In viaggio a tempo indeterminato/435: dal Brasile al... Kazakistan

Il Brasile e il Kazakistan non hanno nulla in comune.
Uno ha l'oceano e le spiagge, l'altro la steppa e le montagne.
Sono in due parti di mondo completamente diverse, parlano lingue diverse e non credo siano nemmeno collegati da comodi voli aerei.
Per questo passare da un Paese all'altro è stato come ricominciare da zero a viaggiare.
Dopo 8 mesi abbiamo lasciato il Sudamerica. Una parte di mondo che ci ha lasciato con alcune consapevolezze fondamentali per la nostra vita:
1) I lama sputano davvero.
2) Siamo in grado di camminare anche a 4000 metri di altitudine senza bombole di ossigeno.
3) Le foglie di coca in bocca fanno lo stesso effetto dell'anestesia dal dentista.
4) Il mate è buono, ma non i primi 4/5 sorsi.
5) La montagna è meglio del mare e i paesini son meglio delle città.
6) Esistono più tipi di avocado di quanti si possa immaginare.
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Ok, mi fermo.
La realtà è che ogni parte del mondo, se la vivi intensamente, ha qualcosa da regalarti.
In Sudamerica eravamo partiti con la voglia di ributtarci nell'atmosfera latinoamericana da cui eravamo fuggiti dopo un anno e mezzo in Messico durante il covid.
L'abbiamo ritrovata ma in una forma diversa, più lenta, più "montagnosa", più silenziosa. E ci siamo ripromessi di tornare un giorno per arrivare fino in fondo, fino alla fine del mondo.
Adesso per noi non era il momento giusto. E la colpa non è soltanto dell'inverno che ormai aveva raggiunto quella zona. Dovevamo tornare in Italia per sistemare alcune questioni personali e abbiamo preso il ritorno come una specie di tappeto elastico.
Atterravamo da un salto, il Sudamerica, e avevamo bisogno della spinta giusta per rimbalzare e fare un salto ancora più alto verso una parte di mondo mai visitata.
E così eccoci atterrare ad Astana, la capitale del Kazakistan (mi fa ancora strano scriverlo in una frase!).
Come ogni avventura che si rispetti, tutto è iniziato con un errore stupido.

Eravamo in Bolivia e dovevamo prenotare il volo che ci avrebbe portato nella zona di mondo che noi chiamiamo "degli -stan". Ci volevamo venire da anni ma la stagione non era mai quella giusta.
Poi la necessità di tornare in Italia in primavera ed ecco che si apriva la finestra perfetta: l'estate.
La nostra prima scelta era l'Uzbekistan, ne avevamo sentito parlare tantissimo e avevamo visto foto strepitose di quel Paese.
Sapevamo ci fosse un volo economico che dal sempresialodato aeroporto di Orio al Serio portava proprio a Tashkent. Dopo varie ricerche su tutti i siti possibili e immaginabili, la cruda realtà: quella tratta non esiste più.
In un periodo storico in cui i potenti giocano a lanciare razzi come fossero petardi, volare facendo scalo in certe zone può essere un rischio.
Così apriamo la mappa e cerchiamo un Paese vicino. Il Kazakistan sembra fare al caso nostro e Almaty è vicino al confine con l'Uzbekistan quindi perfetta. Piano B trovato.
Passa qualche settimana e decidiamo di prenotare.
Siamo sdraiati sotto la coperta pesante in un hotel boliviano. Il wifi funziona bene e non lo diresti mai guardando il bagno con lo sciacquone che altro non è che una confezione di detersivo liquido tagliata per raccogliere l'acqua dentro un bidone blu fuori dalla porta.
Paolo apre il sito di prenotazioni che usiamo sempre, fa la ricerca e dopo qualche minuto mi dice: "Trovato!
Volo per Astana con scalo a Istanbul."
"Perfetto!" gli rispondo io.
Scegliamo la data, il prezzo è buono, inseriamo i dati. In 10 minuti siamo pronti a comprare il biglietto.
Io sono sempre titubante e ho bisogno di metabolizzare la decisione prima di prenderla. Paolo invece è molto più istintivo. Se una cosa gli suona bene, non riesce ad aspettare.
E così eccoci lì, pronti a prenotare il volo per il salto successivo.
Quando sta per pagare Paolo si ferma e mi dice "era Astana giusto?".
E io: "Penso di sì, era quella con la A, no?"
Il tempo che lui ci mette a premere "conferma", io ho aperto la mappa. Scrivo Astana nella chiave di ricerca e GoogleMaps mi fa comparire un puntino in mezzo alla steppa. È più vicino alla Russia che all'Uzbekistan.
"Mi sa che abbiamo sbagliato" dico a Paolo.
Neanche il tempo di finire la frase e sullo schermo compare la scritta "biglietti acquistati con successo".
E niente, qualche mese dopo eccoci atterrare ad Astana.
A 2000 km da Almaty e a molti di più dall'Uzbekistan.
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Mentre atterravamo guardavo fuori dal finestrino dell'aereo. Erano le 4:30 di mattina ma la luce era quella delle 8. E non c'era nulla. Niente edifici, niente strade, niente di niente. Solo un'infinita distesa piatta di erba con qualche fiumiciattolo. 
Pensavo a quell'errore fatto mesi prima. A quella città che iniziava con la "a" ma non era quella giusta. E più l'aereo si avvicinava a terra, più mi sembrava assurda la vista fuori.
Guardo Paolo, sembra anche lui perplesso.
"Ma dove stiamo atterrando?"
"Mi sa che anche stavolta ci divertiamo!”
Angela (e Paolo)
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