Il Nameless e l'offerta ai giovani

Il Nameless è andato. Evviva il Nameless. 
Luci spente, palchi smontati, folla tornata a casa. E già si consuma la gara a chi ci aveva creduto prima, a chi rivendica la paternità del coraggio. Bene. Prendiamo atto che non è stata l'apocalisse Anzi: dal punto di vista organizzativo, della gestione della sicurezza, della qualità artistica, molti professionisti han fatto un lavoro serio e lo si deve riconoscere senza riserve. I sindaci delle location precedenti, Barzio e Annone, evidentemente meno provinciali di quello di Lecco, si erano applauditi ma senza rischiare di diventare ciechi - Ma ora che la musica è finita, è il momento delle domande meno comode. - La prima: cosa rimane? Non in termini di ricordi o like, ma di servizi, infrastrutture, abitudini. Perché il Nameless ha dimostrato una cosa che molti sapevano già: quando c'è volontà politica e risorse, Lecco sa coordinarsi. Durante questi 3 giorni - 3 giorni - non c'era colonna nemmeno tra Lecco e Vercurago, con Rivabella sbarrata. Parcheggi, navette, gestione del traffico: tutto funzionava. A parte i cessi che il Comune ha cessato di manutenere. E allora vien appunto spontaneo chiedersi:
Quei bus navetta, sebbene in numero ridotto ma adeguato, restano? 
Quella regia del traffico nelle ore di punta, che basterebbe replicare nei giorni feriali e a volte nei festivi per alleggerire una delle code più croniche della provincia, diventa prassi? 
Quei parcheggi per l'evento, sebbene in numero ridotto ma adeguato, restano? O era uno sforzo eccezionale per un evento eccezionale, destinato a rimanere eccezionale e svanire con esso?  La seconda domanda, più in profondità: può un festival privato essere il modello di offerta giovanile di un'amministrazione comunale? Un'azienda privata ha fatturato milioni di euro grazie a spazi pubblici, strutture pubbliche, logistica pubblica. Legittimo, per carità - è il mercato. 
Ma cosa ha ricevuto in cambio la comunità? In rapporto alla mole di lavoro, impegno, disagio e co-organizzazione cosa quantifichiamo? 
Cosa han ricevuto famiglie e società sportive che han ceduto tempi, spazi e subìto disagi? 
Quali impegni sono stati presi, e soprattutto: chi vigilerà che vengano rispettati? Capitalizzare politicamente il fatto che "non è andata male" è comprensibile. E anche giusto, con misura Ma un'amministrazione - chiunque essa sia - ha il dovere di pensare in modo strutturale. I giovani di Lecco han bisogno (solo) di tre giorni di euforia, bellezza, svago, divertimento all'anno - (peraltro dopo 6 anni di Amministrazione) e a prezzi alti di mercato, o han bisogno di spazi, servizi, opportunità ordinarie, continuative, accessibili, (non per registratori di cassa)? Che se vogliamo buttarla in politica, in questi 16 anni di Amministrazioni simili ma anche solo gli ultimi 6 non si sono viste. In 16 anni. 
Quelle opportunità che un festival non può dare e che una politica seria non può delegare a un promoter privato che fattura milioni e ha bisogno di una intera città. Era facile infatti sentire da giovani e non, che di lasciarli divertire che erano poi 3 giorni3 di non mortorio a Lecco. Il Nameless è stato un evento. Non può diventare l'unica risposta.
Paolo Trezzi
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