustria – ha proseguito – siamo impegnati in tanti campi e quello culturale non è un orpello, ma uno fondamentale perché è la qualità dello sguardo a permettere uno sviluppo armonico e molto originale di svolgere questo percorso che non è scontato e non avviene in tutti i territori. Da domani mattina lavoreremo per l’ottava edizione.»
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Poi, don Milani, oltre all’accenno alla nostalgia, ha detto come l’esperienza del Lecco Film Fest si è conquistata una sua importanza, senza dover per forza rivaleggiare con altre iniziative perché non si tratta di un campionato, «ma quello che incoraggia sono i messaggi che mi arrivano dagli ospiti che mi scrivono quanto siano contenti dell’accoglienza ricevuta. La specificità del nostro festival è proprio questa. Grazie, dunque. E ricominci la vita.»
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È stata poi la volta del sindaco Filippo Boscagli che ha consegnato una targa del Comune a Stephan Brizé, ringraziato non solo per essere venuto a Lecco, anche per aver deciso di restarci tre giorni, anzi quattro, anzi cinque. Da parte sua il regista ha chiesto se quella targa gli consentirà lo sconto in albergo la prossima volta che tornerà da noi. Ringraziando poi il sindaco, il festival, don Milani, ha sottolineato come servano persone che abbiano le idee e i progetti, imprese che li finanzino e politici che capiscano, perché soltanto così si possono organizzare iniziative come il Lecco Film Fest.
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Brizé era comunque anche atteso per la chiacchierata con il critico cinematografico Federico Pontiggia per parlare del film conclusivo della rassegna, “Un altro mondo”, appunto, film del 2021 che racconta di un manager di una fabbrica francese che occupa oltre cinquecento dipendenti alle prese con il gruppo finanziario americano che l’ha comprata e che chiede di tagliare i dipendenti per aumentare i profitti degli investitori.

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«Io non sto con l’impresa o con i lavoratori – le parole del regista - non mi pongo in maniera ideologica. Cerco di soffermarmi su quei luoghi del mondo disfunzionali per vedere gli sguardi, le persone e gli stessi luoghi dove avvengono anche tragedie. Cerco di mettere in scena la nostra fragilità, ma anche il braccio armato del sistema anche lui malato. Non è solo una lotta, è tutto molto più complesso, perché il sistema è pieno di metastasi.»
«Una riflessione potente – la chiosa di Pontiggia – sulla dignità umana che ha costi ma non ha prezzo.» Come scrive, in una lettera ai suoi superiori, il manager del film.
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Nel corso della serata finale, sono stati inoltre premiati i partecipanti al progetto “Nuovi talenti lab” rivolto a giovanissimi intenzionati imboccare la strada della regia, progetto da tre anni collaterale al festival. È stato Davide Zazzani a spiegare come delle molte proposte arrivate da tutta Italia, ne sono state scelte sei che ha visto coinvolti otto giovani che in questi giorni hanno effettuato un corso residenziale a Lecco, confrontandosi con il produttore Alessandro Borrelli. Il quale ha detto che «è importante investire sui ragazzi che hanno un potenziale e che vogliono realizzare la loro opera prima, magari sbagliandola e magari poi non facendone niente. Quello che manca oggi è la possibilità di dialogare.» Perché, come nello sport, è necessario creare un vivaio.»  E certamente – ha concluso il regista Peter Marcias - c’è un gran bisogno di dialogare con le nuove generazioni.
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Gli attestati sono stati consegnati a Sara Camandella (Roma), Letizia Zatti (Bergamo), Gaia Merolla e Giorgia Ciraolo (Napoli), Soroor Mehdibeigi (Roma), Cristian Patané (Avola), Andrea Pomarico e Daniele Pellecchia (Roma).
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Il giorno precedente erano invece stati consegnati i diplomi agli studenti che hanno partecipato al laboratorio “Opera prima”.
D.C.
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