In viaggio a tempo indeterminato/433: alla Triplice Frontiera

Attraversare una frontiera via terra ha sempre un non so che di avventuroso. Sarà che ricorda i grandi viaggi epici, la Via della seta, l'Hippy Trail. Percorsi leggendari che attraversavano Paesi e venivano raccontati in libri e romanzi senza tempo.
Io personalmente odio le frontiere, la loro esistenza. Se potessi sceglierei un mondo libero che permetta ad ognuno di vivere dove vuole, viaggiare come vuole, spostarsi senza dover chiedere il permesso.
"You may say I'm a dreamer, but I'm not the only one" (puoi dire che sia un sognatore, ma non sono l'unico) cantava qualcuno che più o meno la pensava allo stesso modo.
Ma torniamo alle frontiere. Dato che ancora ci sono e ancora richiedono controlli per attraversarle, quel brividino di ansia che mi provocano ogni volta, credo sia parte integrante dell'esperienza. È il non sapere cosa e se ti chiederanno qualcosa. Magari quel documento che non sapevi servisse o quell'informazione che avresti dovuto controllare in anticipo.
C'è da dire che nel 2026 il passaporto italiano è uno dei migliori del mondo per attraversare frontiere. Pochi Paesi richiedono un visto per motivi turistici e generalmente ottenerli è semplice.
Da questo punto di vista, essere nati in Italia è un po' come aver vinto il SuperEnalotto senza aver nemmeno comprato la schedina.
Questa botta di fortuna ci è tornata molto utile anche in questa parte di Sudamerica dove ad incrociarsi ci sono ben tre frontiere.
Da un lato il Paraguay, dall'altro il Brasile e dall'altro ancora l'Argentina.

Triplice Frontiera, viene chiamato così questo punto. Ed è davvero curioso pensare che basti guardare oltre un fiume per vedere un altro Paese.
A dividerli (o unirli) ci sono infatti il fiume Iguazú tra Brasile e Argentina e il fiume Paranà tra Argentina e Paraguay.
L'atmosfera nelle tre città di confine è molto diversa.
In Paraguay, Ciudad de l'Este è un vero e proprio bazar moderno. In moltissimi vengono qui dagli altri due Paesi per fare acquisti, dato che i prezzi sono più bassi. Negozi di elettronica e abbigliamento si alternano sulla strada che porta alla frontiera, mentre venditori ambulanti si avvicinano alle macchine di chi è in coda per passare.
Sull'autobus su cui ci trovavamo noi, mentre aspettavamo di raggiungere l'ufficio immigrazione, è salita una signora che vendeva la sopa. Piatto tipico paraguaiano, è l'unica zuppa solida al mondo. Ricorda la polenta fredda del giorno dopo, quindi ottima!
Quello è stato il nostro unico acquisto in questa zona franca, ma lo abbiamo mangiato prima di entrare in Brasile quindi non credo si possa contare come importazione.
Foz do Iguaçu, in Brasile, è invece una città più moderna. Alti grattacieli e strade immense, molti hotel e infrastrutture pensate per il turismo che arriva qui da tutto il Paese. 
Puerto Iguazú, in Argentina, è la più tranquilla e rilassata delle tre. Le sue strade sono immerse nel verde della foresta che circonda le famose cascate e il ritmo di vita è piuttosto lento.
"Qui tutti parliamo 3 lingue" ci dice il signore che ci sta dando un passaggio proprio alla cascate.
"Il guaranì cioè la lingua del Paraguay. Il portoghese del Brasile e lo spagnolo dell'Argentina".
E le tre lingue possono sembrare simili ma sono in realtà molto distanti l'una dell'altra. Se nasci in questo piccolo puntino di intersezione tra 3 frontiere, sei trilingue fin dal primo vagito.
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3 lingue, 3 bandiere, 3 monete diverse. Il tutto ha un certo fascino. 
Ma è un altro il motivo per cui in moltissimi (noi compresi) vengono qui ogni anno.
Sono loro la vera calamita: le imponenti, maestose, umidissime cascate di Iguazú.
È possibile vederle dal lato argentino o dal lato brasiliano e l'esperienza è diversa a seconda di quale si scelga.
Noi, dopo diverse ricerche, abbiamo optato per il lato argentino che permette di trovarsi a pochi passi da uno degli spettacoli più fantasmagorici della natura. Sto parlando della Garganta del Diablo, cioè la gola del diavolo. Con i nomi in Sudamerica ci sanno decisamente fare, ma devo ammettere che questo posto ti lascia davvero a bocca aperta.
Si tratta di un'enorme gola a forma di ferro di cavallo larga circa 150 metri e lunga quasi 700, nella quale si riversa una quantità impressionante d'acqua. Il salto principale raggiunge un'altezza di circa 80 metri, mentre la portata del fiume può superare mediamente i 1.500 metri cubi d'acqua al secondo. Il fragore dell'acqua è assordante ed è impossibile non bagnarsi mentre si osservano quelle nuvole di vapore alzarsi verso il cielo.
Affacciarsi dalle passerelle che conducono al bordo della Garganta del Diablo ti fa sentire tutta la potenza, la forza e la spettacolarità della natura.
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Sei solo tu, la natura e... le altre centinaia di persone che vogliono godersi quello spettacolo in quel preciso momento, su quella passerella.
Ed è bello osservare come siamo tutti diversi. Ci sono i turisti asiatici calmi e pacati con le loro fotocamere giganti e i treppiedi posizionati rigorosamente per lo scatto migliore.
Ci sono i turisti sudamericani focosi che sorridendo e urlando invitano i precedenti turisti a spostarsi.
E poi ci sono i turisti indiani, impassibili davanti a quel caos, dato che se vivi nel Paese più popoloso del mondo sei sicuramente abituato a molto peggio di una passerella stracolma di gente.
Ognuno porta un pezzetto del suo mondo al cospetto di quella meraviglia.
Ma la reazione di tutti alla fine è la stessa: gioia e stupore.
Come se la natura in quel momento fosse lì a ricordare a tutti che noi possiamo odiarci, farci la guerra, amarci, accusarci, dividerci o unirci ma lei è lì. Scorre inarrestabile davanti a tutti per tutti, indipendentemente da tutto.

"Imagine all the people
Sharing all the world"
Angela (e Paolo)
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