“Il tuo cuore la mia stella”. Se il dolore diventa progetto. Un film sulla storia di Ricky Galbiati

La vicenda di Riccardo Galbiati, 15 anni, morto sulle piste da sci una decina d’anni fa e la campagna per la donazione degli organi (e non solo) promossa in suo ricordo dal padre Marco sono diventati un film. Tratto dal libro che lo stesso genitore aveva scritto con la giornalista Laura Melesi e pubblicato nel 2018 da Mondadori.
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La produzione del lungometraggio è ormai completata, fra poco sarà nelle sale e il prossimo anno sarà proiettato nell’ambito del Lecco Film Fest, così come ha promesso il direttore artistico don Davide Milani in occasione dell’incontro tenutosi nel pomeriggio di ieri in piazza XX Settembre con l’intervento dello stesso Marco Galbiati e del regista Francesco Patierno, intervistati dal giornalista Giancarlo Ferrario. 
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La tragedia di Riccardo Galbiati, per tutti Ricky, si compì la mattina del 30 dicembre 2016 sulle piste dell’Aprica, quando il giovanissimo venne colto da un improvviso malore: ricoverato all’ospedale di Bergamo sarebbe morto tre giorni dopo. Come accade in quei momenti, i medici chiesero ai genitori la possibilità di espiantare gli organi. È a quel punto che comincia tutta un’altra storia.
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E cioè quella che sarebbe sfociata nella costituzione dell’associazione “Il tuo cuore, la mia stella”, voluta dal padre Marco, imprenditore nel settore siderurgico, coinvolgendo anche le figlie Cecilia e Vittoria, le sorelle di Ricky. L’associazione vuole sensibilizzare sulla donazione ma si pone anche l’obiettivo di cambiare la legge perché i famigliari del donatore possano conoscere chi ha ricevuto gli organi, possibilità oggi preclusa per evidenti motivi, sui quali in questi anni si è sviluppato un grosso dibattito. Tra gli altri impegni assunti da Galbiati – ha ricordato Ferrario – c’è stata anche la presidenza della scuola alberghiera di Casargo, dove studiava Riccardo che voleva diventare uno chef.
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Marco Galbiati

Di tutto questo Marco Galbiati ha parlato nel libro che ora appunto è diventato un film, interpretato, tra gli altri da Alessandro Preziosi, nel ruolo del padre e di Erica Pietrobon in quello della madre.
Papà Marco e la moglie Miriam Colombo hanno già potuto vedere in anteprima il film: «Durante il viaggio verso Roma – ha raccontato Galbiati – mi domandavo: “E se poi non mi piace?” E invece è stata una grande emozione. È stato molto impegnativo, certo, perché abbiamo rivissuto quello che era successo. E siamo rimasti stupiti dalla capacità degli attori di interpretarci. Sembrava che loro sapessero tutto di noi, quello che abbiamo sofferto.»
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Toccante, anche il particolare di un vestito, del cappotto indossato dal nonno di Ricky, il padre di Marco: «Ricordo che quando Riccardo morì, ci chiedevamo come fare a dirlo a mio padre. Quando venne in ospedale aveva un montgomery verde. Non l’avevamo scritto, né detto, ma quando nel film lo abbiamo visto proprio con un montgomery verde è stata una forte emozione.» Quasi a suggerire qualcosa più di un caso fortuito.
«Il messaggio è quello di far capire come, quando perdi un figlio e i medici ti chiedono di donare gli organi, non sei preparato. E quando poi vorresti sapere chi li ha ricevuti, gli organi di tuo figlio, i medici ti dicono no.»
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Giancarlo Ferrario

Però, ora, i Galbiati sono in contatto con il ragazzo di Bari che ha beneficiato degli organi di Ricky.
«E il momento più forte del film – ha aggiunto il regista – credo sia proprio quello della richiesta degli organi, un momento intenso e poco ipocrita: all’inizio c’è una reazione quasi rabbiosa dei genitori.»
Sul come abbia fatto a trasformare il dolore nel progetto dell’associazione, Galbiati ha detto di non sapere bene come sia successo: «È stato Riccardo che m’ha preso per mano e mi ha aiutato a non cadere. Per tutte le cose che mi propongono, parlo con lui, ascolto le sue risposte e mi comporto di conseguenza. Gli chiedo di mandarmi dei segnali, mi arrivano i suoi cuoricini e c’è una stella che è sempre quella ed è sempre lì. Certo, hanno contato molto anche le persone che ho avuto attorno: i parenti, gli amici, altri imprenditori che mi sono stati vicini. E la famiglia: mia moglie ha dovuto riprendermi più volte, perché a volte mi perdevo e non mi ricordavo che avevo altre due bambine a cui prestare attenzioni.»
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Francesco Patierno

Da parte sua, Patierno ha raccontato come sia nato il film: «La proposta mi è arrivata dal produttore Piergiorgio Bellocchio. Non gli ho detto subito “sì”, perché quando giro un film sono solito immergermi profondamente e pensavo di non farcela, avendo io un figlio di vent’anni. Poi succede che ti arrivano le idee. E così ho incontrato Marco, è nata anche una bella amicizia. Questa non è una storia che parla solo della perdita di un figlio: è il viaggio di un uomo in una terra sconosciuta. Credo ci sia un’empatia molto forte. Ho puntato sul protagonista perché volevo che la gente vivesse ogni momento della vita di Marco.»
Ora il film uscirà nelle sale e parteciperà ai festival: «La cosa bella – ha auspicato Galbiati – sarebbe che lo vedessero tutti i ragazzi delle scuole affinché capiscano il valore della donazione degli organi.»
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Mons. Davide Milani

Chiamato in pedana da Ferrario, è intervenuto anche don Milani che si è collegato allo slogan del festival (“Con tutte le sue creature”) ricordando come le creature siano fatte sì da Dio, ma non sono passive, non sono marionette. «Come disse san Francesco, le creature sono il riflesso di Dio. Nel film, quella del ragazzo lecchese e della sua famiglia diventa una storia universale. E l’altro tema è quello della donazione degli organi che diventa una ri-creazione.»
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Concludendo l’incontro, Galbiati ha confessato la paura di non ricevere più i “segnali” di Riccardo: «Se non dovessero più arrivare significa che mi dice: “Papà, sei pronto, puoi andare davanti da solo. Ma la paura è di girarmi e di accorgermi che non c’è più.»
D.C.
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