La benedizione dell’arcivescovo al nuovo oratorio di San Luigi
Dopo l’apertura avvenuta il 21 maggio il nuovo oratorio di San Luigi della basilica di San Nicolò a Lecco è stato inaugurato e benedetto ieri sera dall’arcivescovo ambrosiano monsignor Mario Delpini, che, prima della cerimonia, ha incontrato i ragazzi e gli animatori dello stesso oratorio e i preti della città.

A dare il benvenuto a Delpini è stato il prevosto di Lecco Bortolo Uberti che ha sottolineato il ruolo di un oratorio nella società: «Una volta – ha detto – c’erano gli oratori, si dice oggi. Quasi a rivestire questo luogo di qualcosa di magico, un luogo taumaturgico oltre che pedagogico. E i genitori, quelli più anziani, ricordano che una volta sapevano che i figli li avrebbero ritrovati all’oratorio. C’è della nostalgia, del rammarico per qualcosa che non c’è più… Ma l’oratorio c’è ancora, con la sua qualità magica di accogliere. Ed è qui, nel cuore della città dal 1844. Con persone orgogliose di mostrarlo e ansiose di viverlo come una casa, perché questo è uscito dai ragazzi parlando con monsignor Delpini. Una nuova piazza di Lecco, la quinta piazza di Lecco mi ha detto un vicesindaco (“il nuovo vicesindaco” gli ha suggerito il consigliere regionale Mauro Piazza ndr). Vorrei immaginare l’oratorio come un fiume, uno di quei fiumi attorno ai quali Lecco ha costruito la sua storia e il suo futuro. Come scrisse Manzoni del “suono dei fiumi come lo scrocio delle voci domestiche”, nell’Addio Monti. Oggi si fa fatica a comunicare e abbiamo nostalgia di una voce che ci faccia sentire una comunità. E il fiume di Dio è gonfio di acqua.»

A conclusione del suo discorso, il prevosto ha ringraziato tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione della nuova struttura, a cominciare da coloro che lo hanno preceduto: da monsignor Enrico Assi che nel 1970 aveva acquistato il terreno per arrivare, dopo che nel corso degli anni si erano succeduti diversi tra ipotesi e progetti, a monsignor Franco Cecchin (quasi un’ovazione per lui, seduto accanto all’arcivescovo, ndr) e a monsignor Davide Milani che hanno finalmente avviato i lavori. «Io non faccio altro che raccogliere quello che hanno seminato altri e mi è andata bene».

È’ stata poi la volta del neosindaco Filippo Boscagli alla sua prima uscita pubblica in fascia tricolore e alla prima cerimonia inaugurale. Il primo cittadino ha assicurato il sostegno comunale «al vostro impegno educativo.»
Un saluto stato portato da Giorgio Melesi dello studio di architettura Melesi che ha progettato il nuovo edificio: «le sue forme cercano di richiamare il paesaggio lecchese ed entrare in dialogo con la città» ricordando anche l’installazione del Crocefisso del pittore comasco Giuliano Collina «non al primo o al secondo piano, ma lungo un percorso.»

Monsignor Delpini ha esordito ricordando come la Chiesa sia interprete di tanti bisogni che cerca di soddisfare, come dimostrano l’oratorio per i giovani, la scuola dell’infanzia per i più piccoli, la casa Monsignor Borsieri per gli anziani e la Caritas per l’aiuto a chi è in difficoltà. Li ha definiti «i doni della comunità cristiana alla città» e che hanno un centro che è la basilica e cioè «la verità di Gesù». Ciò su cui occorre riflettere, secondo l’arcivescovo, è che «a tutti serve la speranza: certo che è bello avere un oratorio nuovo, ma il suo scopo è portare oltre, più in alto. È educare i giovani, cosa che oggi sembra una sfida che ci lascia insoddisfatti. Ma i giovani non sono da addestrare a un mondo complesso. Nei giovani va seminata la capacità di diventare adulti, il valore dell’amicizia,»

Si è poi chiesto se l’oratorio sia il luogo di «quelli bravi», di coloro che vogliono diventare cristiani, un rifugio per chi non vuole diventare uno sbandato. Rifacendosi quindi ai fiumi di don Bortolo, Delpini ha detto che «l’oratorio ha il compito di fecondare la terra: ecco perché è vicino alla chiesa. Un bene per la comunità cristiana e un dono per tutta la città.»
Sono poi seguiti la benedizione e il taglio del nastro.

Da segnalare, tra il pubblico, la presenza del Prefetto, della Presidente della Provincia, dei consiglieri regionale e dell’ex sindaco Mauro Gattinoni che forse nelle scorse settimane aveva pensato che sarebbe toccato a lui affiancare, in fascia tricolore, le autorità religiose. Ma le elezioni hanno deciso diversamente.

A dare il benvenuto a Delpini è stato il prevosto di Lecco Bortolo Uberti che ha sottolineato il ruolo di un oratorio nella società: «Una volta – ha detto – c’erano gli oratori, si dice oggi. Quasi a rivestire questo luogo di qualcosa di magico, un luogo taumaturgico oltre che pedagogico. E i genitori, quelli più anziani, ricordano che una volta sapevano che i figli li avrebbero ritrovati all’oratorio. C’è della nostalgia, del rammarico per qualcosa che non c’è più… Ma l’oratorio c’è ancora, con la sua qualità magica di accogliere. Ed è qui, nel cuore della città dal 1844. Con persone orgogliose di mostrarlo e ansiose di viverlo come una casa, perché questo è uscito dai ragazzi parlando con monsignor Delpini. Una nuova piazza di Lecco, la quinta piazza di Lecco mi ha detto un vicesindaco (“il nuovo vicesindaco” gli ha suggerito il consigliere regionale Mauro Piazza ndr). Vorrei immaginare l’oratorio come un fiume, uno di quei fiumi attorno ai quali Lecco ha costruito la sua storia e il suo futuro. Come scrisse Manzoni del “suono dei fiumi come lo scrocio delle voci domestiche”, nell’Addio Monti. Oggi si fa fatica a comunicare e abbiamo nostalgia di una voce che ci faccia sentire una comunità. E il fiume di Dio è gonfio di acqua.»

A conclusione del suo discorso, il prevosto ha ringraziato tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione della nuova struttura, a cominciare da coloro che lo hanno preceduto: da monsignor Enrico Assi che nel 1970 aveva acquistato il terreno per arrivare, dopo che nel corso degli anni si erano succeduti diversi tra ipotesi e progetti, a monsignor Franco Cecchin (quasi un’ovazione per lui, seduto accanto all’arcivescovo, ndr) e a monsignor Davide Milani che hanno finalmente avviato i lavori. «Io non faccio altro che raccogliere quello che hanno seminato altri e mi è andata bene».

È’ stata poi la volta del neosindaco Filippo Boscagli alla sua prima uscita pubblica in fascia tricolore e alla prima cerimonia inaugurale. Il primo cittadino ha assicurato il sostegno comunale «al vostro impegno educativo.»

Monsignor Delpini ha esordito ricordando come la Chiesa sia interprete di tanti bisogni che cerca di soddisfare, come dimostrano l’oratorio per i giovani, la scuola dell’infanzia per i più piccoli, la casa Monsignor Borsieri per gli anziani e la Caritas per l’aiuto a chi è in difficoltà. Li ha definiti «i doni della comunità cristiana alla città» e che hanno un centro che è la basilica e cioè «la verità di Gesù». Ciò su cui occorre riflettere, secondo l’arcivescovo, è che «a tutti serve la speranza: certo che è bello avere un oratorio nuovo, ma il suo scopo è portare oltre, più in alto. È educare i giovani, cosa che oggi sembra una sfida che ci lascia insoddisfatti. Ma i giovani non sono da addestrare a un mondo complesso. Nei giovani va seminata la capacità di diventare adulti, il valore dell’amicizia,»

Si è poi chiesto se l’oratorio sia il luogo di «quelli bravi», di coloro che vogliono diventare cristiani, un rifugio per chi non vuole diventare uno sbandato. Rifacendosi quindi ai fiumi di don Bortolo, Delpini ha detto che «l’oratorio ha il compito di fecondare la terra: ecco perché è vicino alla chiesa. Un bene per la comunità cristiana e un dono per tutta la città.»
Sono poi seguiti la benedizione e il taglio del nastro.

Da segnalare, tra il pubblico, la presenza del Prefetto, della Presidente della Provincia, dei consiglieri regionale e dell’ex sindaco Mauro Gattinoni che forse nelle scorse settimane aveva pensato che sarebbe toccato a lui affiancare, in fascia tricolore, le autorità religiose. Ma le elezioni hanno deciso diversamente.
D.C.




















